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Revolution of the Daleks – recensione SPOILER di Saki

Di questo speciale, ammettiamolo, sapevamo più o meno tutto. Il Dottore in prigione, che deve fare i conti con la terribile scoperta sulle sue origini; il ritorno di Jack Harkness dopo la divertente ma… fugace apparizione in “Fugitive of the Judoon”; sapevamo anche che i Dalek coinvolti nella storia erano dello stesso tipo del ricognitore di “Resolution” e infine eravamo preparati all’addio di Graham e Ryan, anche se non conoscevamo le circostanze di questa separazione. Libera scelta o cocente tragedia?
La BBC ha lasciato che conoscessimo già tutto questo, eppure guardando l’episodio ho scoperto che c’era ampio spazio per lo stupore, sia a livello visivo che durante lo svolgersi della trama.

La fuga del Dottore e di Jack dalla prigione, infatti, è davvero divertente e gli effetti speciali semplici ma coinvolgenti. La reunion con Graham, Ryan e Yaz smorza immediatamente quell’entusiasmo, riportando l’atmosfera sul piano dei rapporti umani: il TARDIS ha commesso un grave errore con le tempistiche, giungendo quasi un anno dopo il forzato ritorno dei companion da Gallifrey. Vediamo soprattutto Yaz in preda ad una delusione molto forte, che più tardi porterà ad una conversazione con Jack decisamente da ricordare. I due si confrontano sulla loro esperienza con il Dottore e credo di aver letto fra quelle righe un riferimento alla lunga attesa trascorsa dalla dodicesima stagione a questo speciale, nonché a quella che ancora dovremo sopportare per goderci la tredicesima! Sono un’assurda sentimentale o no? Che sia voluto o meno, per me “Revolution of the Daleks” è una gioia per cui è valsa la pena aspettare!

Dicevo che le sorprese ci sono eccome e tra queste direi che il ritorno di Robertson sia la migliore. Per quanto “Arachnids in the UK” sia stata la puntata universalmente meno amata dell’era Chibnall, lui è un villain molto realistico e purtroppo familiare. Ci sono richiami molto forti a “Victory of the Daleks” – in effetti, si può affermare che sia una sua riscrittura, un po’ come “Time Heist” lo è stato di “Hide”: nonostante ciò, è una storia con un ritmo del tutto diverso e il coinvolgimento dello squadrone della morte Dalek vi ha aggiunto grande dinamicità. Inoltre per gran parte dell’avventura a lui si affianca un’altra figura, quella del Primo Ministro Jo Patterson: se lui è un Trump fatto e finito, lei evoca moltissimo la Thatcher e, nonostante siano alleati, si contrappone con i suoi ideali ferrei alla sete di denaro e potere di Robertson. Il suo discorso mi ha ricordato il passaggio del Nuovo Testamento che fa “Quando diranno: «Pace e sicurezza», allora una rovina improvvisa verrà loro addosso”. Grande profezia.

La parte del professor Bracewell, questa volta, la fa lo scienziato Leo Rugazzi, ma costui non ha neanche la scusa di essere un androide: è soltanto privo di auto-conservazione nonché della minima percezione del pericolo, quindi non merita un lieto fine. Cioè, io ho provato dispiacere lo stesso, ma sono un caso disperato – del tipo che uno dei miei personaggi preferiti in Harry Potter è Horace Lumacorno.

Robertson mi ricorda anche un personaggio ricorrente della serie classica di nome Lytton, che compare in due avventure con il Quinto e il Sesto Dottore: era stato un alleato sia dei Dalek che dei Cyberman, nonché dei loro nemici, con splendidi voltafaccia. Ebbene, non mi dispiacerebbe un secondo ritorno del milionario narcisista, magari alla fine della tredicesima stagione.

Ma ritorniamo alla fam, in specifico al momento in cui Jack deve recarsi sulla nave Dalek con Graham e Ryan per farla esplodere. Siamo ad un momento di tensione; il Dottore sa che tutto potrebbe andare storto… e anche noi, perché insomma, sappiamo che in qualche modo se ne andranno. Nonostante Ryan dica “non siamo arrivati fin qui per finire sterminati”, il timore è proprio quello. Dicevo, il Dottore lo sa e leggiamo la tensione sul suo volto, capiamo ciò che sta pensando, e forse ci aspettiamo che reagisca. Ora, ditemi pure che sono ripetitiva, ma ve lo dirò anche in questa occasione: lei si comporta esattamente come farebbe il Quinto Dottore. Reprime la paura, mantiene il controllo, e si dichiara fiera di prendere le redini e dare a ciascuno un compito, per quanto pericoloso possa essere.
Non succede nulla di grave e la nostra tensione si placa, ma per lei ci sarà comunque un risvolto amaro degli eventi. Ryan e Graham resteranno sulla Terra, e lei lascerà fluire con semplicità ed eleganza i suoi sentimenti: “Due cuori: uno felice, uno triste”. Una lezione per tutti noi, ogni volta che qualcuno si allontana da noi per iniziare una nuova vita – proviamo tristezza per la separazione, ma anche gioia per il suo futuro.

Lasciamo quindi il Dottore e Yaz a nuove avventure, nonno e nipote… beh, altrettanto! e anche Jack che torna dalla sua famiglia sulla Terra. Un modo per rendere canon le audioavventure di Torchwood o per dirci che ci sarà una “vera” nuova stagione televisiva? Come che sia, la piccola Anwen Williams adesso ha un fratellino!

Ma ciò che mi ha riempita di gioia, guardando questo speciale, sono stati gli abbracci. Il contatto fisico, ma anche le conversazioni piene di significato e calore, parole come carezze che leniscono il dolore, il vuoto, la paura.
Il Dottore ne aveva bisogno, e anche tutti noi, reduci da questo 2020 di solitudine e spaesamento.
Buon anno, Whovians. Buon anno, pianeta Terra.

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