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The Doctor’s Wife – 10 anni dopo

Neil Gaiman è un genio.
Neil Gaiman è forse il miglior Autore a tutto tondo della sua generazione.
Ha lasciato il segno su qualsiasi cosa abbia toccato, che sia fumetto, letteratura, cinema, televisione o commistione di questi.
La sua bravura… no, bravo è bravo in tutto. La cosa più interessante del suo stile è come riesce a definire psicologicamente personaggi che esulano dall’umanità. Non ho mai letto nessun altro descrivere come lui divinità immortali, per esempio (leggete Sandman, consiglio al volo).
Da grande fan di Doctor Who ha scritto volentieri l’episodio The Doctor’s Wife, nella sesta stagione. Immaginate le mie aspettative! Il Dottore è un personaggio completamente alieno. Quando viene scritto come “umano” deve sempre esserci quella sottile differenza da un vero terrestre che sfiora l’attenzione dello spettatore. Quando si comporta da alieno invece deve esserlo davvero, (alieno, intendo) non solo strano.
Bisogna ammettere che molti autori ci sono riusciti, ma da Gaiman mi aspettavo un approccio nuovo.
La prima cosa che colpisce è proprio il titolo. La moglie del Dottore ci fa presagire un episodio che va a scavare nella storia personale del Dottore, probabilmente della sua giovinezza su Gallifrey, oppure un punto di svolta nella storia presente, introducendo con un matrimonio un cambiamento dello status quo e magari ancghe un nuovo personaggio. Teorie su River Song già ne esistevano ed era considerato probabile che questa sarebbe stata una puntata su di lei.
Invece scopriamo che la risposta era sempre stata sotto i nostri occhi. Chi è il più fedele e duraturo companion del Dottore? Da chi è inseparabile da sempre? Dare un volto e una voce al Tardis è un colpo di genio, perchè esplicita una relazione di cui tutti eravamo consapevoli senza averla mai del tutto realizzata.
L’universo tasca che fa da cimitero ai Tardis è un’ambientazione affascinante, ma è Casa a spiccare in quanto personaggio. Si tratta di un altro essere con una morale e un modo di comportarsi totalmente alieno. Come possiamo giudicare le sue azioni, noi umani? Ma il Dottore può. Lui che ha le mani macchiate di sangue, che soffre per questo, eppure va avanti facendo la cosa giusta.
Russel T. Davies ha creato il Dottore come reduce da una guerra tremenda nella quale si è macchiato di almeno due genocidi. Il senso di colpa era ben presente nelle sue stagioni. Moffat ha invece scritto un Dottore che è andato avanti, corre per non fermarsi a pensare.
In questa puntata abbiamo uno dei pochissimi casi, il migliore secondo me, in cui si vede la furia del Dottore, quella che lo ha portato a uccidere tutti i responsabili della Guerra del Tempo.
“Fear me, i’ve killed hundreds of Time Lords!”
“FEAR ME, i’ve killed them all!”
Questo è uno dei miei momenti preferiti di sempre, da brividi. Ed è uno dei motivi per cui non ho amato la retcon di Moffat sulla fine della Guerra del Tempo in Il Giorno del Dottore. Ma questa è un’altra storia.
Il resto è un ottovolante di scrittura eccelsa, momenti iconici e frasi a effetto, non è il caso di parlarne più di tanto, vi invito di correre a rivedere la puntata e goderne di nuovo. Non saprei dire quale sia il mio episodio preferito di sempre, ma di certo questo rientra nei primi tre a pieno diritto

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