The Chase 2

«Dottore, cosa sono quei punti sullo scanner del TARDIS?» chiese Yaz. Aveva una nota di remota preoccupazione nella voce, forse per l’istinto da poliziotta. Beh, sarebbe stata una poliziotta, se non avesse passato tanto tempo con il Dottore. Quest’ultima sembrava parecchio indaffarata, stava armeggiando con il TARDIS, che in risposta sbandava leggermente quasi fosse stato un aereo durante una turbolenza.

«Le sto tenendo d’occhio da un po’. Mantengono la formazione?» Aveva il tono distratto di chi chiede un’informazione per il semplice fatto che è più rapido e pratico piuttosto che guardare, come quando qualcuno chiede come sia il tempo e si trova dall’altra parte della stanza rispetto alla finestra.

«Formazione?!» chiese Yaz più a se stessa che al Dottore. Si accorse immediatamente a cosa si stava riferendo: i puntini erano in grado di allontanarsi tra loro, oscillare in modo indipendente e girare in cerchi concentrici attorno a quello che immaginava rappresentare il TARDIS, ma tornavano sempre a prendere una forma a V, come fossero degli uccelli migratori «Se parli della V, sì, continuano a farla. Ci dobbiamo preoccupare?»

«No, no, assolutamente, sta’ tranquilla.» Si interruppe un secondo e fece una smorfia a Yaz: «Beh, ti dico “no”, ma più “un pochino”. Beh, dico “un pochino”… sai cosa? Diciamo che è presto per preoccuparsi, perché dovrei avere un’idea piuttosto chiara di cosa sta succedendo.»

Yaz rimase un secondo in silenzio, abituata al fatto che qualcun altro si sarebbe messo in mezzo, ma poi si ricordò che erano sole nella cabina. «E ti spiace illuminare anche me?»

«Beh, l’idea di fondo è che siamo inseguite. Divertente, era da un pezzo che non mi capitava! Tanto tempo che non mi ricordo bene i dettagli, ma ho in testa questa parlata dell’Alabama che non riesco a inquadrare…»

Yaz si schiarì la voce ricordandole di andare al punto.

«Oh, ok, ma la cosa interessante è come ci stanno inseguendo: vedi, non è facile stare sulla coda di un TARDIS che viaggia nel vortice del Tempo, non con una tecnologia come il manipolatore del vortice. Dall’idea che mi sono fatta di come si muovono, loro ci stanno più… “surfando” dietro!»

«Surfando dietro?!» ripeté Yaz, piuttosto stranita dal concetto «Tipo letteralmente con tavole da surf?»

«Beh, non sono semplici tavole da surf, è una tecnologia un po’ più complicata, ma non inarrivabile. L’ho vista applicare dagli Slitheen e la loro ingegneria dimensionale fa acqua da tutte le parti. Beh, dico acqua… più aria! Comunque il concetto di base è che il TARDIS ha massa, tanta massa e la massa deforma lo spaziotempo. Solo che un TARDIS concentra tutta questa massa in un punto specifico e quindi la deformazione diventa più… un’onda, che segue il TARDIS nel vortice. Se qualcuno sa come e quando parte un TARDIS può teoricamente cavalcare quest’onda. Probabilmente ci stanno seguendo da quando siamo ripartite l’ultima volta!»

«Okay, non riesco a non immaginarmeli come surfisti californiani. Fa un po’ ridere come concetto!»

Il Dottore alzò lo sguardo dai controlli il tempo che bastava per lanciarle un’occhiata di rimprovero e rimbeccarla «Sì, fa ridere finché non usciamo dal TARDIS e ci troviamo circondate da un plotone di esecuzione. E portarlo sulla Terra? Non la mia prima scelta. Ovunque andassimo, un minuto dopo arriverebbero anche loro.»

«Ma dicevi di avere un’idea, no? Di cosa si tratta?»

Il Dottore spinse altri pulsanti, occupata al punto da ignorare un nuovo biscotto dispensato dalla console «Beh, tu cosa faresti in questa situazione?»

Yaz ci pensò un secondo. Seminarli non era possibile se stavano sfruttando l’onda: se avessero accelerato, avrebbero aumentato anche loro la velocità! Si figurò la cosa come se fosse un film d’azione, una battaglia aerea tra caccia, in cui quello inseguito non ha modo di far fuoco alle proprie spalle. «Proverei a farli schiantare da qualche parte. Magari c’è un posto dove – quando – il TARDIS riesce a passare e loro no?»

«Ci sei andata piuttosto vicina!» Il TARDIS oscillò facendola quasi finire a terra, ma aveva sviluppato un riflesso sufficiente a mantenere l’equilibrio «Quelli erano i protocolli di sicurezza del TARDIS. Se loro ci vogliono seguire a un minuto di distanza, andiamo un minuto prima della fine dell’universo e vediamo se gli piace quello che trovano!»

Era evidente che al TARDIS non piacesse quel modo di viaggiare: emetteva rumori molto forti e il cristallo centrale si stava colorando di rosso. A Yaz sembrava quasi incandescente, soprattutto quando le parve vedere del fumo formarsi in cima. Avrebbe cercato rassicurazione dal Dottore, ma voleva dimostrare di avere fiducia in lei e il coraggio per affrontare la situazione, così si limitò a stringere i denti. Il Dottore fissava un sensore sul TARDIS, così concentrata che non sembrava nemmeno stesse respirando «Immagina la situazione così: stiamo andando velocemente, molto molto velocemente, contro a una parete di solido granito. E, all’ultimo secondo…» tirò una leva, a cui risposero una serie di scintille impazzite che si sprigionavano dalla console «SPICCHIAMO IL VOLO VERSO L’ALTO PER EVITARLO!» gridò per farsi sentire sopra il frastuono, mentre entrambe caracollavano a terra per l’impatto.

Il Dottore si tirò su spolverandosi i pantaloni «Sono andati?» chiese rivolta a Yaz, ancora più vicina allo schermo.

Yaz cercò di sollevarsi e mettere a fuoco nonostante le girasse la testa. Un sorriso le si allargò sul volto, per poi raffreddarsi in una smorfia di panico quando vide i puntini ricomparire a uno a uno. «Dottore, stanno tornando!»

Il Dottore fece una smorfia guardando lentamente verso sinistra, per poi picchiarsi il palmo della mano sulla fronte «Ma certo! Sono come onde!» Prima che Yaz dovesse chiedere delucidazioni continuò a spiegare: «Si rinfrangono contro una parete! Immagina i cerchi che si allargano sull’acqua e come tornano indietro quando arrivano a una sponda piatta…» fissò intensamente Yaz «oh, sono bravi! Se questi sono surfisti californiani, hanno vinto sicuramente dei premi!»

«Ok. Piano B. Abbiamo un piano B?» si informò Yaz, che stava valutando come sarebbe stato passare il resto della vita nel TARDIS assediato. «Yaz, ho piani fino alla Z. Molti comportano la nostra morte, quindi li sto escludendo. Per esempio, altre volte in casi del genere sono passata in zone di guerra Dalek. Ah, ora che ci penso sono stata inseguita anche più di recente e avevo provato a fare così. Era una ragazza di nome Heather, ovviamente non era solo una ragazza, era posseduta da una pozzanghera interdimensionale quasi onnipotente.»

Yaz continuava a fissare i punti che erano tornati in perfetta formazione «Come hai fatto quella volta?»

Il Dottore si mise la mano destra tra i capelli: «Beh, lei non mi stava tallonando così. Era più come se sapesse dove e quando fossimo quando atterravamo, aveva un sistema di locazione addosso a Bill. Comunque alla fine si è rivelata non ostile.» Sbuffò di frustrazione. «Il problema è che non sappiamo con cosa abbiamo a che fare! Che senso ha correre in mezzo ai Dalek, se poi non risolve il problema? Di recente sto trovando un numero incredibile di cose insensibili al fuoco Dalek, è stupefacente, una volta era mortale al 100%!»

Yaz fissò i puntini. La sommità della V sembrava sempre più vicina. Lanciò uno sguardo alla porta del TARDIS e si morse il labbro inferiore, per poi tirar fuori il cellulare e aprire la telecamera, facendo una mezza corsa verso la porta. Quando il Dottore se ne accorse chiese un po’ allarmata «Yaz?!», ma era troppo tardi, Yaz aveva aperto la porta del TARDIS mentre erano in volo nel vortice del Tempo! Il risucchio fece tappare le orecchie della ragazza e i capelli le volarono davanti alla faccia, mentre si sforzava di tenere il telefonino puntato in modo da inquadrare cosa ci fosse fuori. «CHIUDI LA PORTA YAZ! È MOLTO PERICOLOSO!» Le stava gridando il Dottore, da una distanza che alla ragazza sembravano un milione di chilometri. I denti digrignati di Yaz si allargarono in un mezzo sorriso quando intravide una delle creature saettare dentro e fuori dall’esistenza. Sembrava quasi un cane, come un enorme chihuahua ritto sulle zampe posteriori, con occhi che emanavano un verde acido, il corpo coperto di placche di acciaio e avorio, con fucili al posto delle braccia. E sì, stava proprio surfando sopra quella che sembrava una tavola di metallo. Raccogliendo tutta la forza di cui era capace, ritirò indietro il braccio e chiuse la porta.
«Yaz, avremmo potuto fermarci da qualche parte e usare lo scanner!» la rimproverò il Dottore, visibilmente preoccupata «Sai che l’esposizione al vortice può causare gravissimi problemi?! Devi ringraziare che il TARDIS ti ha protetta con tutto quello che aveva!»
Yaz aveva stoppato il video e stava cercando il punto in cui si vedeva la creatura. La mostrò trionfante al Dottore «Beh, adesso non abbiamo bisogno di farlo! Sai cosa sono?»
Il Dottore fissò l’immagine pensosa, per poi illuminarsi: «Questi sono Letalbot! Per forza sono così abili, sono androidi programmati per esserlo! Interamente metallo e circuiti e sì, i Dalek sarebbero efficaci, ma ho qualcosa di meglio per loro!»

Con un sorriso di fiducia cambiò la destinazione del TARDIS. «Oh, Yaz. Prima di viaggiare nel tempo, c’è una cosa che devi conoscere, devi conoscere veramente, veramente bene!» L’entusiasmo stava contagiando la giovane poliziotta «Che cosa?»

Il Dottore sollevò lo sguardo, con un sorrisetto malizioso «Va’ al guardaroba e cerca due ghirlande di fiori. E occhiali da sole!»

Yaz inclinò la testa, ma ricambiò il sorriso estremamente incuriosita: «Perché?!»

Il Dottore si strinse nelle spalle «Androidi surfisti: dove vuoi che li porti, se non alle Hawaii?!»

Poco dopo il TARDIS si materializzò su una spiaggia sotto al cielo coperto di stelle. Spalancando le porte, le due amiche uscirono all’aperto, aspettando l’arrivo dei loro inseguitori. Non fu una lunga attesa: sette androidi dalla forma canina apparvero attorno a loro, circondandosi di scintille, mentre singhiozzavano brevemente dentro e fuori l’esistenza. Atterrarono immediatamente e circondarono le due, aprendo il fuoco. Il cielo hawaiano si illuminò di un’accecante luce verde, che non ebbe altro effetto se non giustificare gli occhiali da sole di notte.

«Sì, spero che vi siate calmati. Ho esteso il campo del TARDIS, non lo potrete penetrare così facilmente. Posso sapere a cosa devo l’ossessione?»

Uno degli androidi, che aveva scaglie antracite dove gli altri le avevano avorio, rispose «La direttiva 89 deve essere eseguita. L’incongruenza deve essere terminata.»

«Oh, incongruenza. Bello. Un po’ troppo sterile, forse. “Folletto della Pandorica” suona meglio. “Ombra del Valeyard”. No, il mio preferito: “Tempesta Imminente”! Quello rendeva davvero l’idea. Ed è anche pertinente.»

«I sensori indicano campo di forza in decadimento. L’incongruenza deve essere terminata. La direttiva sta per essere eseguita!»

«Del resto,» riprese il Dottore, per niente intimorita «non siete certo i più brillanti della classe. C’è una cosa che chi vuole viaggiare nel tempo – e ho la sensazione che voi siate alle prime armi in questo – deve conoscere veramente bene.»

Il Letalbot ruotò la testa di lato «La direttiva è l’unica indicazione richiesta»

«Sai che giorno è e dove siamo?» gli chiese in risposta il Dottore, mentre il rosso chiarore dell’alba illuminava l’orizzonte.

Il Letalbot scandì nuovamente con voce meccanica, come il suono prodotto da un vecchio apparecchio radio «Data locale: 2 settembre 1859. Ore: 5.25 antimeridiane. Locazione: Waikiki, Hawaii»

«E non ti pare presto, per l’alba?» Subito dopo che ebbe detto quelle parole, il robot più a destra cominciò a schizzare scintille, per poi contorcersi un attimo e crollare a terra, imitato rapidamente da un proprio simile. Il Letalbot che stava parlando si voltò a fissarlo. «Errore, errore! Attacco nemico in corso! In cerca origine attacco!»

«Ah, si trova a circa 150 milioni di chilometri da qui, auguri a trovarlo! Vedi, è presto, molto presto per l’alba. E chi viaggia nel tempo deve prima conoscere bene, molto bene la storia!»

Yaz spalancò la bocca di fronte a uno spettacolo inaspettato, tale da oscurare completamente la presenza dei robot che stavano andando a uno a uno in corto circuito. «Dottore… ma quella è l’aurora boreale?! Qui alle Hawaii?!»

Il Dottore sorrise, attraversando il campo di forza che stava svanendo. «Evento di Carrington. Dal 28 agosto al 2 settembre del 1859. La più potente tempesta solare mai osservata, un’eruzione di plasma sulla superficie del sole alta diverse volte questo pianeta che ha causato un’onda elettromagnetica di proporzioni catastrofiche! Questo ha permesso di vedere l’aurora boreale in ogni luogo della terra, da Carrington stessa fino a Roma! E ogni forma di tecnologia su questo pianeta sta impazzendo, i circuiti stravolti da corrente centinaia di volte più potente del normale per induzione magnetica… solo che è il 1859 e l’unica tecnologia sul pianeta sono i telegrafi… e voi!» E per rimarcare il concetto diede una leggera spinta al Letalbot, ormai fritto, facendolo cadere supino. Il Letalbot sentenziò con le ultime energie rimaste «Dire-iva. Otta-ove. Termi-re. Incon-gru…» spegnendosi quindi come un vecchio nastro magnetico.

«Wow!» esclamò Yaz «Vuoi dirmi che li hai portati qui perché sapevi che avrebbe avuto questo effetto?» Le due stavano raccogliendo i robot spenti: non erano più una minaccia, ma sarebbe stato meglio scaricarli da qualche parte nel caso avessero avuto un sistema di riavvio. «Sì. Però devo ammettere che predico bene e razzolo un po’ male. Dopotutto c’è tanta, tantissima storia nell’universo, non puoi conoscerla davvero tutta. E ti toglierebbe anche la sorpresa.»

Grugnendo per lo sforzo di trascinare il robot dentro al TARDIS, Yaz chiese «Ma allora come fai?» Sorridendole e approfittandone per fare un attimo di pausa, il Dottore rispose «Spalanco le porte del TARDIS e sbircio fuori, anche quando è pericoloso! Ma è inutile che te lo dica, direi che conosci la sensazione, no?»

Grazie a Saki per la revisione! Santa pazienza, faccio tanti errori di distrazione, ma lei sospira e si mette al lavoro a rimediare a tutti i pasticci. Questa è la prima di alcune fanfiction che voglio scrivere, al posto del solito articolo. Non è necessariamente ambientata dopo l’addio di Ryan e Graham, era più una scusa per avere solo una companion da gestire e, visto che è stata scritta prima dello speciale 2020, non so se il Dottore viaggerà davvero sola con Yaz. Però se fosse, credo che il sentimento sarebbe quello, se no funziona anche come avventura vissuta durante una pausa dei due. Se vi state chiedendo cosa stanno facendo in quel caso: torneo del quartiere di Jenga gigante. Quella è una storia davvero incredibile, ma non so se sono all’altezza di raccontarvela! Per oggi è tutto, alla prossima e fino ad allora, stay tuned, stay TARDIS!

~Six