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DWOT 15/06/2020 – quello sul Dottore di speranza

Bentornati a DWOT, il cui acronimo sta ovviamente per Darkness Wastes Our Time. O Discussing the Wonder of Our Tale 13. Siamo arrivati, alla fine. Abbiamo attraversato mondi fatti di ombre, universi disegnati dalla mente di un folle, bloccati sulla Terra fino a scoprire che il nostro carceriere ultimo eravamo noi stessi, abbiamo bucato la sottile barriera che circonda questo universo, ma anche apprezzato le piccole cose della vita, combattuto cospiratori corrotti dal potere, Dalek, Sontaran, Cyberman, correndo prima che si raffreddasse il tè, in un sogno che possiamo rendere vero solo per oggi, solo questa volta, in cui tutti vivono, dispiacendoci, dispiacendoci tanto, ma questo non è un buon giorno per chiederci perché abbiamo tante regole, se siamo solo idioti con una scatola e un cacciavite. Questi sono tempi bui, ma non perdureranno. L’oscurità non perdura mai.

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La mia frase preferita. Non una gran competizione

Che sì, è un bel discorso a effetto, ma credo sia anche calzante. L’era di Chibnall non è l’orrore che ne dicono in tanti, non è atroce, non è la morte del Dottore: è peggio, è mediocre. Crivellata di esposizione, tensione artificiale, riciclaggio di idee passate anche a livello di abuso, ma venendo da tutta la storia della serie possiamo dire che non sia la prima volta in cui vediamo cose del genere. I veri problemi sono altri e sono principalmente due: innovazione e messaggio. Bene o male, ogni era che abbiamo visto sa cogliere dalle precedenti, prendendo gli elementi che funzionano e riproponendoli. Questa volta non è così, è un tipo completamente diverso di innovazione, non è progresso, è tentare un’altra strada. E il messaggio… beh, quello è un vero “conundrum”, altro che un incrocio tra Stitch e Mordicchio! Però è proprio questo il punto: esattamente come la situazione pandemica che stiamo vivendo, è troppo difficile valutare le cose quando ci sei dentro. È come essere dentro una foresta oscura e vedere solo altri alberi davanti a te, le fronde che sposti che trovano sempre il modo di rimbalzare indietro e graffiarti la faccia, finché… finisce. L’oscurità non perdura mai. Però intendiamoci: nonostante questa quote dal Tredicesimo si riferisca a tempi “oscuri” in senso nefasto, al nazismo, non sto dicendo che sia nefasta anche questa era dello show, intendo che è oscura perché non riusciamo a capirla e probabilmente non riusciremo finché non sarà finita e la potremo guardare tutta insieme, come una cosa sola.

E abbiamo cominciato proprio uscendo fuori da una selva oscura, tanto per ricordarlo

Ma cominciamo dall’innovazione: Chibnall ha esordito, parlando dell’undicesima stagione, dicendo che non avrebbe utilizzato mostri del passato, ma solo nuovi. Poi ha messo un trio di companion accanto al Dottore, che per la prima volta è una donna, con un nuovo format di 50 minuti, per un totale di dieci episodi e uno speciale, nessun ritorno alla scrittura, nuovo direttore sonoro e eliminando la trama orizzontale. Una cosa di cui sono sicuro è che Chibnall abbia deciso di fare le cose nuove semplicemente perché così sono nuove. Non è necessariamente una brutta idea, ma è molto rischiosa e chiede talento per essere applicata. Talento che non ha mai dimostrato, in passato: l’episodio migliore di Chibnall è senza dubbio 42, dove sviluppa i personaggi che viaggiano nel TARDIS, li fa interagire con un cast secondario interessante e crea una tensione crescente tramite un conto alla rovescia, con una brusca risoluzione all’ultimo minuto. Poi Chibnall è tornato per The Hungry Earth/Cold Blood, dove sviluppa i personaggi che viaggiano nel TARDIS, li fa interagire con un cast secondario interessante e crea una tensione crescente tramite un conto alla rovescia, con una brusca risoluzione all’ultimo minuto. In Dinosaurs on a Spaceship sviluppa i personaggi che viaggiano nel TARDIS, li fa interagire con un cast secondario interessante e crea una tensione crescente con una brusca risoluzione all’ultimo minuto. In The Power of Three, invece… sì, stessa cosa. Per 42 funzionava senza ombra di dubbio, ma è uno schema troppo rigido e, francamente, non vedo gli sviluppi dei personaggi del Tredicesimo, di Yaz, Ryan e Graham come invece si poteva vedere quello di Martha; avrò modo forse di affrontare la questione meglio in futuro. Sì, Ryan decide di chiamare Graham nonno, Yaz si è dimostrata intraprendente e Graham… tesse le lodi di Yaz? Non è esattamente nella stessa scala di Martha, che solo in 42 ha trovato un interesse romantico, ha chiamato la madre in un momento in cui era convinta di stare per morire e si è finalmente conquistata il diritto ad avere le chiavi del TARDIS. Posso solo speculare che Chibnall sia più portato per sviluppare personaggi altrui rispetto a scriverne di propri, oppure che siano volutamente personaggi con un arco “piatto”. Questo non è necessariamente un problema: Indiana Jones, Marty McFly e Mr. Pink sono personaggi che non crescono quasi durante le loro avventure, ma sono altrettanto amati di personaggi con vere e proprie montagne russe di sviluppo, come Harry Potter, Frodo e Arya Stark (prime stagioni). Considerate però che Doctor Who, soprattutto dal revival, non ha mai avuto personaggi del primo tipo, la crescita del personaggio era il vero motore di tutto nelle ere di Davies e Moffat le ha legate altrettanto nelle storie. La prova del nove è che diventa estremamente difficile scambiare di posto due episodi nelle stagioni passate senza dover fare correzioni, mentre non credo qualcuno noterebbe niente di strano se mettessimo The Tsuranga Conundrum al posto di Kerblam! e viceversa. La cosa viene vista da alcuni come un ennesimo esempio di apertura al pubblico occasionale, ma io non capisco perché le persone vedano l’era di Capaldi come tanto ermetica a nuovi spettatori: fin dalla stagione 8 gli episodi tendono a essere autoconclusivi, la 9 richiede al massimo che tu guardi entrambe le parti di una storia e la 10 è talmente rivolta a nuovi spettatori da chiamare The Pilot il primo episodio, con Moffat che dichiara che l’intento fosse proprio quello di fare riferimento al primo episodio di una serie tv per dire che lo show vuole essere ancora più fruibile dal pubblico occasionale.

A proposito, Moffat dice che il minisodio recente The Best of Days, che le nostre Dalek Oba e Amelia Pond hanno sottotitolato per voi, trovate il video in pagina, sarà il suo ultimo contributo a Doctor Who. Per una volta, spero che stia mentendo

Quali che siano le motivazioni (non posso essere nella testa di Chibnall), il punto è che trasmette un unico concetto, almeno nella stagione 11: essere diversi PER essere diversi. Dall’idea che mi sono fatto di Chibs, non è un autore che brilla del talento incontrollabile di Moffat o con la meticolosa cura di Davies, quanto uno che fa il lavoro per cui è stato pagato. Più avvezzo a drammi con toni soap che a lavorare con un cast ristretto, l’attrattiva della sua opera magna, Broadchurch, sembra proprio essere l’interazione tra una pluralità di personaggi, ed è autore di diversi romanzi rosa. Il piano di azione qui sembra essere stato cambiare tutto il cambiabile della serie, lanciando freccette in ogni direzione, per poi vedere in quali punti morbidi si sarebbero piantate. Il pubblico non ha gradito che la serie fosse troppo scollegata dalla mitologia passata? Facciamo una stagione 12 con rivelazioni di lore pesantissime! Rosa è stato l’episodio più apprezzato della stagione? Mettiamo altre tematiche socialmente importanti, come la perdita della privacy e il rispetto dell’ambiente. La mia vera critica qui è che il cambiamento più drastico fatto nella sua era, è nella produzione: nessun autore ritorna dal passato, persino la regia sembra essere totalmente diversa e la direzione sonora non brilla certo come Murray Gold, sebbene credo che sia dovuto in gran parte al più banale dei motivi. Certo, Gold raccontava vere e proprie storie con i propri brani, quello è il genio, ma Segun Akinola (che io chiamo Akinator) ripropone il tema del Dottore ogni volta in cui lei arriva a salvare la situazione. Perché allora non fa lo stesso effetto di quando parte I Am the Doctor che ti viene voglia di prendere la prima persona che trovi per mano e correre i tuoi venti, anche venticinque metri di scatto prima di fermarti per il fiatone e perché non hai preso l’autocertificazione? Ci ho pensato a lungo, meditando tipo Sirio ai Cinque Picchi e sono arrivato all’illuminazione: il volume è basso. Se fosse più alto lo noteremmo come lo notavamo prima, poi sì, si può discutere se il tema sia bello oppure no, ma quello è anche soggettivo, il punto è funziona meno perché non lo sentiamo, fine. Torniamo alla metodica di Chibs: il problema che intravedo qui è che questo “trial and error” è una visione di progressione darwiniana, una vera e propria selezione naturale… che si compie nell’arco di moltissime generazioni. Sì, ragazzi, se lo showrunner resta in carica, la stagione 50 sarà semplicemente perfetta. Questa è tutta una speculazione: il fatto che abbia fatto puntate con la stessa formula e che sia abituato a scrivere opere con un canone rigido come i romanzi rosa mi porta a pensare che sia metodico e nel profiling di una persona così, andare per tentativi rientra perfettamente. Però non posso essere sicuro, per quanto ne so potrebbe invece aver pianificato tutto dall’inizio. La verità è che questo è importante fino a un certo punto, quello che mi ha fatto capire “aver preso la strada lunga” rivedendo la serie dal vero e proprio inizio è che le tematiche restano molto più impresse del singolo momento in cui “il Dottore sonicizza il mostro di turno e vince”.

Oppure “arriva il personaggio secondario X e la fa vincere”…

Io non ho idea di quali tematiche resteranno, guardando l’era di Whittaker nel suo insieme. Facendo un rapido giro tra gli episodi, mi pare che il tema più toccato sia quello di famiglia: c’è quella di Yaz, il rapporto tra Graham e Ryan, con in più Grace e il padre di Ryan, il fatto che il Dottore chiami “fam” il gruppo, in The Ghost Monument ci vengono mostrati – scusate – raccontati due retroscena familiari diametralmente opposti, tra la famiglia di Angstrom in fuga dall’impero Stenza e la madre di Ezpo che lo ha fatto cadere dall’albero, il padre di Avocado, “benvenuti nella famiglia Kerblam!”, la famiglia di King James e nonna nipote in The Witchfinders, padre e figlia in It Takes You Away, i due monaci di The Battle of Ragnascor Av Kroapush, il rapporto con la madre come movente di Daniel Burton in Spyfall, madre e figlia e i tipi con i capelli verdi in Benni55, i dipendenti di Edison come famiglia allargata, la famiglia di Ruth, Jake e Adam, Zellin e Rakaya, la famiglia Shelley, il retroscena di Brendan e Tecteun che diventa la “madre” del Dottore. Non è l’unico, c’è anche la responsabilità di non cambiare il passato, che si impone prepotentemente in ogni episodio a partire da Rosa che non si ambienti in presente o futuro, ma nulla mi sembra universale come la famiglia. Prima di scrivere questa recensione non avevo trovato altro, ed è estremamente lasco come concetto. Ok, la famiglia, ma la famiglia cosa? “La famiglia è bella”? Per quanto sarebbe stato talmente naif da essere ridicolo, nemmeno questo puoi dire: Zellin e Rakaya hanno questo rapporto di vicinanza estremamente forte, sono un vero esempio di famiglia… e sono votati a condannare intere civiltà a millenni di sofferenza. Persino il Dalek di Resolution vuole fare “telefono-casa” e chiamare la sua famiglia, ma non mi pare avrebbe risvolti positivi. Poi l’ho capito, tra tutto, guardando le incongruenze: il Dottore, bolscevico a fasi alterne dai tempi di The Sun Makers, più per influenza di Asimov che di Marx probabilmente, ha sempre visto il capitalismo come una fase transitoria dell’umanità, al punto che non abbiamo mai sentito nominare una valuta gallifreyana. Quindi perché condannare la ditta di Oxygen e salvaguardare Amazon? Beh, tanto per cominciare un conto è ammazzare di lavoro i dipendenti, un conto soffocarli perché poco efficienti, ma la motivazione tematica è che Kerblam! viene presentata come “una famiglia”, al punto che ci sono mamma e papà. Erik è feccia della peggior specie che dovrebbe fare colazione ogni giorno con una tazza di latta e calci sulle gengive: un “padre” che si approfitta della cecità della figlia per tenerla terrorizzata e chiusa in casa attraverso l’invenzione di un mostro riprodotto con enormi casse nella foresta, ma il gruppo risolve lasciando la ragazzina con lui. Aaron è un uomo sperduto che non è stato in grado di presenziare al funerale della madre, non quando il figlio ne aveva bisogno, ma sta cercando di rimettere a posto le cose e gli eventi lo faranno riconciliare con Ryan – e appunto mostrare che un padre è prima di tutto un essere umano, con Graham che interagisce con lui come “figlio di Grace” prima che “padre di Ryan”, che è uno dei momenti più veri della serie – lasciando i due in buoni rapporti. Questa riconciliazione e il mantenimento della famiglia ritorna ancora: la Terra abbandonata nel futuro è definita “orfana” e le ultime che restano a difenderla sono madre e figlia, finalmente ricongiunte (sì, la seconda è una terrorista che rischiava di ammazzare vecchi e bambini, ma quanto pensate possa trarre di buono da Orphan55?!), Praxeus mostra Jake attraversare tutto il mondo per andare ad aiutare Adam, uno dei capisaldi che mostrano la veemenza malvagia di Ashad è il modo in cui sia insensibile al confronto con Mary Shelley e il Dottore mette a rischio l’intera umanità pur di preservare la famiglia di questa, oltre che per evitare ripercussioni sulla storia. Il tema è mantenere unita la famiglia, a ogni costo.

Non promette bene che pure loro si spancino all’idea…

Tutto questo diventa importante nel momento in cui si scopre “il big reveal”: per citare Stubagful (video youtube) «il Maestro mostra al Dottore una presentazione PowerPoint di 40 minuti che finisce con una slide con scritto “sei adottata”». Ammetto che non è chiarissimo, ma il rapporto tra Dottore e Tecteun è fatto da sorrisini, inframezzati dal Dottore che rigenera molte volte, facendo presumere che sia morto ancora e ancora e ancora, con l’immediata implicazione che siano stati gli esperimenti della madre adottiva a causarne la morte: stanno cercando di stabilire che il Dottore ha avuto un’infanzia di abusi? Che ora che questa sta emergendo, lei è diventata ossessiva con il concetto di famiglia? Già dal Decimo e più con l’Undicesimo abbiamo stabilito che il Dottore sviluppa un certo imprinting con la prima persona che vede dopo la rigenerazione e questa volta sono stati Yaz, Ryan, Graham e Grace. E Karl, non vedo l’ora di vedere 13 che rigenera e si trova davanti anche Karl e gli altri sono tipo “ma questo chi è?!”. Comunque non sarebbe fuori tema se si stabilisse che il Dottore ha sviluppato un attaccamento eccessivo verso il terzetto, al punto che la loro presenza è sufficiente per permetterle di procrastinare sulle indagini che dovrebbe fare su Gallifrey (il Maestro le dice “scopri perché l’ho fatto” e alla fine arriva a trascinarla per mostrarglielo direttamente, con nessuna vera indagine svolta sullo schermo). Effettivamente il Tredicesimo mostra occasionalmente segni di depressione, di stress post traumatico. Non è la prima volta che vediamo il Dottore parlare da solo, ma quello che in altri momenti sembrava una stramberia comportamentale, qui assume spesso carattere difensivo; addirittura la frenesia che mostra nel commentare tutto quello che succede è un modo per esternalizzare tutto quello che succede e distogliere da dove ci sono i veri problemi, non internalizzare. Da questo punto di vista, che il Dottore faccia esplodere la Matrix richiamando i ricordi di innumerevoli vite passate è un segno di internalizzazione forzata, che potrebbe portare verso una riabilitazione, ma la puntata chiude con la sua indecisione di fronte al far esplodere Gallifrey o permettere al Maestro di spargere la minaccia Cybermaster per l’universo. Fino a che punto è pronta a spingersi per la sua “fam”? È davvero salutare per lei? Ci saranno conseguenze? Non lo sappiamo ancora. Francamente non sono nemmeno convinto di questa visione, mi sembrano tutte prove di circostanza e temo dovremo aspettare per vedere se c’era effettivamente questo tema o se ce ne sia mai stato uno.

Aggiungere che la formazione di questo legame sia stato importante per rendere il Dottore chi è adesso potrebbe effettivamente essere interessante

All’atto pratico delle cose: non sto amando Doctor Who negli ultimi anni. Non c’è nessuna chiave di lettura che possa farmi rivisitare queste due stagioni e farmele annoverare tra le mie preferite. Per me, che tendo a essere piuttosto creativo e ad avere una visione di tipo attivo, immaginando costantemente sviluppi possibili, queste stagioni sono state una vera sofferenza, caratterizzata da potenzialità che vedevo completamente inespresse. The Tsuranga Conundrum è un ottimo esempio: mi chiedevo quale fattore sarebbe stato determinante nella risoluzione del problema, se il fatto che lo Pting non potesse mangiare esseri viventi, ma fosse una minaccia per l’androide del gruppo, se che quest’ultimo potesse toccare il mostriciattolo senza avere problemi per il veleno, o se l’antimateria del motore potesse essere usata contro un essere che si nutre di materia. No, salta fuori che c’è una bomba e la usano come esca per proiettarlo fuori, tutto il resto sono red herring (false piste per portare fuori scena lo spettatore) e non intenzionali si direbbe. La struttura orizzontale dell’ultima stagione, aperta con Spyfall, proseguita in Fugitive of the Judoon e terminata con il finale triplice, ci lascia diverse puntate che sono completamente scollegate da essere, ma pecca soprattutto in presentazione. Come abbiamo visto, il prestigio di Moffat consisteva nel mostrare le mistery box con tanti fiocchi e distrazioni, al punto che, mi quoto, “non ti importa che quella colomba sia solo un piccione”. Qui la sensazione è quella di avere la scatola in questione sospesa al proverbiale filo attaccato al bastone, con il Maestro che l’allontana ogni volta che ci avviciniamo, continuando a ripeterci “uuuh, che cosa ci sarà qui dentro?! Te lo dirò solo alla fine della stagioneeeee!” che concentra tutta l’attenzione sul contenuto della scatola. Morale della favola, The Timeless Children è stato un gran giorno per gli amanti dei piccioni! Alcune persone mi hanno detto “ma il Dottore così è ancora più speciale” e io capisco che possa piacere, anche se a me non piace. Il problema è che il contenuto della scatola è stato l’unico spettacolo. Se riprendiamo il paragone al prestigiatore, il numero di Chibnall consiste nell’aspettare la fine dello spettacolo per alzare un grosso telo messo sopra la gabbietta. Più un saltimbanco strillone che invita a vedere l’incredibile uomorsomaiale che un uomo di spettacolo, a descriverlo così.

Oppure è una critica a quello che percepisce essere l’aspettativa del fandom, che lui sia convinto che viviamo di grandi rivelazioni prive di significato profondo, fintanto che sono grandiose

Ma c’è speranza. Non state troppo a guardare gli ascolti: l’abbiamo visto nell’era del Settimo, indubbiamente migliore in tutto rispetto a quella dei due precedenti (eccetto che Colin è meglio, ma le storie no), c’entrano relativamente con la qualità e dipendono infatti principalmente dal fatto che la stagione 11 ha avuto mille volte la promozione della 12. No, ci sono vere potenzialità qui e in qualche modo, nel bene o nel male, saranno sviluppate. Infatti io non voglio vedere lo show in mano a qualcun altro, voglio vedere il meglio che può dare Chibnall. Voglio vedere il Dottore di Jodie avere un momento più iconico, qualcosa da mettere nei meme insieme alle quote degli altri. Quello che importa, nelle meraviglie della nostra storia, è che la storia non finisce. Il finale della decima stagione mi ha fatto cambiare idea completamente sulle due precedenti e il finale della prossima – ammesso e non concesso che anche Jodie faccia tre stagioni – potrebbe fare lo stesso con questa. Ma ancora più importante sarà come vedremo queste stagioni tra dieci anni, se sarà un’era fondamentale per capire quelle future, se diranno “Jodie Whittaker ha trovato il suo personaggio solo nel finale” come è stato per Davison. Noi, per ora, non abbiamo modo di saperlo. Ne siamo completamente all’oscuro. Ma non durerà per sempre. L’oscurità non perdura mai.

Prima o poi troveremo anche noi la chiave… di lettura?

E sì, forse è un po’ anticlimatico, ma che vi aspettavate?! Francamente tutto si può dire, ma le stagioni correnti non possono reggere il moccolo alla prima di Eccleston, il meglio che posso fare è dare la lettura più positiva che mi riesce possibile e metterci tutta la speranza che riesco. In fondo lei ha detto di essere “un Dottore in speranza”, no? Magari si riferiva a questo, “speriamo” che la prossima stagione contestualizzi tutto in modo brillante. E no, ho deciso di non aspettare un’altra settimana e guardare anche Broadchurch… perché mi annoia troppo. Non ce l’ho fatta. Non ho idea di cosa scriverò la prossima settimana, so che questi articoli li ho scritti soprattutto per me. Purtroppo hanno la visibilità che hanno, ma intanto resteranno qui, come l’opinione di un idiota con un PC e una pistola di colla a caldo. Sono prolisse e forse inconcludenti, ma mi è piaciuto scriverle, è stato un bel passatempo in questo periodo difficile. E forse possiamo intravedere la fine di questo periodo, ma quello che sappiamo è che la fine arriverà.

Ma fino ad allora, stay tuned, stay – mi oso a smettere di dire “home” – TARDIS!

~Six

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