DWOT 08/06/2020 quello sul doctor “WHO?”

Ciao a tutti. Penultimo Discussing the Wonders of Our Tale che, stavolta, si arma di lavagna e gessetto per parlarvi del dodicesimo Dottore. Piccola premessa: il mio primo impatto con l’era di Capaldi è stato sommariamente negativo, con una stagione ottava pessima, una nona partita bene, ma con un finale vergognoso e una decima con seri problemi in mezzo, ma un finale mozzafiato. Troppo Clara Who, per riassumere in tre parole. Mi sono portato dietro questo sentimento fino a quando ho scritto il “Sane Men in a Box” su Clara, definendo come Moffat avesse fatto un cattivo lavoro con lei, gonfiando artificialmente il suo personaggio di meriti non guadagnati sullo schermo. Poi ho discusso nei commenti con Walkerita Sullivan, che ho invitato a fornire una sua analisi e che ha rimandato a un suo articolo, oltre a scrivere un’aggiunta ad hoc. Si dice che solo gli idioti non cambino idea, io credo che non sia proprio così: sono solo gli eremiti a non farlo, quelli che si chiudono a riccio e non si aprono alle discussioni con altri. Questo confronto mi ha spinto a rivedere Clara e di conseguenza tutta l’era – perché questa è l’era di Clara tanto che del Dodicesimo, inclusa la decima stagione – e persino a rivalutare altre parti della serie. Con un’ottica nuova, com’è stata dunque la mia nuova esperienza di rewatch del Dodicesimo? Grandiosa. Peter Capaldi non può che convincere come Dottore, incarnando gran parte dei pregi degli altri. È molto difficile, vista l’incredibile scuola di recitazione britannica, dire chi sia il miglior attore tra i Dottori, ma Capaldi è senza dubbio uno dei nomi che spiccano. La voce emozionante di Paul McGann, la versatilità di David Tennant, la passione di Colin Baker, l’espressione di Christopher Eccleston, l’esperienza di William Hartnell, la “scozzevolezza” di Sylvester McCoy: Peter Capaldi è un distillato di tutte queste caratteristiche ed è oggettivamente in grado di aumentare di valore qualsiasi cosa legga. Se registrasse la voce di un navigatore satellitare, la gente passerebbe tutto il tempo in auto! L’unica critica mossa verso di lui è che “è troppo vecchio per fare il Dottore”, ma non merita nemmeno di essere discussa: Peter Capaldi è stato giocato come l’asso pigliatutto della partita, Moffat non poteva sbagliare. Beh, ha fatto altri errori, ma li vedremo presto.

Peter Capaldi ai tempi dell’ottava stagione, quando ancora andava dal barbiere

La stagione 8 si apre con Deep Breath che è sicuramente meno incisivo di The Eleventh Hour, ma c’è un motivo molto preciso: l’esordio di Smith vuole spiegare chi sia il Dottore, quello di Capaldi vuole lasciare con il dubbio. L’identità e soprattutto la moralità del Dottore diventano temi centrali; Into the Dalek è identica nei concetti a Dalek della prima stagione, ma con un’enorme differenza, il Metaltron è stato toccato da Rose, Rusty dal Dottore: il primo si uccide, il secondo si vota allo sterminio dei propri simili: non a caso lo ritroveremo nell’ultimo episodio con Capaldi, a mostrare quanto sia cambiato quest’ultimo. Robin Hood mostra l’identità di leggenda del Dottore, Flatline suggerisce che anche Clara potrebbe essere “il Dottore”, ma un’enfasi forse maggiore viene data appunto alla moralità, questione aperta con la domanda “Am I a good man?”. Time Heist e Mummy on the Orient Express mostrano come il Dottore usi gli altri come risorse, sacrificandoli uno dopo l’altro per riuscire a “vincere”. Questo è stato un elemento frequentemente usato nelle “basi sotto assedio”, ma su cui non era mai stata posta l’attenzione. Diventa evidente che il Dottore ha questo tema molto a cuori (eheh), come vediamo in alcuni discorsi, come “Clara, sei stata un Dottore incredibile, ma essere buono non a niente ha che vedere con questo”. Non è solo Clara però a fare da contrasto al Dottore: Danny Pink raccoglie il lascito di Mickey e Rory diventando l’anti-dottore per eccellenza. Mentre il Dottore schizza da una parte all’altra a salvare pianeti e sconfiggere mostri (con una certa ossessione, come visto in Listen), Danny è l’uomo che resta a scavare pozzi. Diventa l’appiglio alla realtà di Clara, costantemente combattuta tra i suoi due uomini e convinta di non poter avere entrambi, senza mentire. Qui la serie ha uno sviluppo piuttosto strano, per due ragioni: la prima è che sia Danny che il Dottore in The Caretaker scoprono dell’altro e sembrano piuttosto inclini a lasciare che Clara coltivi sia il proprio interesse romantico che la sua amicizia spaziotemporale; quando il Dottore fa qualcosa di inaccettabile per lei, ossia lasciarla sola a decidere il destino della Luna in Kill the Moon, Clara decide che sia arrivato il momento di congedarlo, con “l’ultimo urrà” di Mummy on the Orient Express. È in questa puntata che troviamo le premesse per il “Clara-doctor” della successiva, quando il Dottore chiede alla ragazza di mentire a una donna dicendo che il Dottore le avrebbe salvato la vita, mentre invece avrebbe potuto benissimo restare uccisa. Al contempo, Clara mente al Dottore, dicendogli che Danny è d’accordo ai suoi viaggi. La relazione tra i due insegnanti è improvvisamente più complicata della trama del Silenzio: a Danny stava bene il Dottore, poi a Clara non sta più bene, così lo “convince” che non è più un bene, ma poi gli mente e dice al Dottore che a Danny “sta bene”. Il Dottore non è un idiota e capisce in fretta il tutto, ma sembra poco interessato alla cosa. In The Forest of the Night abbiamo un momento analogo a quello in cui Rory è stato convertito da oppositore a seguace del Dottore, ma l’attrazione per le meraviglie del cosmo non ha effetto su Danny, immensamente più votato alla responsabilità di riportare a casa i bambini. Quando Danny muore, Clara è sopraffatta da due fattori: la mancanza di reazione emotiva che pare attribuire alla mondanità dell’evento rispetto ai suoi viaggi con il Dottore e il senso di colpa, sufficiente a portarla fino all’inferno. Così conosciamo Missy.

So fine she blew my mind

Come espediente narrativo, Missy è deludente, ma per capirne il motivo dobbiamo fare un passo indietro e paragonarla al Bad Wolf e al Silenzio: sono tutte e tre classici esempi di “mystery box”, ma c’è una differenza sostanziale nel modo in cui vengono usati nelle storie. “Bad Wolf” non ha importanza nelle storie in cui compare come scritta, nome o segno, potremmo rimuoverlo da qualsiasi puntata e non creerebbe problemi al proprio interno. Il Silenzio, invece, compare all’interno di parti integranti dell’episodio: la nave sopra casa di Craig, la crepa sulla Bysantium, i saturniani, ecc… Lo spettatore è invitato a ricombinare queste parti all’interno di una narrativa più estesa, ma restano funzionali alla puntata, al punto che uno può non coglierne l’importanza sulla trama di stagione e godersi la singola puntata. Missy e la 3W vengono invece presentate interrompendo la puntata o dopo che questa è terminata, mostrando cosa succede a personaggi che in questa muoiono e quindi non hanno più rilevanza nella storia e rischiano anzi di rompere il ritmo degli eventi. Di per sé non sarebbe atroce, ma perde completamente la presentazione che avevano avuto gli eventi attorno all’Undicesimo: l’unico modo in cui questa “mistery box” potrebbe funzionare sarebbe con una rivelazione soddisfacente, ma quello è completamente soggettivo. Sono quindi spariti i trucchi da prestigiatore di Moffat? No, purtroppo no, sono ancora presenti, ma forse sono applicati nel peggiore dei posti possibile: il “next time”!

Sì, forse il Dottore mente, ma mai quanto il Next Time!

Ricordate la tensione di quando Clara si è scoperta essere cattiva e aver distrutto tutte le chiavi del TARDIS del Dottore? O quando si è scoperto che Clara stessa è in realtà il Dottore! Piccolo problema: non è mai successo nelle puntate, è successo nei trailer che promettevano questi sviluppi assurdi, mai pervenuti. Ok, non è una cosa gravissima, ma è andata a detrimento della prima visione, lo ricordo bene. La stessa rivelazione di Missy è stata in realtà anticipata da molti fan, addirittura con un famoso tweet che rispondeva “no, Missy non è il Master” per poi spiegare “infatti è Missy” e addirittura facendo girare un take di Dark Waters in cui Michelle Gomez diceva di essere una “Random Access Neural Interface”, ossia RANI, altra signora del Tempo nemica del Dottore nella classica (che molti immaginano essere una versione femminile del Maestro, ma è un personaggio radicalmente diverso, più votata alla “scienza ad ogni costo” che al “male”). Anticipo che anche la stagione 10 avrà un problema analogo con i trailer, ma non sviando in modo brutale l’aspettativa delle persone, bensì rivelando i grandi colpi di scena del finale con il trailer di inizio stagione, che mostrava sia i cybermen mondasiani che il ritorno del Maestro di Simm. Non dover passare per trailer e per le pubbliche relazioni in parallelo ha giovato immensamente a una nuova visione ed è un motivo per cui la mia opinione è radicalmente cambiata in merito a queste stagioni.

Va detto che ci ha emozionato vederlo, specie in una stanza piena di persone (abbiamo la tradizione di vedere insieme il primo episodio di una serie), ma immaginate come sarebbe stato non saperlo! O magari non lo sapevate, quindi ditemi cosa si prova!

Il finale dell’ottava stagione, però, aveva un altro problema fondamentale: i cybermen, cattivi di tutto rispetto nel passato, si sono trovati completamente alienati di propria agenda, diventando lacchè robotici di Missy. Tuttavia capisco che l’intento non sia questo: c’è una volontà propria dei cybermen ed è anzi l’intero punto della risoluzione: Danny Pink è il cyberleader. Francamente il suo discorso «ATTENTION! This is not a good day! This is Earth darkest hour! And look at you, you miserable lot!» è quello che mi è rimasto più impresso nell’era, nonostante non riceva il boost dell’interpretazione di Capaldi. Quello che mi conquistò del personaggio di Danny è stato il suo fugace ritorno nello speciale di Natale, dove dice «Io ho salvato Clara. Il resto di voi ha solo avuto fortuna». Va da sé che non è il solo merito dello speciale: per essere una puntata che chiede poco impegno (guardare Doctor Who a Natale è una tradizione britannica e gli ascolti sono garantiti), ha un nemico estremamente interessante nei Kantofarran o granchi dei sogni e riprende la morale “siamo tutti storie” dicendo che no, Babbo Natale non esiste, ma questo non lo ha mai fermato prima, discorso che viene naturalmente esteso al Dottore. Tuttavia, tra il sacrificio in The Name of the Doctor, “l’ultimo urrà” sull’Orient Express, la menzogna sull’aver trovato ognuno un lieto fine in Death in Heaven e la toccante scena di Clara da vecchia in Last Christmas siamo a quattro finali evitati per un pelo da Clara. Non mi è chiaro il senso di questa scelta, mi auguro che non sia stato un facile cash in sui feels che si provano per un addio a una companion, ma l’unico significato più profondo che gli potrei dare è stabilire che Clara non deve essere data per scontata dal Dottore e in effetti il ricongiungimento è un miracolo di Natale. Altro punto importante della stagione 8 è che il Dottore trova una risposta alla propria ricerca di identità: non è un uomo buono, né cattivo, non è un ufficiale come diceva Danny, né un presidente come lo vuole la UNIT, ma solo un idiota con una scatola e un cacciavite. L’implicazione sembra arrivare solo nella stagione successiva.

Non esistere non fermerà nessuno dei due!

La stagione nona comincia infatti rivelando un incontro con Davros da giovane, che il Dottore rifiuta di salvare. Questo riprende un concetto esplorato in Genesis of the Daleks del quarto Dottore, dove il protagonista chiedeva a Sarah Jane se lei avrebbe potuto uccidere un bambino, sapendo che sarebbe cresciuto in un malvagio dittatore che causerà la morte di tantissime persone. Ci ha messo otto (nove) incarnazioni, ma alla fine è successo. Nella sua attuale identità di “tizio che se ne va in giro e fa quello che può e poi riparte” (lasciando i Danny Pink a scavare i pozzi), il Dottore abbandona Davros, senza aiutarlo. Si rende conto, però, che anche le conseguenze gli appartengono e che deve essere responsabile di queste, risolvendo nel tornare indietro e salvare il bambino. La figura di Missy serve a due scopi: è l’amica del Dottore, ricordandoci che una misura secondo parametri umani della sua persona è fortemente limitata e diventa quindi una pseudomentore per Clara, usandola nella stessa guisa in cui il Dottore usava i passeggeri dell’Orient Express, come carne da cannone. Qualcosa però non quadra: Missy ha ucciso Danny e lo ha trasformato in un cyberman (mi commenta il solito dalek “ma non l’ha ucciso lei”: Missy ha scelto Clara come ossessione da dare al Dottore, per portare a compimento il piano le mancava che avesse la motivazione per andare all’inferno, per me è palese che sia implicato che l’abbia ucciso lei!). L’idea che Clara si presti a collaborare con lei è, o meglio vuole essere (continua a non convincermi), un campanello di allarme che qualcosa di profondamente sbagliato sta succedendo nella ragazza. La stagione è caratterizzata da episodi doppi e in particolare su una visione più ampia della moralità e della responsabilità del Dottore: Under the Lake/Before the Flood mostra al Dottore che ci sono cose più importanti da rispettare che le leggi del tempo, portandolo a ignorarle pur di salvare una vita in The Girl Who Died, riprendendo The Fires of Pompeii… ma anche The Waters of Mars, sentendo l’eco del “Time lord Victorious” nella nuova sfida che il Dottore lancia al tempo. The Woman Who Lived serve solo a presentarci che cosa è diventata la ragazzina salvata dal Dottore ed è altrimenti un episodio piuttosto brullo. The Zygon Invasion/Inversion è piuttosto dedicata al fanservice, concentrandosi moltissimo sul personaggio di Osgood e ogni discorso di moralità rimane esterno al Dottore, che resta comunque sempre sul piedistallo, ponendo ad altri personaggi le scelte che ha dovuto affrontare in passato: le Osgood Box sono una riproduzione del Momento. Si collega però al tema proprio della stagione, ossia le conseguenze: Davros, Ashildr e Bonnie sono tutti personaggi conseguenza di scelte o che ne devono compiere consapevoli delle conseguenze. Sleep no More è un episodio fortemente sperimentale, favorito nel Magnus Gatuss (la mia personale onorificenza al miglior episodio di Gatiss) e risuona con le altre puntate solamente nel momento in cui il Dottore riconosce quello che sta succedendo come non una vittoria (il fatto che il Dottore vinca battaglie, ma perda persone è un altro tema che fatico a incastrare in questo momento). Face the Raven, però, ci porta veramente nel vivo della questione, mostrando che la ragazzina salvata dal Dottore è l’artefice della morte di Clara, ma anche con discorsi del Dottore che ci fanno rizzare i capelli in testa. «Ti porterò la UNIT e gli zygon. Dammi un minuto, ti porterò i dalek e i cybermen» e «scoprirai che è un universo molto piccolo, quando sono adirato con te». La furia del Signore del Tempo, questa volta riversata contro un personaggio con cui possiamo empatizzare, invece della Famiglia del Sangue.

Sì, sì, fai poco la supponente: questo non è un nemico che puoi uccidere con il cambiomano all’improvviso, signorinella!

Heaven Sent è un capolavoro indiscusso, che lascia completamente il palco a Peter Capaldi, che si presta in un monologo lunghissimo. Al contempo regia e sonoro si spremono fino al midollo: siamo abituati a Murray Gold, ma Rachel Talalay è un’altra autrice del successo della serie, enfatizzando momenti drammatici e stupendo in un ruolo difficile e poco riconosciuto come la regia delle serie TV. Al fine della discussione, Heaven Sent svolge molti ruoli, ma è una puntata doppia, sfociando nel più controverso Hell Bent. Considerata da sola è l’elaborazione del lutto che il Dottore si porta dentro che dura ovviamente un’eternità. Hell Bent, però, ci mostra che non è tanto un’elaborazione, quanto un’espiazione: il Dottore vuole salvare Clara a tutti i costi. Quei miliardi di anni passati a prendere a pugni un muro sono l’unico modo per mantenere il segreto sull’Ibrido, un segreto che può scambiare con il salvataggio in extremis di Clara, una scelta razionale, piuttosto che un sintomo di disperazione. Di per sé, priva completamente di valore la cosa: se si vede Clara come il personaggio che si è dichiarato il più importante della serie, a cui sono stati attribuiti innumerevoli meriti (salvare il Dottore in ogni avventura che ha avuto, far scegliere il TARDIS al Dottore, spingere il Dottore a salvare Gallifrey nella Guerra del Tempo, convincere i signori del Tempo a dare un nuovo ciclo di rigenerazioni al Dottore, ecc…) che non si è guadagnata, non solo la potenza di Heaven Sent viene sacrificata, ma è un mostro che ingloba anche il tanto agognato ritorno di Gallifrey, montata per un decennio, per poi tornare, mostrare il Dottore che mangia una zuppa, caccia Rassilon e scappa di nuovo pur di poter stare con la sua Clara. E ci sono tanti motivi per cui uno dovrebbe vederla così, mentre il problema oggettivo resta che la visione a se stessa e quella estesa al contesto sono inconciliabili. C’è però una lettura che credo sia più voluta da Moffat.

Peter, Steven e Mark, spiriti affini che si incontrano sul set della serie che amano

Clara viene introdotta come l’ossessione del Dottore, ma diventa presto qualcosa di più: una luce da seguire, una bussola morale. Dallo speciale del cinquantesimo, per poi essere ignorata in The Time of the Doctor in cui il Dottore persegue un fine più pragmatico, e quindi affermata in pianta stabile per tutta la stagione otto, in cui dice apertamente di essere con il Dottore perché l’alternativa sarebbe sviluppare una coscienza tutta sua, Clara diventa di importanza vitale per il pazzo con la cabina. Quando il Dottore non è sicuro di chi sia, la priorità è che sia Clara a “vederlo”. Quando il Dottore vuole capire se sia un uomo buono o uno cattivo, lo chiede a Clara. Clara è quella che lo tiene ancorato alla realtà, che gli dice se i suoi metodi sono o meno accettabili. Ogni volta che Clara si allontana vediamo il Dottore andare alla deriva, dalle sconclusionate descrizioni dei pianeti mentre lei gli sta dicendo addio in Mummy on the Orient Express fino alla cieca disperazione di Heaven Sent. A sua volta Clara è ancorata alla realtà da Danny, come una fune tra un pallone aerostatico e un peso di piombo, ma questo viene a mancare per colpa di Missy. Nella stagione nove, Clara è completamente sbandata, diventa incauta, spericolata, diventa pragmatica al punto di collaborare con Missy e sprezzante del pericolo al punto di fare la ramanzina a Odino sulla sua astronave. Al punto di dover pagare il prezzo e affrontare il corvo. Per contro il Dottore si trova a dover cercare di riportarla sulla retta via, ma è lui quello che aveva bisogno di Clara: non lo fa per propria natura, ma per senso di responsabilità, ricollegandosi tematicamente a Davros, ad Ashildr e a Bonnie. Vista in quest’ottica, che il Dottore si sacrifichi morendo (rapido calcolo: ipotizzo che ogni ciclo di Heaven Sent duri tra due giorni e due settimane, diciamo sette giorni su 4.5 miliardi di anni) 209 miliardi di volte pur di poter ottenere quel piccolo vantaggio che gli permetta di rispondere alle proprie responsabilità, che gli permetta di “vincere” e di non perdere Clara è molto tematico, come il fatto che ignori completamente Gallifrey, su cui nel finale di stagione precedente ipotizzava di diventare un re (o una regina).

L’Ibrido!

L’ultimo sacrificio che il Dottore deve fare, però, è per salvaguardare l’universo dall’Ibrido, la coppia impazzita composta da lui e Clara, entrambi disposti a spronarsi e spingersi l’un l’altro fino a distruggere le leggi del tempo. Rivediamo gli ultimi momenti di Hell Bent: il Dottore esce dal TARDIS lasciandoci dentro Clara per parlare da solo con Me, dicendole che avrebbe cancellato la memoria della ragazza. Che il Dottore non sappia che Clara avrebbe visto tutto e che non sappia che avrebbe usato gli occhiali sonici sul dispositivo per cancellarle la memoria è impensabile: secondo me, sapeva benissimo che era una possibilità e ha lasciato l’azione nelle mani della ragazza perché la scelta doveva essere sua, ultima lettura della bussola morale. Il Dottore che chiede a Clara: è la decisione di un uomo buono, questa? Solo facendo prenderla a lei può esserne sicuro. Magari qualcuno può essere confuso: viene subito spiegato che il Dottore non ha idea di chi sia Clara, ma che “dal buco che ha lasciato” può ricostruire tutto di lei, quindi l’influenza che ha avuto sul Dottore permane, nonostante il suo ricordo sia effettivamente svanito. Che è tutto bello, ma è anche solo la mia visione personale: quanto sto unendo i puntini e quanto sto disegnando su una vaga guida? Per esempio io sto partendo dal presupposto che il viaggio di 12 sia un viaggio all’esplorazione della sua identità e della sua moralità, un’enfasi sul “who” di Doctor Who. Addirittura posso aggiungervi che nella nona stagione, il Dottore non è nemmeno “il Dottore” alle volte: lui stesso dice che “non esiste veramente il Dottore […] in una buona giornata, se va bene, non sono un vecchio pazzo scappato da Gallifrey, ma sono il Dottore» e, rivolto a Me, «il Dottore non c’è! Tu sei bloccata con me!» e che il cacciavite sonico viene usato come metafora per questo. All’atto pratico che siano occhiali o cacciavite, che cosa cambia? Se punti o fissi intensamente una serratura per farla scattare è la stessa roba! Invece trova un senso nell’orientare il protagonista pericolosamente verso “l’Ibrido” piuttosto che “il Dottore”. Per questo quando Clara gli lascia scritta sulla lavagna la sua ultima richiesta “Run you clever boy and be a doctor” il TARDIS gli lancia in mano il nuovo modello di cacciavite che in fiera da noi potete avere scontato se vi associate!!! C’è il link su in alto! (Fine promo a sorpresa, sorry not sorry!) Dal mio punto di vista non ha importanza se Moffat abbia messo tutti questi significati nella serie: io ce li vedo. La mia esperienza è questa. Il problema è che può creare un abisso tra la mia e quella degli altri spettatori, ma è un problema con la soluzione accennata in cima: dipende da una comunità che discute, dal non essere eremiti, appunto. Quello che però trovo un parametro oggettivo è come vengono visti gli episodi: distanziando di un anno la Clara sofferente per la morte di Danny dalla Clara spericolata della nona stagione, sembrano due personaggi completamente diversi, mentre la progressione sembra decisamente più organica vedendo tutto di fila. Queste sono quisquilie da correggere in fase di sceneggiatura, bastano due dialoghi, qualche immagine dedicata a riportare il pubblico dove aveva lasciato veramente il personaggio, piuttosto che alla visione idealizzata che se ne era fatto. Cioè: vediamo Clara fare tutto un percorso in una stagione, ma quando abbandoniamo la serie nella pausa tra le stagioni, la tendenza è quella di incorporarla in un’unica immagine che spesso è una via di mezzo diversa dal punto di arrivo. Discorso uguale per il Dottore, ma almeno Moffat potrà rettificare in dirittura d’arrivo, ma non è un caso se tanti vedono il Dodicesimo come caratterizzato a caso: nel finale dell’ottava stagione, quando Clara gli dice «Danny è morto» lui risponde «e quindi?» mostrando la più completa mancanza di tatto; paragonatelo al modo in cui cerca di essere cortese con Rigsy quando sta per morire e quindi con Bill cyberconvertita, con cui si blocca prima di dire “perché quando convertono un bambino devono buttare via meno pezzi”.

Locandina della decima puntata della nona stagione: faccia il corvo!

Nell’anno di pausa prima della stagione 10 abbiamo due speciali di Natale, The Husbands of River Song che oltre a essere divertente ci spiega l’identità del Dottore attraverso gli occhi di River e lo rimette alla sua responsabilità di avere l’ultima cena su Darillium, con il premio a sorpresa che la cena dura 24 anni (e io mi chiedo come sia possibile che non abbiano figliato in tutto quel tempo, ma evidentemente no, non è stato così, uffa) e The Return of Doctor Mysterio che parte dal titolo ispanico della serie per fare una storia sui supereroi che non è né carne né pesce, ma comunque divertente (e sì, per antonomasia una storia di supereroi verte sempre sulla moralità). Abbiamo anche avuto Class nel mentre, interessante per il cameo del Dottore nella prima puntata (che riprende sia il Tempo come figura dotata di volontà e sia fa una frecciata al finale della nona stagione), ma è altrimenti un completo fallimento… ma questa è la mia opinione, ci sono dalek – tipo Dalek Oba – e qualsiasi cosa sia una Saki che dissentono, parlatene con loro. La fanbase tutta accoglie entusiasta l’arrivo di Bill Potts e Moffat prepara il proprio canto del cigno. Tutta la stagione è un omaggio all’interezza di Doctor Who al punto che ho una mia teoria che vuole che ogni puntata sia un omaggio a un’incarnazione del Dottore, approfittando del fatto che sono 13 come gli episodi.

Credo che sia il mio bacio preferito della serie. E no, non è fisico

The Pilot – cacciavite sonico del quinto, un “sorry must dash” messo in mezzo – 5
Smile – trama analoga a The Happiness Patrol, piano del Dottore di far esplodere tutto – 7
Thin Ice – uscita parafrasi di una del sesto Dottore in Vengeance on Varos – 6
Knock Knock – Bill chiama il Dottore nonno anche se la differenza di età apparente è tra padre e figlia – 1
Oxygen – yo-yo, trama analoga a The Sunmakers – 4
Extremis – maestro condannato a morte dai dalek, spoglie affidate al Dottore come nel film – 8
The Pyramid at the End of the World – Dottore tra scienziati e militari in difesa della Terra – 3
The Lie of the Land – situazione orwelliana che richiama The Sound of Drums – 10
Empress of Mars – l’episodio è un riferimento a The Tomb of the Cybermen – 2
The Eaters of Light – romani combattono mostro intrappolato sotto cerchi celtici – 11
World Enough and Time – ospedale pieno di pazienti che perdono la propria identità, Empty Child – 9
The Doctor Falls – frame di Dottore e Maestri che puntano sonici come i tre Dottori del 50° – War Doctor
Con Twice Upon a Time dedicato al Dodicesimo stesso, mostrando quanto sia cambiata la serie, ma che abbia sempre da imparare dalle proprie origini.

Extremis è un altra perla, che riprende Last Christmas nel suo “non devi essere reale” in questo caso per essere il Dottore. Ci sono giorni in cui tutti possiamo essere il Dottore!

Non sono sposato a questa teoria, ma arrivato a Extremis è diventato un gioco interessante cercare di trovare una connessione; del resto capirei anche vedere connessioni diverse, come The Lie of the Land collegata a 11 per il finale simile a The Rings of Akhaten o il terzo con Empress of Mars per la ricomparsa di Alpha Centauri. Quello che è palese è come Moffat abbia ficcato un sacco di citazioni tra le puntate e sì, è mero fanservice, ma io credo che il vero fan a cui volesse rendere servizio fosse se stesso. Egocentrismo o cosa carina, io verto per la seconda, ma siete voi la giuria. Bill Potts è una companion molto diversa da Clara, immediatamente in una posizione subordinata di allieva piuttosto che inter pares, ma questo la mette in condizione di fare tantissime domande, un modo per Moffat di dimostrare che sa quelle che si pongono i fan, come se TARDIS sia un nome inventato da Susan o meno o se “Signore del Tempo” sia una specie o un titolo. Tra una cosa e l’altra, sono soprattutto episodi divertenti. La trama orizzontale stavolta sembra essere il fantomatico “vault”, ma in un colpo di scena inaspettato, questo viene aperto prima del baricentro della stagione: non è difficile capire che sia una sovversione della “mistery box”, dal momento che stavolta è letteralmente una scatola. Da un punto di vista meno metanarrativo, la trama orizzontale diventa la redenzione di Missy, ma una parte importante per questa è The Lie of the Land dove “Psycho Poppins” ci dice che la sua definizione di moralità non è la stessa del Dottore, che lei non vede alcuna compromissione morale nel “ucciderne uno per salvarne cento”. Che era esattamente come si comportava il Dottore nella stagione 8, sotto lo sguardo di disapprovazione di Clara! Vedete, noi eravamo tanto occupati a vedere come Clara diventasse il Dottore che non abbiamo tenuto conto della contaminazione incrociata: nel suo tentare di frenare la ragazza impossibile e poi dovendo fare scelte ponendo un’attenzione sulla moralità, è il Dottore a essere diventato Clara (e infatti è un insegnante come prima lo era lei) e sta cercando di fare la stessa cosa che la ragazza ha fatto con lui con la sua migliore amica, Missy. Non perderò tempo a recensire ogni puntata, per fortuna le recensioni sono già disponibili qui sul sito, è la prima serie che ci abbiamo messo: per contro dirò che Empress of Mars e The Eaters of Light sono stati i due episodi che ho sentito più pesanti nell’era, insieme a Kill the Moon e The Forest of the Night per cui ho un’avversione che parte dall’ignorare la fisica e la chimica. Per contro amo così tanto il finale di stagione che questa è la mia stagione preferita di Doctor Who.

Va però detto che The Eaters of Light (ma pure Empress of Mars) ha tanti pregi, come mostrare “bambini soldato” che all’epoca erano più tipici che nei film, o rifiutare di permettere al Dottore di ripetere un’esperienza analoga a Heaven Sent. Il vero problema è che è un po’ piatta e non mi torna il finale. Tra l’altro è l’unica puntata scritta da un’autrice comune alla serie classica!

“Senza speranza, senza testimoni, senza ricompensa” è puro Moffat. Una frase casuale, che tenta di essere più intelligente di quello che è, ma questa volta non ci dà una spiegazione, ci chiede di trovarla da soli. Per me parla di Bill, di Missy e del Dottore. Bill è un cyberman che sta perdendo sentimenti, ma ha ancora le lacrime e (parafrasi rigenerazione terzo Dottore) il Dottore spiega che “finché ci sono lacrime, c’è speranza”. Più volte vediamo enfatizzate le lacrime di Bill, sia nella sua proiezione mentale che sul volto da cyberman, ma quando trova il Dottore morto, nonostante singhiozzi e sia stravolta dal dolore, non c’è una lacrima. Non c’è una speranza. Non c’è un sentimento. Ma c’è l’amore, perché l’amore non è un sentimento, è una promessa, come detto su Danny nel finale dell’ottava stagione, rimarcato dal flashback dove Bill chiede a Heather «promise you won’t go?» È toccante e perfetto, donando un lieto fine dopo tutta la sofferenza che ha dovuto sopportare la ragazza. Missy è “senza testimoni”, chiudendosi in un loop temporale in cui le sue due versioni si uccidono reciprocamente, in un momento di redenzione che il Dottore non può vedere ed è quindi solo per se stessa. Il Dottore è “senza ricompensa”, combattente in una battaglia la cui posta in gioco è donare un po’ di tempo ai sopravvissuti. Non è una vittoria, è solo un gesto gentile, è un gesto decente, perché “non posso sempre vincere, Clara!” Però è la risposta ultima finale, la stessa risposta che Donna Noble gli ha dato tempo prima: se non puoi salvare tutti, salva qualcuno. Forse è questo che cercava di dirsi con quella faccia e lo comprende solo in quel momento… per poi doverla cambiare ancora. È troppo in quel momento ed è perfettamente logico che non voglia farlo. Per questo Twice Upon a Time rompe lo schema e dà al Dottore i testimoni (o Testimony) e la ricompensa: la sua Clara! Come può non rispondere lui, dando la speranza, la realizzazione di quella che sperava potesse essere Missy, una signora del Tempo che viaggia per l’universo, eternamente solare e gentile?

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Addio sopracciglia da combattimento: ora dovrai avere un cavatappi per aprire le bottiglie!

È difficile dare un significato alla storia del Dodicesimo. Cioè è difficile dargliene uno solo. Abbandona ogni complicazione astrusa e temporale che aveva avuto il proprio predecessore, in favore di una ricerca di sé che passa da più punti. 12 è stato il generale che usa le persone come carne da cannone, per poi rendersi conto di dover solo cercare di aiutare, ha scoperto che c’è un prezzo da pagare, che sia Davros, Ashildr o la sua Clara, ma che è disposto a patire le pene dell’inferno per miliardi di anni, per poterlo pagare sulla propria pelle, ma è arrivato in fine alla conclusione che no, non può sempre vincere e alle volte la cosa più importante è essere gentile. Cerca sempre di essere garbato, ma l’importante è essere gentile. In realtà questa era tocca un sacco di temi, tutti pertinenti all’identità del Dottore: per esempio in Kill the Moon il Dottore non si ritiene terrestre e insiste che la decisione venga presa dagli indigeni, ma Clara gli dice che quel posto è casa sua, argomento che controbatte quando la ragazza cerca di cacciarlo dall’ipotetica distruzione del pianeta in Forest of the Night. È un’era da rivedere ancora e ancora, che nasconde significati segreti. Di cui continuare a parlare, perché è in questo modo che si cresce. È la storia del Dottore-Clara e della Clara-dottore e di come loro abbiano dato il buon esempio in questo. Dove la storia dell’Undicesimo è stata una favola, questa è un’era cupa, fatta di temi pseudo-horror, dove tutto è più buio a cominciare dal TARDIS, ma è proprio questo che fa risplendere ogni luce di più! È una storia che deve finire ed è sempre triste, ma che deve anche ricominciare di nuovo ed è sempre felice.

E per me è anche la storia del più grande autore di Doctor Who, che ha dato tutto quello che aveva con l’era precedente e trova il modo di reinventarsi e dare qualcosa di completamente diverso in questa!

Ho bisogno di più tempo per il tredicesimo Dottore, quindi farò una settimana di break. Fino ad allora run fast, laugh hard, be kind!

E stay tuned, stay (mostly) HOME, ciao dal vostro Sesto!

~Six