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DWOT 11/05/2020 – quello sull’ottavo e la sua voce maledettamente sexy

Discussing the Wonders of Our Tale, ottava parte è sull’ottavo Dottore. No duh. Come si fa a scrivere di un Dottore che ha avuto 97 minuti di schermo complessivi?! Beh, perché non è esattamente così: l’ottavo Dottore è stato il più breve, apparendo in video soltanto in un film, ma è stato anche il più lungo, il Dottore corrente per nove anni di fila, tra il ’96 e il 2005 ed è apparso in una varietà di opere alternative, ma andiamo con ordine.

To all you whovians out there | Funny laugh, I am the doctor ...
Partiamo al meglio!

I pezzi grossi BBC avevano deciso di non far entrare la serie nel nuovo decennio, ma questo non significava che gli scrittori avessero finito con Doctor Who. Cartmel era solo uno dei tanti letteralmente cresciuti con la serie e anche la vecchia leva non aveva certo perso la verve creativa, continuando a immagine nuove avventure per il Signore del Tempo e per la sua companion Ace. Se nessuno aveva intenzione di pagare per la celluloide, carta e inchiostro sarebbero bastati. Così, nell’aprile del 1991, viene pubblicato il primo numero di Doctor Who: Virgin New Adventures, edito appunto Virgin, una serie di romanzi che prosegue dal finale dell’ultima stagione. Queste vedono Ace affiancare il Dottore, ma anche l’introduzione di nuovi companion che lo affiancano, come Chris, Roz e Bernice Summerfield. Quest’ultima, unica di cui conosco qualcosa, ha ispirato River Song nel proprio essere archeologa ed è diventata protagonista di una successiva serie di romanzi, a partire dal 1997. In parallelo continuava a proseguire una trafila di fumetti, ma la mia idea è che il fandom ritenesse più canonico quanto successo nei romanzi. Basta un giro su Wikipedia per far saltare agli occhi dettagli interessanti, come Mark Gatiss tra la numerosa lista di autori e Human Nature tra i titoli, entrambi nomi che rivedremo nell’era moderna.

Un giovane Paul McGann

Naturalmente c’era chi vedeva il potenziale della situazione e pensava di poter cogliere la palla al balzo, o almeno fermarla con un piede e tirarla su: Philip Segal. La sua visione era di convincere una casa americana ed è passata per molte fasi. Di particolare interesse era un’idea di reboot completo che rendesse solo omaggio alla serie originale, vedendo il Dottore in un’eterna faida con il malvagio fratello, il Maestro. Ques’ultimo sarebbe stato accompagnato dalle sue creazioni, dei cyborg assassini con zampe aracnidi chiamati Dalek e, tra gli altri nemici, ci sarebbe stati dei pirati spaziali potenziati artificialmente di nome Cybermen. È una visione incredibilmente bizzarra ed è mia opinione che, se si volesse fare una versione della serie sul grande schermo, non sarebbe male seguire una pista simile, fatta di concetti diversi da quelli originali, ma che al contempo li richiamano in qualche modo. Sfortunatamente i diversi colloqui di Segal ebbero scarso successo: nessuna casa americana era interessata a produrre una nuova serie con quelle premesse. L’unico punto di apertura fu da parte della Fox, che propose di sondare il mercato con un lungometraggio televisivo unico, a cui sarebbe seguita una serie in caso di successo. Questo si concretizzerà nel film del ’96, riprendendo la narrativa del settimo Dottore, ma Fox metterà solo una piccola parte del capitale di produzione, che richiese il contributo BBC e di terze parti.

Ho chiesto a Elisa di scegliere le immagini

Avviata la produzione, si trattava di scegliere chi avrebbe interpretato il ruolo. Vennero fatti molti nomi, tra cui quello di Jim Curry che rifiutò la parte perché credeva che la scelta non avrebbe fatto felici i fan della serie, in parte perché non britannico, in parte perché non era familiare con essa. Altri rifiuti considerevoli furono quelli di Christopher Eccleston e Peter Capaldi, che invece interpreteranno la parte nel nuovo millennio. In mezzo agli altri, insieme al fratello Mark, partecipò Paul McGann, che venne infine selezionato. L’attore aveva colpito inizialmente anche per la chioma fluente che rispecchiava la visione del personaggio, ma quando si presentò di persona al provino aveva da poco interpretato il ruolo di un militare e aveva quindi i capelli corti. Piuttosto che trovare un compromesso, venne deciso che avrebbe indossato una parrucca.

Direttamente dal set. Avete mai pensato che più del TARDIS dell’Ottavo, quello è il TARDIS del Settimo? In ogni caso ha dato il via ad atmosfere meno luminose come interni, tuttora in voga

A mio avviso Paul McGann non spicca tra la rosa degli altri interpreti del Dottore tanto per il talento recitativo, almeno non nel film, quanto per la passione che è in grado di trasmettere. È veramente difficile stabilire chi sia stato il miglior attore a fare il Dottore, quando ognuno si caratterizza in modo diverso: Hartnell e Tom Baker hanno fatto del ruolo una seconda natura, Troughton e McCoy hanno fatto valere la loro versatilità, la personalità penetrante di Jon Pertwee e i continui sforzi di Colin Baker hanno saputo bucare lo schermo e questo senza andare ancora nella serie nuova che mostrerà sfide diverse. Senza volerlo, in questo elenco manca solo Peter Davison, i cui punti di forza sarebbero stati probabilmente quelli meglio sfruttati dall’interpretazione di Paul McGann: saper trasmettere emozioni forti, travolgenti e passionali. Enfasi sull’ultimo aggettivo: dove l’era di Davison seguiva la linea “no hanky panky in the TARDIS” che vietava storie d’amore nel cast, il film vede per la prima volta un coinvolgimento romantico tra il Dottore e Grace, concretizzandolo nel primo bacio del Dottore sullo schermo. Potrà sembrare riduttivo, ma è questo l’ultimo elemento che manca all’appello per creare la serie nuova, rendere un momento simile una ciliegina di umanità sulla torta aliena del Dottore. Il film concretizza questo dualismo asserendo che il Dottore sia per metà umano, per parte di madre, concetto abbandonato completamente in seguito, salvo un accenno nel finale della nona stagione.

Sempre scelta da Elisa. Ora quello che mi preoccupa è che questa è la parte superiore dello schermo che chiaramente finisce più in basso…

Il film parla del Dottore incaricato dai Dalek di portare le spoglie del Maestro su Gallifrey (sì, lo so, non ha molto senso, ma non ci pensate), ma l’essenza di questo dirotta il TARDIS che si schianta sulla Terra il 30 dicembre 1999. Qui il settimo Dottore verrà accolto da una gang criminale che lo crivellerà di colpi perché… boh, perché siamo in America e verrà portato d’urgenza in ospedale. Qui ci metto una mia mini teoria, che l’umanità parziale del Dottore sia dovuta alla trasfusione che ha sicuramente subito che ha interferito con la rigenerazione, tuttavia il film stabilisce che è l’anestesia a impedirgli di rigenerare subito, cosa che invece avviene post mortem. In preda all’amnesia, affiancato da scene prese da un film su Frankestein, il nuovo Dottore si aggira per l’ospedale per poi gridare “Who am I?!”, unico indizio il flebile ricordo della dottoressa che lo ha operato, Grace. Sarà con l’aiuto di questa che impedirà una catastrofe mondiale e fermerà il Maestro da un piano che prevedeva di rubare il suo corpo.

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Il primo di una serie di tanti baci del Dottore. Tra Grace e Clara, Mickey Smith è stato l’unico companion a non venire baciato dal Dottore

Come già detto, l’audience del film non entusiasmò la Fox, che abbandonò il progetto, riportando la serie negli anni bui, di cui questo breve escursus non sarà che la stella più luminosa. Ricordate però che avevo parlato di come la serie a romanzi avesse presentato Bernice Summerfield e che avesse pubblicato una serie di romanzi su di lei? Bene, mi pare di capire – non trovo conferme in merito – che questo fosse avvenuto proprio con il film, che ha visto i diritti sul personaggio del Dottore impiegati per il film, lasciando scoperta la Virgin che decise di concentrarsi sulla companion dal ’97 in poi. La cosa è rilevante perché Big Finish Productions affiancò la Virgin nel raccontare le sue storie, ma in forma di audio dramma. Per chi non avesse familiarità con le audioavventure Big Finish, si tratta di storie raccontate unicamente con l’audio, solitamente prive di voce narrante, che trasmettono tutto tramite il dialogo e gli effetti sonori (tipo: «Mi dispiace, Dottore, ma è arrivata la tua fine!» “chuck chuck” «m-ma che diavolo?» «Oh, ti chiedo scusa, mi sono preso la libertà di togliere i proiettili alla tua pistola!»). Ottennero poco dopo i diritti per realizzare audioavventure con quinto, sesto e settimo Dottore, facendo riprendere ai rispettivi interpreti il proprio ruolo. Sono storie rivolte a un pubblico particolarmente di nicchia e proprio per questo possono permettersi di essere più sperimentali. A partire dal 2000, poterono aggiungere anche l’ottavo Dottore alla lista e Paul McGann al repertorio di talenti vocali, includendolo nella rotazione di pubblicazioni mensili.

Va detto che Daphne Ashbrook è una bella donna e sono una bella coppia, ma in questo articolo ci saranno solo foto con l’Ottavo

In queste avventure, il Dottore incontra Charlotte “Charlie” Pollard, ragazza di buona famiglia del primo XX secolo. Quando la salva da un incidente in cui sarebbe dovuta morire, il Dottore mette in pericolo la “Rete del Tempo”, ossia il continuum spaziotemporale, rendendola un paradosso vivente. Le loro avventure continueranno per anni, passando per il 2003 e i 40 anni della serie, che la Big Finish celebrò con la complessa storia in due parti Zagreus. Reinterpretazione di Alice nel Paese delle Meraviglie, Zagreus è un’avventura dell’ottavo Dottore, ma vede la partecipazione degli altri attori impiegati da Big Finish, Peter Davison, Colin Baker e Sylvester McCoy, inizialmente come personaggi diversi che si rivelano frammenti della personalità del Dottore. È un occasione per sentire le prediche del quinto Dottore in versione prete, per godersi gli inganni del Sesto in versione vampiresca e ascoltare una preoccupazione realistica nella voce del Settimo in versione proprietario di Luna Park futuristico, oltre naturalmente a quella di Paul McGann che interpreta anche Zagreus, alter ego del Dottore votato alla distruzione e manipolato da Rassilon stesso. È un’intricata storia sperimentale con un cast vastissimo che comprende il Nicholas “Il Brigadiere” Courtney, Sophie “Ace, ma qui è una papera animatrone soldato” Aldred, Lalla “Romana” Ward e altri ancora. Personalmente l’adoro e ho cercato di riassumerla con video su Youtube, ma ha un grosso punto debole: dipendendo fortemente da avventure precedenti, Zagreus non è un buon punto di ingresso per nuovi ascoltatori e, prima dell’avvento di metodi di pagamento e distribuzione online, Big Finish vendeva unicamente musicassette e CD fisici e piuttosto costosi, il cui investimento richiesto e la difficile richiesta hanno spinto molti dei più curiosi a desistere.

Charlotte Pollard | Tardis | Fandom
Da sinistra C’rizz, il Dottore e Charlie

Zagreus avrebbe visto come seguito una saga altrettanto sperimentale, che sfrutta al massimo il medium con cui è trasmesso con storie come Scherzo (che è un termine italiano perché forma della musica classica), in cui rivelazioni di body horror vengono fatte senza che l’ascoltatore possa vederle o The Natural Hystory of Fear, che rivela solo all’ultimo che gli attori non stanno interpetando le parti a cui siamo abituati, ma una razza di insetti che riflette le menti di coloro sono passati in precedenza. Queste avventure hanno luogo ne “l’universo divergente” in cui il tempo non esiste e che si sviluppa quindi in un perpetuo loop, rivelando gradualmente che il Dottore è alla ricerca di Rassilon, con cui ha un conto in sospeso e che Zagreus è ancora vivo ed esiste nel corpo di Perfection, una ragazza che incontreranno al culmine degli eventi, in una presentazione che include un flirt dell’ottavo Dottore. Com’è stato per il film, l’ottavo Dottore è molto romaticizzato: oltre a Perfection, infatti, il suo rapporto con Charlie si sviluppa in un interesse amoroso, per quanto non sfoci mai in una vera e propria relazione. Queste circostanze valorizzano a pieno la vellutata voce di McGann, ricca di roce vibrazioni sensuali che sembrano sempre starti sussurrando dentro all’orecchio e che… ok, scusate, sto andando fuori tema! Il punto è che Paul McGann è l’antonomasia del seduttore britannico. Tra l’altro la conclusione della loro storia d’amore è un misto di umorismo e tragedia: Charlie si sacrificherà per il Dottore, andando incontro a morte certa su una stazione spaziale, ma per una serie di circostanze sarà convinta che questo non sia bastato a salvare il suo amato. In un ultimo disperato tentativo riuscirà a mandare un segnale di soccorso e possiamo sentire la sua voce rotta dal pianto di gioia quando vede materializzarsi davanti a sé il TARDIS. La ragazza gli correrà incontro e comincerà a battere i pugni sulle porte, gridando di aprirle, finché il Dottore non le aprirà, rivelando di essere il Sesto, passato di lì per puro caso. So che è difficile da capire, ma è un tira e molla emotivo incredibile! Da una parte sai che è perfettamente possibile che Charlie muoia, perché succende nelle audioavventure, e sei sollevato di sentire il TARDIS e commosso ed esaltato dalla gioia disperata della ragazza e la rivelazione del sesto Dottore è al contempo tragica ed esilarante, perché sai che non potrà ricongiungersi con l’uomo che ama, ma è troppo divertente pensare che al suo posto ci sia la versione del Dottore più lontana dall’amore sentimentale che possa esistere!

In The Night of The Doctor il Dottore nomina i companion che ha avuto nelle audioavventure, un modo per stabilire che la serie le riconosce

L’ho tirata fin troppo con la Big Finish, scusate, ma ho poco modo di parlarne. La produzione è tutt’ora in corso e ha anzi allargato notevolmente il cast, implementando gradualmente personaggi introdotti dalla serie nuova, incluse alcune avventure del decimo Dottore e di River Song (più audiolibri letti da Matt Smith, ma ancora nessun’audioavventura in senso stretto). La serie nuova ha anche ispirato The Eighth Doctor Adventures, una diversa serie di audio drammi che lo vedono accompagnato da Lucie Miller, ragazza contemporanea più simile a Rose e che poi avrà un seguito nelle collane Dark Eyes, Doom Coalition e Ravenous, prima che la casa si decida a renderlo protagonista principale della serie sulla Guerra del Tempo, dopo la scomparsa di Sir John Hurt. Insomma, una produzione fiorente e in continuo sviluppo che, oltre a rendere giustizia al Dottore di Colin, soffocato da una situazione di produzione impossibile nella sua era, cerca di colmare la mancanza dell’ottavo Dottore in questo modo.

Dark Eyes | Doctor who the movie, Eighth doctor, Doctor who
A differenza degli altri Dottori Big Finish, Paul McGann non risente ancora del passaggio degli anni, cosa che portato a fare foto originali per articoli e copertine, invece di editare immagini di repertorio, con l’effetto di rendere canon un outifit per il Dottore in jeans!

Questo ci lascia con il secondo ritorno sul piccolo schermo di Paul, The Night of The Doctor, che va a mostrare la rigenerazione da ottavo Dottore a War Doctor. Moffat ha dichiarato che questo sarebbe il proprio episodio che porterebbe su un’isola deserta, perché, nonostante conti meno di sette minuti, contiene tutto al proprio interno, mostrando il Dottore che tenta di salvare una ragazza da morte sicura nello schianto con la sua astronave, finché questa non preferisce la morte che fuggire insieme a un Signore del Tempo che dichiara indistinguibile da un Dalek, ormai. Riprendendo e anzi presentando al nuovo pubblico la Sorellanza di Karn, questo “minisodio” si chiude con la rigenerazione del Dottore in un John Hurt ringiovanito digitalmente, mascherando le imperfezioni mostrandolo intelligentemente riflesso in un calice metallico. La cosa che resta più impressa di questo speciale è la presenza scenica di Paul McGann: privo delle elaborate presentazioni che hanno ricevuto i Dottori di Tennant e Smith, ma anche senza il tempo di poter approfittare dell’alone di mistero attorno a quello di Eccleston, l’ottavo Dottore può farsi riconoscere solo attraverso la recitazione di una quarantina di battute che l’attore porta al pubblico con un magnetismo quasi innaturale. Presentato dopo la rivelazione di un’incarnazione segreta di The Name of The Doctor, questo speciale mostra l’ottavo Dottore a fan che si aspettavano di vedere in scena John Hurt, ma non c’è un momento in cui lo spettatore non sia consapevole, sicuro che quello che sta guardando è il Dottore, come se non fosse passato un minuto dalla fine del film del ’96. Dove è stato possibile aiutare in questa impresa, la produzione non è mancata: oltre alla colonna sonora di Gold che non ha mai nulla da invidiare alle produzioni holliwoodiane, il reparto costumi è stato in grado di trovare un compromesso con lo stile vittoriano che aveva nel film e il dover riflettere le dure condizioni in cui la guerra fa versare il Dottore e la sceneggiatura riesce a concentrare in pochi minuti battute incisive e drammatiche, alternandole con altre più comiche che spezzano la tensione.

Interview: Emma Campbell-Jones on The Night of the Doctor | Doctor ...
Naturalmente non può mancare la corsa tenuti per mano, che è un classico del Dottore oggi più che mai!

Quello che resta è parlarvi di chi sia stato l’ottavo Dottore e mi trovo a scoprire che non è un’impresa semplice. Non fraintendetemi, il personaggio è trattato con coerenza dai vari autori, però è complesso ricavare un quadro completo. Per “L’anno del Dottore”, evento facebook di qualche anno fa, avevo paragonato gli anni bui, cioè quel periodo tra l’89 e il 2005 senza show al cielo di notte, una coltre insondabile di oscurità, ma cosparsa di stelle che non possono che portare a sognare cosa si trovi lassù. Dotato di magnetismo simile, con le poche apparizioni televisive, ma che non sono che il poco che siamo in grado di vedere in mezzo a un universo di avventure, il paragone calza in pieno anche al Dottore di Paul e mi viene da chiedere se non ci sia un che di intenzionale, in questo. Onesto e diretto, ma anche evasivo e misterioso, l’ottavo Dottore sembra sempre nascondere qualcosa e la sua identità è tanto oscura che persino lui frequentemente la dimentica diverse volte, ma è proprio questo che spinge a volerne sapere di più su di lui e che lo rende irrefrenabilmente interessante. Per molti versi, questo lo rende simile al suo successore, il nono Dottore, ma per parlare di lui dovremo aspettare sette giorni!

Paul McGann tweeted this. Him and Colin Baker floating in space ...
Fino ad allora, stay tuned, stay HOME! Ciao, dal vostro Sesto!

~Six

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