The Long Game, 15 anni dopo!

Di quest’avventura mi è rimasta un’impressione particolare, che esula dalla trama in sé. Il Dottore reagisce con rabbia quando scopre che Adam si è fatto impiantare il chip e lo manda via dal TARDIS. In quel momento ricordo di aver provato soddisfazione, sapete quella sorta di orgoglio un po’ sadico che sogghigna “ben ti sta”? E guardi Rose pensando “lei no, lei non avrebbe combinato un pasticcio del genere”. Peccato che, proprio nella puntata successiva, sia proprio Rose a commettere un errore madornale – quando entra in contatto con se stessa neonata – mettendo in pericolo la vita, l’universo e tutto quanto (cit.)

E da qui partono le mie riflessioni. Che cosa può davvero mettere in discussione un rapporto? Quanto influisce la gravità di un’azione sulla capacità di perdonare, e quanto invece si tratta della solidità della relazione stessa? In Father’s Day, appunto, a Rose basta chiedere scusa per sistemare le cose. Il Dodicesimo Dottore, che ha più di un tratto caratteriale simile al Nono, ci commuove quando dice a Clara “pensi tenga così poco a te che tradirmi faccia differenza?”, dopo il gesto disperato di Dark Water.

Adam no, lui non era ancora entrato nei cuori del Dottore, e gli basta uno sbaglio per venire scaraventato fuori, a fare i conti con le conseguenze… completamente solo.

Non è che abbia dimenticato la metafora sui mass media come fonte d’informazione o l’interpretazione di Simon Pegg – anche se all’epoca, lo ammetto, non sapevo chi fosse Simon Pegg. Solo… se mi nomini questo episodio, la prima cosa a cui penso è questa: a volte non ci viene data una seconda possibilità. E dobbiamo tornare con i piedi per terra, o con un anacronistico impianto in mezzo alla fronte, dipende.

QUARANTACINQUE MINUTI DOPO…

Devo dire che avevo dimenticato la connessione tra la… pessima capacità decisionale di Adam e i piani malefici del Redattore: vediamo come, proprio attraverso l’impianto del ragazzo, questi riesce a scoprire l’identità del Dottore e vorrebbe rubargli il TARDIS.

La rabbia del Dottore nei suoi confronti si capisce meglio a questa nuova visione: siamo appena usciti dal museo di Van Statten, quindi l’incontro con il Dalek – il primo Dalek dalla fine della Guerra del Tempo – è ancora fresco; viene riconosciuto come Signore del Tempo e si trova in una situazione in cui il TARDIS potrebbe essergli strappato e usato come strumento di conquista… è troppo per lui, troppo presto per reagire con calma e distacco.

La scena a cui accennavo poc’anzi, inoltre, si introduce nella tematica più complessa dell’industria delle informazioni, sia in entrata (testate giornalistiche e altri media, online e non, e la possibilità che siano influenzati da gruppi politici e industriali) che in uscita (la questione della privacy e dei dati sensibili). Una tematica sempre attuale e apprezzabile in quanto è sacrosanto che, pur senza sconfinare nel complottismo (e proprio per non iniziare a farlo), ognuno dovrebbe dotarsi di strumenti critici con cui valutare notizie, opinioni e qualsiasi tipo di informazione. E Cathica incarna quell’ideale, diventando la vera eroina della storia.

“The Long Game” è in definitiva un episodio che resiste al tempo, con una sceneggiatura solida e un ottimo cast di contorno, nonostante lo scarso budget della stagione abbia influito sulla sua realizzazione. 

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