THE TIMELESS CHILDREN – Recensione Spoiler di Dalek Oba

Di solito, quando devo scrivere una recensione, guardo l’episodio ALMENO due volte, ci medito, prendo appunti, rifletto e non ne parlo con nessuno finché non è tutto in nero su bianco.

Questa volta, un po’ per mancanza di tempo, più che altro per esigenza mia di non isolarmi, non è andata proprio così. Non ci saranno rewatch, quindi vi sorbirete le mie opinioni grezze, non meditate, alla “buona la prima”. In secondo luogo, nei quattro giorni dalla messa in onda alla pubblicazione, credo di averne parlato con chiunque, e fino allo sfinimento.

Da queste lunghissime discussioni, sono emerse le opinioni più disparate, tranne le solite tre, che continuano a tornare SEMPRE e con CHIUNQUE:

  1. La storyline sui Cybermen era di troppo.
  2. Senza Sacha Dhawan, l’episodio ci sarebbe piaciuto MOLTO MENO.
  3. La storyline del Timeless Child era ottima nei contenuti, ma è stata scritta male.
Lo stile non va a pile

Sui primi due punti poi ci torno. Per quanto riguarda il terzo, credo di esserne una delle sue più grandi sostenitrici. Di base, tutto bellissimo; si va alle origini di Gallifrey, si parla finalmente in termini più precisi della differenza tra gallifreyani standard e Time Lords, si apre un universo di possibilità sul futuro (e passato e presente e wibbly wobbly timey wimey) del Dottore, Sacha Dhawan è il Maestro perfetto evipregoprendetelocomeprossimoJamesBond (come ho detto, poi ci torno). Ma il modo in cui è stato scritto e gestito nell’arco di questa stagione (nella scorsa c’era giusto un accenno, per cui non sarà considerata) presenta SERI problemi. E non ne parlo a livelli di “mah, secondo me andava gestito diversamente”, io intendo proprio “Chibnall ci hai provato, ma facci un favore e torna al crime”. Perché davvero, a parte il caso eccezionale di Spyfall (che alla fine era una storia di spie… non ho forse appena detto “crime”?), credo che questa stagione abbia dato i suoi migliori risultati quando NON c’era Chibnall a gestire completamente i giochi.

Grande escluso del discorso rimane Orphan 55, a mio parere l’episodio più brutto della storia di Doctor Who (e includo perfino i cavernicoli del dicembre 1963), che verrà probabilmente ricordato come allucinazione collettiva e mero materiale da meme (BENNI!).

esempio di materiale da meme

MA

Il gruppo di episodi che va da Tesla a Villa Diodati a mio parere era davvero buono, con elementi che raggiungono l’eccellenza. I problemi arrivano negli episodi (o nelle parti di essi) legati per lo più alla trama orizzontale, il mistero del Timeless Child, appunto. E, in una stagione impostata per essere prevalentemente a trama orizzontale, è una grande pecca. Dopo un inizio col botto sono arrivate prevedibilmente due puntate filler, e fin qui tutto regolare. Poi siamo stati catapultati in un episodio in cui il ritorno di Jack Harkness (e ripeto, JACK HARKNESS) è stata la cosa meno sorprendente. E poi… nulla, Doctor Ruth sparisce fino alla fine. E non è che gli episodi in mezzo siano stati deludenti, anzi! Ma, come qualcun altro ha già spiegato meglio di me, eravamo talmente presi ad aspettare un collegamento con quanto successo prima, che non siamo riusciti a goderceli fino in fondo. Probabilmente avrebbe avuto più senso posizionare l’arrivo di Ruth a ridosso di Villa Diodati… se non altro per liberare noi spettatori da un perenne stato di ansia! Ma questi non sono problemi strettamente legati alla scrittura. Fin qui le scelte di Chibnall sarebbero state opinabili, ma non gravi.

Torniamo a The Timeless Children. Al finale. Il Dottore ha un Bottone Nemicone con cui sconfiggere i Cybermen shabby chic (grazie Elisa per il nome) e salvare l’Universo tutto. Unico problema: muoiono sia lei che il Maestro. La sua riluttanza a premerlo può esser dovuta al “però sticazzi, ho appena scoperto cose pazzesche, non voglio morire”, o al “ok che è fuori come un poggiolo, ma è sempre il mio BFF, non può morire OGNI.SINGOLA.VOLTA. che ci si becca”. Invece no, lei esita perché non vuole uccidere un’intera specie. Peccato che avessimo chiarito cinque minuti prima che fossero cadaveri, al massimo zombie. Peccato che a far fuori i Cybermen “standard” non ci avesse pensato poi così tanto. Ma teniamo ancora la sua motivazione come buona, ci sta. Peccato che poi dal nulla spunti fuori il vecchio Luke Skywalker e le dica “no, dai, lo faccio io, tu salvati”. E a lei la cosa stia benissimo.

Luke Skywalker. Circa.

STIAMO SCHERZANDO?

Il punto è che non è la prima volta che qualcuno muore e 13 non batte ciglio. Se la cosa fosse voluta, o vagamente più esplorata, a mio parere sarebbe uno sviluppo GENIALE della figura del Dottore. Oltre i colori, l’allegria e i sorrisi, ci sarebbe una morale molto più grigia e inquietante. Invece è solo lazy writing, ed è incredibilmente triste, perché tutta la bravura di Jodie Whittaker è in qualche modo sprecata, o contenuta da paletti e incapacità a far evolvere il personaggio. Perché davvero, dopo un’undicesima stagione in cui giustamente il nuovo Dottore è introdotto e presentato e, sostanzialmente, passa il tempo a “conoscersi”, questa sarebbe dovuta essere la stagione dell’evoluzione. E, sulla carta, lo è! Al Dottore succede DI TUTTO. Ma, da come è scritto il personaggio, sembra che la cosa non la tocchi più di tanto!

Io credo che Chibnall conosca bene il Whoniverse, o che comunque ne abbia sufficiente dimestichezza per plasmarlo e lasciare un suo segno, prima di passare il testimone ad altri. Però pecca nella scrittura di quello che dovrebbe essere il fulcro di tutto, ovvero il Dottore.

E Jodie Whittaker è eccellente, ma fa quello che può. Credo che sia perfetta nei momenti più leggeri o comunque “standard”, ma che le manchi ancora una certa gravitas che nel Dottore dovrebbe essere sempre presente. Non so se sia per sua scelta, per volontà di Chibnall, per dei piani futuri che non possiamo sapere… insomma, mica vivo nelle loro teste! Però a me questo lato del Dottore manca più che mai. Si intravede ogni tanto – vedi il discorso sulla struttura verticale del Team Tardis in Villa Diodati – ma forse è più presente quando è solo recitato e non sceneggiato. In The Timeless Children sono i momenti in cui 13 non parla quelli in cui è “più Dottore”: quando mette da parte bei discorsi, savoir-faire, l’eleganza dell’Aikido Venusiano, e si lancia addosso al Maestro – lei e tutti i suoi 5 kg bagnati – lo getta a terra e sembra pronta a scazzottarlo male.

Non so cosa ci riserverà il futuro… uno speciale invernale a quanto pare, e vorrei che fosse a Natale perché gli ultimi due senza Doctor Who sono stati TERRIBILI… però vorrei soprattutto che il Dottore smettesse di essere oggetto passivo delle peggio cose che le capitano e cominciasse a essere il soggetto.

E ora… so che tutti vorreste che parlassi di Sacha Dhawan… io per prima lo vorrei! Però direi di lasciare il meglio per ultimo e affrontare la questione spinosa dei Cybermen. Dividiamo in punti che, almeno in apparenza, è più chiaro:

  • L’arrivo di Jack Harkness che dice di non dare al Lone Cybermen quello che vuole è tipo totalmente inutile, ma gliela perdono giusto perché è lui, nella speranza di vederlo di nuovo.
  • Il parallelismo Ashad/Frankestein è BELLISSIMO e non ho critiche di sorta.
  • Cominciano le note dolenti: l’episodio 9 non aggiunge NULLA alla storia, oltre a essere visivamente impeccabile, lì nulla da dire. Sapevamo già della guerra che avrebbe spazzato via – o quasi – la razza umana, e un episodio interamente all’interno di questa guerra probabilmente avrebbe dovuto aggiungere peso emotivo, ma io – e so di non essere l’unica – non sono riuscita a provare coinvolgimento per nessuno dei personaggi… nemmeno per i companion! Di qui si arriva necessariamente a
  • Tutta la parte della battaglia umani vs. Cybermen dell’episodio 10 è stata noiosa e per forza di cose oscurata completamente dai miliardi di cose che stavano succedendo su Gallifrey. Avrebbe avuto più senso spalmare la rivelazione del Timeless Child su due episodi, e chiarire più punti (tipo il povero Brendan, che era una parte interessantissima ma inserita in modo pasticciato), limitando la storyline dei Cybermen o toglierla del tutto, dato che
  • Il Maestro li usa per i suoi scopi da CINQUE STAGIONI. E dai, basta.
Direi di fermarci qui

…ma parliamo del Maestro. Sacha Dhawan è ovviamente nell’olimpo dei grandi e gli auguro una carriera lunga e ricca di successi (ma ne parlerò meglio in un articolo su di lui, che uscirà domenica 15 marzo!). il suo Maestro si è caricato sulle spalle la stagione 12 e credo che l’abbia trasformata da “carina” a “memorabile”. È stato senza dubbio l’elemento più bello di un finale che, nonostante le mie due pagine word di lamentele qui sopra, di cose belle era pieno! E allora concludo parlando proprio di ciò che alla fin fine mi è pure piaciuto.

Sul fronte visivo, lo ripeto, era tutto impeccabile. In particolare, la scelta di rendere uguali la caduta di Brendan dalla scogliera e quella del Dottore da bambina è stato un guizzo di regia molto elegante, un indizio che sul momento nemmeno ho colto, talmente ero presa dagli eventi.

Perché sì, nonostante le mie critiche, le scene su Gallifrey sono state terribilmente coinvolgenti… e per la maggior parte erano letteralmente due attori davanti al green screen! E questo la dice lunga sul background teatrale degli inglesi…

Momenti wow

Ho sentito molte critiche sulla fine di Ashad, ma il suo rimpicciolimento anticlimatico alla fin fine aveva un senso. Una specie di legge di contrappasso per la sua hybris e perché, con il Maestro davanti, non puoi pretendere di essere il più cattivo di tutti.

Sorry, not sorry

E poi, posso dire di tutto sul come è stata raccontata, ma di per sé la storyline del Timeless Child mi è piaciuta davvero tanto. Ha sconvolto le fondamenta di Doctor Who… cosa che d’altra parte in 56 anni di serie è successa innumerevoli volte, per cui non dobbiamo sconvolgerci. Ho apprezzato come abbia saputo amalgamare serie classica e NuWho e cambiare di botto le carte in tavola senza tuttavia creare problemi al canone preesistente. Sono davvero curiosa di scoprire come la cosa avrà ripercussioni sul futuro… prima di tutto, però, direi che c’è un’evasione da organizzare!

fuga da Alcatraz