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The End of Time – part 2, Dieci anni dopo

Avete tutti letto la prima parte di recensione di Amelia,
quindi tocca a me concludere, in modo di garantire la massima continuità,
soprattutto per quanto riguarda lo stile della recensione e il tono che vuole
avere. Un po’ come i due episodi stessi!!! Ok, no, in realtà è una cattiveria
gratuita.

La verità? Avevo scelto “The End of Time part 2” da
recensire perché è l’ultima puntata di Tennant e il suo dottore è uno di quelli
che amo di meno. Non perché non mi piacciano le storie, anzi trovo che abbia
praticamente le migliori, non perché non mi piaccia Tennant, anzi lo trovo un
attore estremamente cangiante e camaleontico, non perché sia l’era con Love
& Monsters, anzi Brig mi ha convinto che sia un episodio che almeno tenta
di fare qualcosa di nuovo, ma perché piace a tutti. E boh, che cosa ci volete
fare?! A me da piccolo stava troppo antipatico il power ranger rosso perché era
il capo e mi piaceva il blu perché era quello un po’ sfigato e con gli occhiali.
Sono una vittima dell’effetto “underdog”, quando tendi a tifare per gli
sfavoriti. Addirittura avevo tre pupazzetti con cui giocavo -proprio da
bambino- e tendevo a rendere quelli più sfigati i più forti, finché non
diventavano troppo fighi, perciò facevo diventare più forti quelli che prima
erano i favoriti e creavo così una rotazione infinita. Non è l’unica ragione,
certo, trovo che il decimo dottore abbia troppa tendenza a piangersi addosso,
anche se capisco che l’attore ha una faccia da cucciolo bastonato che levati,
mentre quando si dispera Smith sembra un chihuahua che ha fatto il bagno troppo
a lungo, e soprattutto trovo che sia poco coerente. Credo che ormai sia famosa
la filippica che lo fa passare dal condannare a ergastolo eterno tutta la famiglia
del sangue a “Davros, posso aiutarti”, per non parlare del Maestro.

 

Tanto indeciso che, alle volte, mette pure il bowtie!

Veniamo però alla vera e propria recensione di dieci anni
dopo: The End of Time si presenta al pubblico come una puntata in cui Russell
se ne sbatte di tutto e decide di mettere in ballo ogni cosa gli passi per la
testa! Il Maestro deve tornare in vita? Rituale satanico! Il Maestro deve
essere più minaccioso dell’ultima volta? Mangia la faccia delle persone
-tenendo in perfetto equilibrio i loro scheletri per qualche motivo-! Il Dottore
è solenne, spensierato, spaventato e altri aggettivi che non cominciano con S a
rotazione, c’è Wilfred che è l’unico che si ricorda del Maestro per quanto non
facesse parte della trilogia di Utopia, una vecchietta che molesta il Dottore,
lontani parenti di Bannakaffalatta e il Dottore in caduta libera da
un’astronave in collisione attraverso una vetrata che atterra di naso, ma,
viste le dimensioni di questo, sopravvive. Tutto questo ha il benché minimo
senso? Nella visuale più ampia e non soggettiva delle cose, no, non ha
nessunissimo senso, sono tutte cose che RTD voleva mettere e ha messo… il che
rende ancora più sorprendente come nella storia siano tutte godibilissime!

 

Tanto per ricordare che Russell è anche un big boy…

The End of Time regge senza difficoltà il test del tempo!
Anzi, la trovo forse migliore dopo non averla vista per anni! Un rituale
satanico per rievocare il Maestro potrà sembrare casuale, ma anche senza andare
a scomodare i Dꬱmons della classica abbiamo le karrionites -le streghe di
Shakespeare- della moderna per unire magia e tecnologia, per quanto erratico
sembri il Maestro cannibale, sfrutta a pieno l’energia della recitazione di
Simm e Wilfred è semplicemente perfetto per chiudere il profilo del decimo
dottore. Contestualizzando la storia, qui usciamo da 10 che si mette a giocare
con il tempo e decide di dominarlo nel tristemente noto discorso da “Time lord
victorious”, che si traduce nel suo momento più basso, fino a passare al “sarei
orgoglioso di essere figlio di Wilfred” e “vi vedo come giganti”, che consolida
la sua dicotomia tra Signore del Tempo e terrestre adottivo con cui spesso la
sua era ha giocato.

Non posso dire che The End of Time sia una delle più belle
puntate di Doctor Who, ma funziona come fanservice e chiusura dell’arco
dell’era di Tennant, un arco certamente meno marcato di quelli era Moffat, ma
che vanta l’epicità che contraddistingueva la sua era. Ho trovato davvero
coinvolgente quando Will cerca di convincere 10 a prendere la pistola e lui
dice che non lo farà mai, non ucciderà mai il Maestro, ma appena capisce che
sta facendo ritornare i Signori del Tempo gliela strappa dalle mani. Davvero un
modo per mettere bene in chiaro quale sia la posta in gioco dal punto di vista
del Dottore.

 

Mi sono reso conto che non avevo ancora messo una sola immagine della puntata…

Resta il fatto che Dottore e Maestro non venissero fuori
nemmeno lontanamente da una relazione del genere nella serie classica, per via
di tutta l’era di Ainley che lo ha reso un cattivo generico invece di uno
spietato, ma sportivo, rivale di Delgado -miss you, Roger!-, ma questa dovrebbe
essere una lamentela per Utopia, non per TEoT.

 

It’s a match-e!

Chi estrae la pagliuzza più corta sono senza dubbio i Signori del Tempo: certo la brillante scena della pistola rende chiaro il punto di vista del Dottore, ma sono comunque figure che il pubblico non sa interpretare istintivamente, comunque montate a neve per le passate quattro stagioni e da cui ci aspettiamo veramente tanto senza venire soddisfatti, ma, ehi, sempre meglio di Hell Bent, no?! Almeno qui la figura di Rassilon è resa intuitivamente terrificante dal sapiente lavoro di Timothy Dalton. Fino alla stesura di questa relazione, tra l’altro, confondevo David Harewood con Don Warrington che faceva il presidente della Gran Bretagna nel Mondo di Pete, ma soprattutto ha interpretato Rassilon in molte audio Big Finish ed ero straniato dalla presenza di due Rassilon, ma no, era un errore mio. Ciò nonostante, con la maggior parte del consiglio, vestito da Inquisizione Spagnola -come mi ha fatto notare Five-, è difficile prendere sul serio le loro minacce. Tra l’altro io mi chiedo perché siano stoicamente radicati sul non voler rivelare chissà che sulla storia di Gallifrey o sulla mitologia dei Signori del Tempo. Potresti giurare da come sono ermetici che non se ne siano nemmeno resi conto, ma poi hai tutta la storia di Bill Potts che appena sente Time lords comincia a chiedere se sia una razza o un titolo e altre domande del genere, quindi lo sanno benissimo e restano abbottonati uguale.

 

Errore mio, non c’entrano niente, scusate

In conclusione: The End of Time sopravvive ai suoi 10 anni di vita ed è anzi interessante da vedere per chi si chieda come Russell chiudesse le proprie stagioni prima che Moffat introducesse la sua scatola magica1 o che Chibnall facesse il dungeon master immaginario2.

 

Ma… non ne parli neanche?!

Ah, già, 10 rigenera in 11. Come ho fatto a dimenticarmene?! Non me ne sono dimenticato, dovete capire che occupa tanto spazio nel disco rigido che non riuscivo più a tirare fuori il file, era incastrato. Sono una cosa tipo 20 minuti in cui Tennant se ne va in giro a salutare tutti i suoi amichetti, prima di tirare finalmente le cuoia! No, cioè, lo capisco, eh! Capisco che è la fine di un’era e la fine della prima era del revival, capisco che è un’autocelebrazione di tutto quello che ha fatto Davies e capisco se avete sofferto ogni secondo, ma è un mortorio! Io avrei fatto vedere che si diverte, che gli piace stare con le persone a cui ha voluto bene, non fargli fare la faccia da funerale con tutti e un mezzo sorrisetto con Rose! Voi pensate se avesse mostrato una gamma di emozioni in quegli interminabili minuti, per poi finalmente andare in pezzi quando capisce che è troppo tardi! È un po’ la critica più grossa che ho alla puntata e, veramente, ci si può passare sopra. Tra l’altro menzioniamo che è la prima volta che vediamo in azione il reset pre-rigenerazione, quello che fa tornare giovane 11 e permette a 12 di andarsene in giro altre 2-3 puntate dopo essere stato ferito a morte.

Adesso ho finito veramente, ma ci risentiamo presto che dovrò di nuovo fare recensioni senza spoiler, che sono pure più difficili, una roba tipo “è bella, ma c’è sta parte che la brum del hmm ha un pffft nella hmmm che mi ha fatto un po’ storcere il naso”, provate a leggervele pure se non avete ancora avuto modo di vedere le puntate, domani ne fa una Dalek Oba!

Fino ad allora, Stay Tuned, Stay TARDIS, ciao dal vostro Sesto!

~Six

1-scatola magica: tipico meccanismo moffattiano, con cui si presenta un elemento misterioso che collega insieme le puntate, rivelando sempre qualcosa di nuovo che anticipa qualcos’altro, come una scatola che ne contiene un’altra, all’infinito, senza mai dover dare una vera e propria risposta definitiva. Il concetto originario è di JJ Abrams. Si ringrazia per la segnalazione in merito di Silvia Azzaroli, in pagina:
Si riferisce ad una scatola di negozio di magia che gli regalò il nonno e che lui non ha mai aperto: “È l’elemento misterioso, finché non lo aprì può esserci dentro di tutto. Obi-Wan Kenobi è la magic/mistery box quando appare la prima volta in Star Wars.” Tale elemento è presente persino fisicamente in Lost, Alias e Fringe nonché nella terza trilogia di Star Wars.

2-dungeon master immaginario: giustificazione all’opera di Chibnall, in cui pone i personaggi di fronte a sfide, pericoli o avversità e, invece di ricercare il modo più soddisfacente in cui possano superarle per rendere appassionante il racconto, estrae casualmente il risultato come in un gioco di ruolo

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