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L’importante è vincere? – di Tardis

“Hai barato! Non vale, hai barato!”
“Assolutamente no, cara. Ti ho sorpassato al momento giusto e sono arrivato primo.”
“Non è vero, e lo sai! L’hai visto anche tu, vero?”
Avevo appena messo piede su quella piana erbosa cosciente del fatto che sarei stato polverizzato da un momento all’altro e che non avrei più rivisto nessuno, e secondo lei mi preoccupo davvero se qualcuno ha barato?
Dio, perché avevo accettato di partecipare a questo incubo?
“Ilin, allora! Ha barato, lo hai visto!”
“Non so di cosa tu stia parlando, lasciatemi fuori dai vostri litigi.”
Ne avevo le tasche piene della gara, ma fortunatamente mancava poco.
Mi ci aveva iscritto mio fratello, convinto che sarei riuscito dove nostro padre aveva fallito: cercare di riportare il nostro pianeta allo splendore dei bei tempi andati. Solo che evidentemente aveva scordato il piccolo particolare della gara ai confini delle galassie con alto rischio di mortalità.
Almeno mi sono comprato una scatola di sigari prima di partire.
Lo annuso un po’ prima di mettermelo in bocca. Il loro odore mi inebria, ed è una delle poche cose che riesce a calmarmi. Li considero una specie di talismano, un’ancora che mi riporta alla realtà e non mi fa perdere la testa quando le cose sembrano andare storte.
“ILIN! AIUTACI!”
E adesso cosa vogliono? Poco male…me lo tengo per la tappa finale. Vediamo che succede.
“ILIN! DOVE DIAVOLO SEI FINITO?!”
“STO ARRIVA- Che diavolo sta succedendo?!”
Mi precipito a liberarli da quel groviglio di piante che prima non c’era. Da dove erano spuntate? Siamo in un prato! E senza alberi!
“I fiori! Sono veleno-” sputa sangue mentre tossisce. No, non va bene.
“Okay, dove hai le medicine?”
“Le avevo…sulla nave…ma è…”
“No no no, resisti” tiro fuori il coltellino dalla tasca dei pantaloni e cerco di liberarla, ma le liane la trascinano da tutte le parti. E ora che ci penso, dov’è…
Un urlo agghiacciante perfora le nostre orecchie.
“Sto arrivando, resisti!”
Ma è difficile con tutte queste radici e arbusti in mezzo ai piedi che cercavano di afferrarti.
Non demordo, dovevo salvarlo.
Dovevo salvare entrambi.
So perfettamente che è una gara, ma il cameratismo nato dopo cinquecento e passa pianeti non si dissolve in cinque minuti.
“Ili… non ce la…” mi mette in mano il medaglione con lo stemma della sua famiglia. Io cerco di tagliare i fili d’erba che lo tengono legato ma lui mi ferma e mi chiede una cosa sola. Me la sussurra all’orecchio con un filo di voce prima di accasciarsi.

Erano piante, no? E quale miglior modo per estirparle se non con un bel barbecue?
Sono entrambi spacciati, lo so. Ma almeno renderò la loro dipartita il più indolore possibile.
Devo solo lanciare il sigaro e scappare il più velocemente possibile prima di-

“Signore, sono atterrati. Stiamo preparando la tenda.”
“Grazie, arrivo.”
Ammetto che non pensavo ce l’avrebbero fatta. Ma d’altronde, sono i piloti migliori della corsa, se sono arrivati fino qui, no? Sono una bella squadra. Quasi quanto la mia…
Direi che per oggi li ho pianti abbastanza. Tempo di rimettere il diario al suo posto, accendere un rametto di incenso per commemorarli, e si va in scena.
Chissà chi ha vinto, tra i due…

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