No More Mr. Doctor – di Dalek Oba

Col senno di poi, vorrebbe affermare che sia stata tutta una sua idea geniale, l’ennesima di una vita brillante, ma non le piace mentire per un misero quarto d’ora di gloria.
L’idea è stata solo in parte sua.
Beh, una buona parte.
Una parte tutto sommato rilevante.
No, forse un po’ meno.
Una parte discreta.

…ok, l’idea era stata interamente di Yaz.

Tornate sul TARDIS dopo un weekend in famiglia… con ospite (“Tè da Yaz” aveva urlato il Dottore e avevano tutti trovato molto difficile dire di no al suo entusiasmo), la ragazza aveva esibito una borsa aggiuntiva ai suoi solitamente ridotti bagagli. Uno strano parallelepipedo di finta pelle.

A un esame approfondito, era risultato pieno di involucri argentati, più una macchinetta scura.
“Polaroid?” Aveva indagato la Time Lady.
“Polaroid.” Aveva confermato la sua amica umana “Non posso più rischiare di fare foto col telefono. Mia sorella ha quasi visto quelle dell’Egitto e…”
“Ma erano belle foto!!!”
“La sfinge aveva IL NASO, Dottore.”
“Oh, ripensandoci…”
“Già. Per cui, per evitare scene di panico in famiglia, basta con le prove digitali. Tutte le mie foto non usciranno più dal TARDIS. Non reggerebbero un altro shock dopo i ragni giganti.”

E così era stato. Generalmente senza grossi problemi di sorta. Foto ricordo delle loro avventure, né più, né meno. Poi era arrivato Crossmer VI.

Crossmer VI era solitamente un pacifico satellite seminaturale orbitante intorno al pianeta… sì, esatto, Crossmer, utilizzato per lo più come meta turistica grazie alla vegetazione lussureggiante e all’immenso centro commerciale costruito al suo esatto centro. Tra una bibita all’eucalipto rosa (specialità locale) e un film in 7D, le due viaggiatrici non avevano poi tanta fretta di ripartire. Finché uno strano tremolio non aveva scosso la superficie di quell’angolo di relax.

Dopo una corsa schivando turisti spaventati, Yaz e il Dottore erano finalmente giunte al luogo del fattaccio. Ovvero una voragine spalancata nella periferia della piccola luna – per fortuna senza vittime – che lasciava intravedere fondamenta sabbiose e strane rovine antiche.
Wally, il commissario capo di Crossmer VI, abituato a litigi tra turisti e furtarelli, era visibilmente scosso, ma cercava di mantenere l’ordine con polso e una schiera di agenti ancora più impreparati.
Si erano subito avvicinate a lui.
“Si sa già cosa sia successo?” Aveva chiesto Yaz. L’addestramento da poliziotta aveva già preso il sopravvento… e poi aveva imparato dal Dottore che spesso un tono assertivo e un fare sicuro ti pongono immediatamente a capo della situazione, senza troppi preamboli.
“È stato tutto così improvviso, non sappiamo nulla! Speriamo non succeda ancora, sarebbe un disastro per la stagione turistica!”
“Andiamo subito lì sotto a dare un’occhiata!” aveva deciso il Dottore, ma Wally l’aveva immediatamente fermata: “Non è possibile, non vedete quei vecchi edifici lì sotto? La legge di Crossmer del 5612 impone l’assoluto rispetto per i residui atavici! Dobbiamo cercare un esperto e attendere il suo permesso!”
“Quale esperto sarebbe?”
“Un archeologo, naturalmente!”
“Ottimo! Perché io sono… sono…” il Dottore gli aveva direttamente sventolato davanti la carta psichica, sperando parlasse per lei.
Wally si era illuminato: “Ma certo! Lei è l’assistente della celebre Dottoressa Song! – il Dottore aveva strabuzzato gli occhi – questo semplifica tutto! mi porti qui il suo capo e possiamo dare il via alle ispezioni!”

Il ritorno al TARDIS era stato affrettato e silenzioso.
“Oh, non ho scelta. Ma è così complicato. Oh, ok, devo chiamare River!”
“E River sarebbe?”
“River Song! Mia moglie, ovviamente! E l’archeologa migliore dell’universo.”
“HAI UNA MOGLIE?”
“Tecnicamente è lei ad avere un marito. Uff. È complicato.”
“No, aspetta. Ricapitoliamo. Tu hai detto a tua moglie che ora sei una donna, vero?”
“Uh…”
“No, ok, non rispondere.”
“Non è solo questo, noi… beh, viaggiamo nel tempo, non ci incontriamo sempre nell’ordine giusto. Ma lei ha le mie foto, tutte le mie foto! Così sa sempre chi sono!” aveva concluso il Dottore con un sorriso.

“Quindi ha anche una foto di te come sei ora, giusto?”
“Uuuh… no. Temo si sia fermata un paio di rigenerazioni fa, l’ultima volta nemmeno mi ha riconosciuto, credo per colpa delle sopracciglia, comunque chiamarla qui in fretta e furia e poi perdere ORE per farmi riconoscere, sarebbe assurdo, bisognerebbe-“
“Dottore…”
“-trovare un modo veloce per scriverle nel passato ed essere sicure che lei capisca subito-”
“Dottore…” Yaz le aveva lanciato uno sguardo eloquente, per poi indicare la macchinetta ancora appesa al suo collo.
“Yasmin Khan, sei un genio!”

Una mezz’ora più tardi, si affrettavano verso la posta con una decina di Polaroid appena scattate.
“Allora, una all’Università Luna, una a Stormcage, una dai Pond, una dai Pond a New York che non si sa mai, una-”
“Non preoccuparti, Dottore, sono certa che il messaggio le arriverà”, sul retro di ogni foto erano indicate accuratamente data e coordinate dove raggiungerle mentre, sul davanti, era stato sufficiente aggiungere un solo numero.

E, grazie all’idea davvero geniale e tutta di Yaz, non avevano nemmeno fatto in tempo a uscire dall’ufficio postale, prima che una voce le raggiungesse.

“Hello, Sweetie!