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Closing Time – 10 anni dopo

Ecco uno di quegli episodi che ho visto tante, troppe volte. Perché, nonostante preferisca seguire la serie in lingua originale, mi è capitato spesso di cambiare canale su Rai 4 e trovarmelo davanti… e che faccio, non mi fermo a riguardarlo?
Closing Time per me è un “episodio coccola” che mi riempie di tenerezza per quel bellissimo cucciolo paffuto… sì, anche Alfie è carino, ma mi riferivo a Craig!

Lo ricordo come inserito perfettamente nella storyline della stagione, eppure mi viene anche spontaneo consigliare ad un “fan casuale” di Doctor Who di accoppiarlo a The Lodger e gustarsi la storia di Craig e Sophie per intero (sperando che così gli scocchi la scintilla definitiva per la serie).

Ma soprattutto adoro i piccoli dettagli geniali. La “chiusura” si riferisce sia a quella del centro commerciale, che al tempo rimasto al Dottore da vivere. Sono dettagli che mi fanno sempre strillare di gioia.
Un’altra non-coincidenza: il nemico di The Lodger fosse al piano di sopra (della casa di Craig) e quello di Closing Time al piano di sotto (cioè, il sotterraneo del centro commerciale). Boom!

Una delle scene che mi sono rimaste più impresse, naturalmente, è quella clou con la tentata trasformazione di Craig in Cyberman. Gli istinti umani che vincono contro la fredda logica. Il Dottore lo ripete continuamente, sin dal suo primo incontro con i Cybermen nel lontano 1966: possedere emozioni – anche le più dolorose – è una delle qualità irrinunciabili delle creature viventi. Solo che sentirglielo dire è un conto, vedere tali emozioni al lavoro è spettacolare. Si parla sempre di istinto materno, ma anche quello paterno spacca letteralmente qualsiasi tipo di armatura, reale o metaforica.

Rispetto alla scorsa apparizione Craig è cresciuto, tanto da costruire una famiglia con l’amata Sophie, ma è ancora timoroso nel prendersi cura da solo del figlioletto neonato. Sarà proprio questa (dis)avventura che lo aiuterà a riscoprire il proprio ruolo e la propria determinazione.

Come ho accennato in almeno un’altra recensione qui sul sito, la paternità è un tema che mi sta molto a cuore; da The Evil of the Daleks a The Keeper of Traken, da Father’s Day a The Curse of the Black Spot, sono sempre pronta a commuovermi ad ogni rewatch!

 

QUARANTACINQUE MINUTI DOPO…

“Tu vinci sempre, sopravvivi sempre!”
Craig, come Amy nella scorsa puntata, ha fiducia assoluta nel Dottore e non conosce il destino che sta per compiersi a Trenzalore. La mimica facciale di Matt Smith è eloquente: tutto in lui vorrebbe rispondere che non è vero, lui non vince sempre e questa volta non sopravviverà. Come già in The Lodger, la chimica tra i due attori è notevole, sia nei dialoghi che nelle interazioni fisiche.

Ah, ci sono ricascata. Quando Stormy comunica al Dottore che suo padre dovrebbe credere di più in se stesso, mi è di nuovo piovuta addosso la mia infanzia. I bambini ci osservano, hanno delle aspettative su di noi: non si tratta di essere “perfetti”, ma comunque un punto di riferimento sicuro. Per quanto involontariamente, le nostre insicurezze si proiettano su chi ci sta attorno, e più che mai su chi dipende da noi in tutto e per tutto.

Un dettaglio significativo è che, se ascoltiamo la “traduzione” del Dottore, Alfie non solo cambia idea su Craig, considerandolo a tutti gli effetti il suo papà, ma accetta anche il proprio nome: non a caso, gli anni della crescita sono anche quelli in cui si forma la nostra identità.

La scena con i tre bambini che giocano a campana, testimoni involontari di una delle scene finali nel piano del Silenzio, riecheggia vagamente di un leggendario serial con il Settimo Dottore: Remembrance of the Daleks. Ma mentre in quest’ultimo si consumava un episodio fondamentale della guerra civile tra i macinapepe di Skaro, il ruolo dei Cyberman in Closing Time è solo un pretesto per mettere in risalto le qualità degli esseri umani, che il Dottore considera straordinarie, e rendere questa umanità la vera vincitrice dello scontro. Ma di questo aspetto avevo già parlato prima…

Non ricordavo invece che la scena di River e Madame Kovarian fosse proprio alla fine di questa puntata! E credo che mi sia già capitato altre volte di restarne sorpresa. Sarà colpa del Silenzio?

Una cosa è certa. La sesta stagione moderna di Doctor Who è un capolavoro, il capitolo più bello di uno splendido romanzo, quel romanzo che era iniziato con una bambina dai capelli rossi che ha paura di una crepa sul muro nella sua stanza… E Closing Time ci apre la porta ad un finale incredibile – che ci ricorda, come sempre, che non è affatto la fine.

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