Doctor Who Italian Fan Club

Timothy Dalton

Timothy Dalton nasce il 21 marzo 1946 in Galles, a Colwyn Bay, dove suo padre Peter è stazionato durante la Seconda Guerra Mondiale. Pochi anni dopo la famiglia torna in Inghilterra, a Belper, dove Timothy frequenta la scuola e rimane affascinato della recitazione. Si iscrive così alla Royal Academy of Dramatic Art, che però abbandona per unirsi al Birmingham Repertory Theatre.

In tv appare in Judge Dee (1969) e in Sat’day While Sunday (1967), poi debutta nel suo primo film, The Lion in Winter (1968). Nei primi Anni Settanta lavora sia per la BBC, in The Three Princes (1968), BBC Play of the Month: Five Finger Exercise (1970), Candida (1973), che per il cinema, in Cromwell (1970), Wuthering Heights (1970), Mary, Queen of Scots (1971) e Permission to Kill (1975). Decide poi di tornare al teatro, unendosi sia alla Royal Shakespeare Company che alla Prospect Theatre Company; in quegli anni recita in Romeo and Juliet, King Lear, Henry V, Love’s Labours Lost e Henry IV.

Nel frattempo diviene noto anche in America, dove alterna film e televisione: Sextette (1977), la miniserie Colorado (1978), Charlie’s Angels (1976), The Flame Is Love (1979), Flash Gordon (1980), Chanel Solitaire (1981), Jane Eyre (1983), Antony and Cleopatra (1984), The Master of Ballantrae (1984), Florence Nightingale (1985), The Doctor and the Devils (1985). Nel 1986 viene scelto per sostituire Roger Moore nel ruolo di James Bond, apparendo in due pellicole: The Living Daylights (1987) e Licence to Kill (1989).

Dagli Anni Novanta in poi, Dalton si impegna a diversificare i ruoli che sceglie, soprattutto per non rimanere intrappolato nello stereotipo di 007; a teatro appare in A Touch of the Poet e in His Dark Materials.
Al cinema recita in The Rocketeer (1991), Framed (1992), Salt Water Moose (1996), The Informant (1997), The Reef (1999), The Beautician and the Beast (1997), Cleopatra (1999), Looney Tunes: Back in Action (2003), Hot Fuzz (2007), Toy Story 3 (2010) e Toy Story 4 (2019), cui doppia Mr. Pricklepants.
In Tv interpreta Rhett Butler nella miniseries Scarlett (1994), Alexei Volkoff in Chuck (2010-2011), Sir Malcolm Murray in Penny Dreadful (2014-2016) e Niles Caulder in Doom Patrol (2019).

Doctor Who e Timothy Dalton si incrociano più di una volta; nel 1984 viene preso in considerazione per la parte di Lytton in Resurrection of the Daleks, ma poi viene scelto un altro attore. Nel 1986 lavora a teatro insieme al nostro Sylvester McCoy, con cui riflette su come sia difficile trovare un ruolo di lunga durata… senza sapere che l’anno successivo diventeranno rispettivamente James Bond e Doctor Who, anche se per poco tempo. A proposito di McCoy, per il film del 1996 Dalton viene considerato sia come Dottore che come Maestro.
Infine, tra il Natale del 2009 e il Capodanno 2010 presta volto e voce al personaggio di Rassilon, tornato in Doctor Who nel doppio episodio The End of Time!

Timothy Dalton non si è mai sposato, ma ha avuto diverse relazioni importanti: con la reporter Kate Adie, con l’attrice Vanessa Redgrave, e con la musicista Oksana Grigorieva, con cui ha anche un figlio, Alexander, nato nel 1997. In generale Dalton preferisce tenere riservata la sua vita privata, ma si sa che tra i suoi hobby ci sono la pesca, la lettura, la musica jazz e l’opera.

-Dalek Oba-

Consigli di visione

Ecco come prendere tutto il peggio degli anni 70 e fiondarlo di prepotenza negli anni 80 anticipando il loro peggio! Di conseguenza Flash Gordon è un delirio pop senza tempo, una collisione di fattori improbabili irripetibile. Tutti conoscono la colonna sonora dei Queen, uno dei loro brani più sperimentali e strani, ma se avete solo sentito la canzone non siete pronti al film. Il cast è deliziosamente internazionale e assolutamente fuori luogo. Max von Sydow passa da Antonius Block, cavaliere che sfida la morte a una partita a scacchi letterale e allegorica, a padre Merrin, l’esorcista più famoso della storia del Cinema, all’imperatore Ming, sovrano del pianeta Mongo, che vuole distruggere la Terra perché si annoia. Timothy Dalton (che è il motivo per cui parliamo di questo film oggi) è il principe Barin, eroe in calzamaglia e baffi, innamorato di Ornella Muti, che è più che bellissima, ma non so davvero come sia finita qui. Ma i protagonisti sono Flash, giocatore di football, e la giornalista Dale. Non serve parlare di loro. Sapete quando si dice che lo spessore di un personaggio è paragonabile alla carta velina? Ecco, per questi due sarebbe un complimento.

Aggiungiamo al tutto dei colori sgargianti, degli uomini falco, e avrete uno dei film più divertenti che abbia mai visto. È divertente sia come so bad it’s so good, sia visto nel suo intento originale. È una cosa così strana che non mi viene in mente nessun altro film del genere.

Vi consiglio assolutamente di guardarlo, anche solo per capire cosa si osasse fare una volta al cinema. E preparatevi a canticchiare “Flash, AhAaaaah” nella vostra testa per un bel po’ di tempo!

-Brig

Timothy Dalton è stato sul punto di diventare James Bond per ben due volte, prima di vestirne effettivamente i panni. La prima già nel 1968 per On Her Majesty’s Secret Service (ne abbiamo parlato QUI), che rifiutò perché si sentiva troppo giovane; la seconda nel 1980, quando pareva che Roger Moore si sarebbe ritirato… cosa di cui però non era convinto nessuno, Dalton in primis, che infatti rifiutò di nuovo. Il 1986 fu la volta buona.

Dalton era grande fan dei libri di Ian Fleming – tanto da portarli e leggerli sul set – e decise di cercare di replicare le stesse atmosfere letterarie nei film che, specialmente con Roger Moore, vi si erano sempre più discostati. La sua interpretazione di Bond è più seria, più realistica, anche più riluttante, un agente che continua imperterrito a svolgere il suo dovere for Queen and Country, ma che forse non si diverte più così tanto. I fan si spaccarono in due, tra chi apprezzò il cambiamento – magari perché già fan dei libri – e chi lo trovò troppo straniante rispetto ai film precedenti.
In ogni caso, il primo film di Dalton, The Living Daylights (1987), fu un successo di critica e botteghino.

Le scelte stilistiche dell’attore si notano anche nel film stesso: ci sono meno gadget futuristici, meno bond girl (solo una), meno fantapolitica: l’intreccio di base – un agente sovietico che decide di disertare e chiede protezione al MI6 – non sarebbe stonato in un romanzo di John Le Carrè. Tuttavia, è con il film successivo che le idee di Dalton si concretizzano ulteriormente.

Piccola premessa: il primo film di 007, anno 1962, protagonista Sean Connery, si chiama Dr. No. Qui in Italia però è uscito col nome di Licenza di Uccidere. Così, quando nel 1989 è uscito Licence to Kill – di cui parlerò tra un attimo – qui ci eravamo già giocati il titolo, e abbiamo optato per un Vendetta Privata, che in effetti è abbastanza inerente alla trama. C’è da dire che il film è solo l’ultimo di una trilogia di titoli adattati totalmente a caso, anticipato da A View to a Kill – Bersaglio Mobile e il già menzionato The Living Daylights – Zona pericolo. Tutti gli altri sono tradotti in modo letterale o comunque logico… poi dal 2005 in avanti abbiamo avuto il buonsenso di tenere gli originali.

Non so se il discorso via abbia chiarito le idee o via abbia ulteriormente confusi… il tutto era solo per dire che, seguendo la tradizione di questa rubrica, il film verrà menzionato col titolo originale Licence to Kill… e sarà ovviamente quello del 1989, e non quello del 1962.

Il film comincia con Bond non in missione, bensì in vacanza, testimone di nozze del suo amico e collega americano Felix Leiter. Le cose purtroppo precipitano in fretta, quando i novelli sposi vengono brutalmente aggrediti dagli uomini di un narcotrafficante su cui Leiter indagava da tempo. Bond decide così di imbarcarsi in una vendetta privata (ecco il titolo italiano), del tutto estranea da missioni o interessi del MI6 che, anzi, minaccia di revocargli la licenza di uccidere (ed ecco il titolo inglese) in seguito alle sue azioni.

Licence to Kill è probabilmente il film più crudo e violento di tutta la saga (è quello con il rating più alto), cosa che ha effettivamente scoraggiato alcuni spettatori. Nonostante gli ottimi incassi in patria, ha faticato a sfondare in America, anche a causa della programmazione delle sale: è infatti uscito insieme a “cosette” come Lethal Weapon 2, Ghostbusters II, Indiana Jones and the Last Crusade e Batman.
La scelta di Timothy Dalton di rendere James Bond più realistico, crudo e simile ai romanzi non ha quindi avuto successo sul momento… probabilmente il pubblico non era ancora pronto, dato che, quando si è provato a ripetere lo stesso esperimento con Daniel Craig, il responso è stato nettamente positivo.

Comunque, Timothy Dalton sarebbe tornato volentieri per un terzo film, previsto per il 1991, ma lunghissime dispute legali sui diritti della serie fermarono la produzione per anni e anni e, quando sembrava tutto pronto a ricominciare, l’unico a non sentirsi più pronto era lui: il 12 aprile 1994 annunciò pubblicamente che la sua avventura come Bond sarebbe terminata lì, aprendo così le porte all’era di Pierce Brosnan.
…ma questa è un’altra storia.

-Dalek Oba-

Dopo il successo di Space Jam i Looney Tunes erano alla ricerca di un nuovo film. Il problema è che Space Jam vive di una sola idea, far incontrare Bugs Bunny e Michael Jordan. Se il giocatore non è disponibile per un seguito allora la cosa diventa difficile, perché questa volta c’è bisogno di fare un film vero, scritto e diretto!

Non linciatemi, Space Jam piace anche a me, ma ammettiamo che sia il film più pretestuoso della storia, dai. Non è neanche una critica, perché il risultato è divertente, ma così è.

I Looney Tunes hanno una comicità molto più profonda e articolata di quello che si crede. Ci sono migliaia di testi migliori di quelli che posso scrivere io che lo spiegano, quindi se non mi credete vi invito a cercarli. Il punto è che trasformare una sceneggiatura che non li snaturi e che poi vada riportata in un film in cui interagiscono con attori in carne e ossa e ambientazioni reali è una sfida non da poco. Mi immagino registi che hanno letto il copione e abbiano detto “E questo come lo giro?”. Enter Joe Dante.

Dante è un genio mai troppo acclamato. Vi invito a recuperare l’intera sua filmografia, ci sono gioielli ingiustamente dimenticati. Se la vostra infanzia non è stata plasmata da quest’uomo siete brutte persone. È un fatto, mi spiace. In questo film in particolare voglio ricordare solo la scena della fuga attraverso i quadri del Louvre. Andrebbe studiata a scuola. E dico per ogni materia! È un omaggio splendido all’arte, è diretta benissimo, ha un ritmo forsennato, i personaggi si adattano alla scena e la scena è perfetta per i personaggi. Inoltre è divertentissima. Ed è questo che manca spesso nei film di oggi, la voglia di divertire il pubblico.

Rimanendo in tema di divertimento, passiamo al cast. Jenna Elfman è adorabile e tosta, ma tutto sommato è il personaggio più classico. Brendan Fraser è esilarante! Già solo l’idea di fargli interpretare lo stuntman del vero Brendan Fraser è puro genio comico. Poi lui su schermo è un vero cartone animato vivente. I suoi duetti con Duffy Duck sono qualcosa di splendido, hanno una chimica tale che rende il personaggio animato immediatamente credibile su schermo. Tutti i Looney Tunes sono perfetti. E poi c’è Timothy Dalton. Io credo che su questo set si sia divertito da morire. Si vede in ogni sua espressione, movimento, battuta. Gioca sul suo essere stato 007 con una verve tutta British.

Parliamoci chiaro, questo film è tanta roba. Se avete bambini guardatelo insieme a loro e gioitene assieme, se non avete bambini guardatelo voi e ringiovanite dentro. Mi sento di dire che questo è il film definitivo dei Looney Tunes. Certo, finché non uscirà Space Jam 2, in cui Bugs Bunny incontrerà LeBron James.

-Brig

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: