Il Terrore degli Umpty Um

Steven Moffat ha scritto un racconto breve con protagonista il Tredicesimo Dottore!! Lo potete leggere in originale inglese QUI. Chi non fosse troppo a suo agio con l’inglese, può invece trovare qua sotto la mia traduzione!
(Ovviamente né io, né il Doctor Who Italian Fan Club possediamo i diritti del racconto).

Buona lettura!
– Amelia Pond

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La fetida massa di carne rimase in silenzio per un momento, prima di contorcere e allungare le protuberanze di pelle frontale in una nuova configurazione. I circuiti visivi di Karpagnon processarono e identificarono la configurazione in due nano-secondi: a quanto pare, l’umano stava sorridendo. Karpagnon rifletté un momento e decise di non attaccarlo.

“Mi hai sentito?” emise l’Umano dalla sua apertura sbatacchiante. “Mi hai capito? Capisci quello che dico?” Il flusso sonoro cifrato fu accompagnato da un fresco flusso di odori provenienti anch’essi dall’apertura. Il Filtro Sensoriale di Karpagnon iniziò a processare i nuovi odori, mentre il suo Controllo Tattico notò che probabilmente non erano direttamente utili alla comunicazione dell’Umano. Il leggero spruzzo umido venne quindi ignorato. “Tornerò domani mattina. Ci saranno anche il Dr. Johnson e il Dr. Ahmed. Te li ricordi?”

Nessuna minaccia rilevata, annotò il Controllo Tattico, mentre il Giunto di Supervisione Strategico aggiunse che era ancora possibile una minaccia implicita non dichiarata – però era anche il modo di fare del Giunto di Supervisione Strategico. Manzo e cipolle riportò il Filtro Sensoriale.

Karpagnon scannerizzò nuovamente la scatola abitativa, ma non c’erano nuove informazioni di rilevanza tattica. C’era il piccolo letto (su cui doveva far finta di dormire), la finestra (con le sbarre) e la porta (che era aperta al momento). Il suo scan finì sull’Umano (Dr. Petrie offrì una bolla mnemonica di Attivazione Contestuale), che stava seduto sulla sedia vicino al letto e chiaramente si aspettava una risposta. Karpagnon vagliò le opzioni che gli venivano presentate dai vari Moduli di Interfaccia Diplomatica e selezionò in modo appropriato. “Sì,” disse, “ho ricevuto e compreso la tua comunicazione e ricordo il Dr. Johnson e il Dr. Ahmed. Distruggerò il tuo mondo e tutti coloro che lo abitano tra fuoco e sofferenze. Spero tu abbia gradito manzo e cipolle.”

“Ti vedrò lì allora”, disse Dr. Petrie e si alzò per andare. “Ti sventrerò alla prima occasione” rispose Karpagnon. “Buonanotte.”

Mentre il Dr. Petrie si mosse verso la porta, il Controllo Tattico avvisò: la fuga deve iniziare tra 2.7 ore, quando ci sarà buio totale.

Il Giunto di Supervisione Strategico aggiunse: tutti gli umani nello stabilimento devono essere distrutti prima di andarsene. La priorità più elevata è l’umano noto come Dr. Petrie.

Il Filtro Sensoriale annotò: le emissioni della ghiandola sudoripara dell’umano noto come Dr. Petrie rivelano un significativo contenuto surrenale. Questo indicava che il Dr. Petrie stava avendo una reazione di paura nel quartile superiore.

“E un grosso sedere,” aggiunse un’altra voce.

…Se Karpagnon avesse potuto aggrottare la fronte, lo avrebbe fatto. Da dove proveniva? Fece un rapido scan interno, ma non potè identificare la fonte del flusso di dati inatteso.

“Intendo, non te lo aspetteresti dal davanti, ma quando si gira, boom!”

“Identificare il flusso di dati non registrato!” ordinò Karpagnon.

“Davvero, è enorme! Potrebbe cavarti un occhio!”

“Identificare il flusso di dati non registrato!” ripeté Karpagnon.

Nessun flusso di dati non registrato rilevato, rispose il Controllo Trasmissione Dati Interni.

Karpagnon rifletté per un momento. Lo stress aggiuntivo di mantenere il suo guscio olografico (che attualmente proiettava l’immagine di un ragazzino di 12 anni di nome David) poteva presumibilmente essere la causa di glitch nei giunti logici. Forse non era altro che quello. Un arresto del sistema temporaneo avrebbe dovuto risolvere il problema, e in ogni caso sarebbe stato meglio aggiornare i sistemi, prima di scappare.

Per mantenere le apparenze, Karpagnon spostò le gambe per potersi sdraiare sul letto e modificò gli occhi olografici in modo che fossero chiusi. Così sdraiato, ascoltò le sue trasmissioni interne spegnersi una per una.

Controllo Tattico off-line.

Giunto di Supervisione Strategico off-line.

Filtro Sensoriale in modalità riposo.

Ripetitore Interno in modalità solo emergenze.

Per un momento ci fu solo l’oscurità ticchettante.

“Notte notte fam!”

Il Karpagnon si svegliò. 2.7 ore erano passate, secondo il suo crono-registro. Ruotò la testa per guardare la finestra e confermò che l’oscurità era calata, si alzò quindi dal letto e controllò lo stato del suo ologramma nello specchio. Il guscio stava reggendo. Aspettò un momento, lasciando che i suoi sistemi tornassero attivi. Come al solito, il Controllo Tattico fu il primo.

Raccomandazione. Bisogna evitare perdite umane durante la fuga. Karpagnon notò che il suo guscio olografico stava aggrottando la fronte nello specchio – il che era bizzarro, perché non sapeva di poterlo fare. “Scusa, potresti ripetere la tua ultima raccomandazione?”

Bisogna evitare perdite umane durante la fuga, ripeté il Controllo Tattico.

Nello specchio il guscio olografico sembrava positivamente disorientato, il che era definitivamente una funzione nuova. “Perché?” chiese Karpagnon.

Nuovo protocollo, rispose il Controllo Tattico. Crudeltà e codardia devono essere evitate. La distruzione di umani nell’impianto è stata ora etichettata come crudele e codarda.

“Quale nuovo protocollo?” domandò Karpagnon.

“Oops, scusa, forse sono stata io.” Era di nuovo la voce – il flusso di dati non registrato. Ma, da dove proveniva? “Vedi, mi stavo annoiando,” continuò la voce, “Anche se mi occupo un po’ delle faccende domestiche, dato che sono qui. Adoro un po’ di ricablaggio, e mi annoio quando dormo. Non posso sopportare tutto questo dormire, ci sono troppi pianeti. Cosa capiterebbe se dormissi e ti perdessi un intero pianeta? Incubo, vero?”

“Chi sei?” domandò Karpagnon.

“Solo un’amica, che vuole aiutare. Stiamo organizzando una fuga, giusto? Sono la migliore nelle fughe.”

“Non mi serve aiuto,” disse Karpagnon. “Giunto di Supervisione Strategico, per favore lancia una diagnostica sul Controllo Tattico. Sembra ci sia una qualche interferenza.”

Karpagnon aspettò ma non ci fu risposta. “Giunto di Supervisione Strategico, per favore lancia una diagnostica sul Controllo –“

Possiamo almeno discuterne? chiese il Giunto di Supervisione Strategico, con un nuovo tono nella riproduzione digitale che poteva essere descritto come infastidito. Cioè, perché deve sempre essere come dici tu? Se qualcun altro avesse un’opinione? Non lo pensi mai?

“Ahimè,” disse la voce, ”Colpa mia mi sa. Sai, preferisco una struttura organizzativa lineare. Ne gestisco sempre una io stessa – dall’alto in basso. Ovviamente io devo essere in cima. Senza offesa per nessuno, ma va così.”

“Stai interferendo con i miei sistemi??”

“Sai che ti dico, li spegnerò e basta, posso? Così potremo continuare con la fuga.” Ci fu un leggero ticchettio mentre i sistemi interni di Karpagnon iniziarono a spegnersi.

“Chi sei??” chiese.

“Non dovremmo occuparci della fuga? Penso sia tempo di sgattaiolare di sotto.”

“Chi sei e cosa stai facendo nella mia testa?”

“Beh, chi sei tu e che cosa ci fai in questo posto?”

Karpagnon stava per rifiutarsi di rispondere alla domanda, quando, con sua sorpresa, si ritrovò a parlare. “Sono Karpagnon. Un DeathBorg 400, classe guerriera. Sono stato forgiato nei letali boschi di Villengard, e sono in missione di sorveglianza sulla Terra nel XXI secolo.”

“In un orfanotrofio?”

“I dettagli della mia missione sono riservati.”

“Bene, quindi meglio non ti chieda nulla al riguardo, in caso iniziassi a dirmi tutto comunque senza nessun motivo particolare.”

“Non sono così arrendevole,” sbraitò Karpagnon. Ma non potè non notare che aveva lasciato la stanza e stava sgattaiolando giù per le scale – proprio come la voce voleva che facesse.

“DeathBorg 400,” disse lei, “Ne hanno costruiti 399 prima di te che non hanno funzionato? Non è un numero rassicurante, no?”

“Chi sei?” chiese lui.

“Oh, Karpagnon, sai chi sono. Lo hai sempre saputo.”

“Dimmelo!”

“Sono il Dottore.”

Karpagnon si arrestò a quattro gradini dalla fine delle scale. Se fosse stato programmato per provare qualsiasi tipo di shock, lo avrebbe provato in quel momento. Il Dottore!

“Ooh, guarda come si è accesa la tua memoria! Quindi hai sentito parlare di me?” Sentito di lei?? “Il Ka Faraq Gatri,” rispose Karpagnon. “La tempesta imminente, il portatore di oscurità, il folletto della Pandorica! Il vincitore finale della Guerra del Tempo.”

“Alcuni dei miei successi. Sono felice che tu abbia fatto attenzione.”

“Sei conosciuta da molti come il miglior guerriero dell’universo.”

“Non sono una guerriera, ma come vuoi.”

“Come puoi essere nella mia testa?”

“E se ti dicessi che ti sto parlando tramite un auricolare?”

Karpagnon processò velocemente l’informazione. “Come è stato possibile violare le mie difese e applicare un auricolare?”

“Domanda sbagliata.”

“Come ha fatto un auricolare a ricablare le mie trasmissioni logiche interne?”

“Ancora domanda sbagliata.”

Karpagnon raggiunse l’auricolare, ma –

“Non toccarlo,” scattò il Dottore. “Tocca l’auricolare e finisce qui. Non ti aiuterò.”

“Io non prendo ordini!” tuonò Karpagnon – anche se non potè non notare di aver abbassato la mano. “Perché a un DeathBorg 400 dovrebbe servire il tuo aiuto?” protestò, ad un volume un po’ più alto di quanto intendesse in realtà.

“Perché vuoi uscire da qui,” replicò il Dottore. “Il che va bene per me, perché non voglio un DeathBorg 400 che gironzola in un orfanotrofio. La porta d’ingresso è 6 metri davanti a te, andiamo?”

“Prima devo distruggere questo impianto, e tutti gli umani al suo interno.”

“Questo non è un impianto, è un orfanotrofio.”

“Prima devo distruggere questo orfanotrofio e tutti gli umani al suo interno.”

“Beh, mi sembra una cosa un po’ spregevole, ma okay. Meglio andare in cucina, si?”

“Perché la cucina?”

“È dove tengono tutte le cose che bruciano. Sai dov’è la cucina, vero Karpagnon?”

“Certo!” Karpagnon scese il resto delle scale e si avviò per gli scuri e silenziosi corridoi verso la cucina.

“Perché sei così spaventato dagli umani?” chiese il Dottore.

“Non ho paura degli umani. Li disprezzo.”

“Ma dai, sono seduta nel tuo orecchio, posso vedere il tuo intero cervello. Hai ovviamente paura di loro.”

“Odio tutta l’umanità.”

“Si, ma quello è il punto, no? Li odi. L’odio è solo paura amplificata.”

“Non conosco la paura,” disse Karpagnon, mentre entrava nella cucina deserta.

“Beh, io so tutto, devo sapere tutto io. E conosci i Dalek, i Cyberman, e gli Angeli Piangenti.”

“Conosco quelle creature.”

“Certo che le conosci, tutti hanno paura di loro. E i Sontaran e gli Slitheen. E certamente, gli Umpty Um.”

Karpagnon fece un doppio scan delle sue unità di memoria. “Gli Umpty…Um?”

“Oh, sono i peggiori. Niente mi spaventa più degli Umpty Um.”

“Non li conosco!”

“Se conosci me, conosci gli Umpty Um. Ma lascia perdere per ora. Siamo in cucina! Cosa facciamo?”

Karpagnon era in piedi nel mezzo della grande e buia cucina, e si sentì riluttante nel fare qualsiasi cosa. Finalmente, disse: “Questa casa deve bruciare.”

“Quindi la pensi così? Non è un po’ troppo?”

“Questa casa deve bruciare,” insisté, con voce più forte stavolta.

“Anche tutte le persone bruceranno. È un po’ ingiusto. Ci sono molti bambini qui, lo sai.”

“Non mi interessa nulla dell’umanità. Questa casa brucerà.”

“Ma il fatto è…che tu non vuoi per davvero farlo – vero, Karpagnon?”

Karpagnon scannerizzò le sue Unità di Funzione. Era vero, stava percependo…cos’era? Riluttanza? Questa strana donna blaterante, che era anche il più pericoloso guerriero nell’universo, aveva interferito con il suo programma di base?

“Vuoi sapere perché sei riluttante, Karpagnon?”

“Non sono riluttante,” mentì.

“Strategia! Questo è. Pura e semplice strategia militare. Sei un DeathBorg 400 in missione segreta sul pianeta Terra – bruciare questa casa attirerà solo l’attenzione su di te.”

Karpagnon rifletté. “Corretto!” dichiarò.

“Quindi. Ecco un compromesso. Invece di bruciare la casa, perché non…alziamo il riscaldamento al massimo!”

“Il riscaldamento?”

“Sì. Questo gliela farà vedere! Suderanno tutta la notte, questi stupidi umani! Quelle lenzuola goccioleranno.”

“Ma io voglio vendetta,” protestò Karpagnon. “Vendetta non è accendere il riscaldamento.” Ma non potè fare a meno di notare che aveva già girato la manopola del riscaldamento al massimo.

“Ben fatto Karpagnon! Faranno più attenzione a non darti fastidio in futuro. Ora usciamo da qui e lasciamo questi deboli umani a soffrire questo caldo insopportabile!”

“No!” disse Karpagnon.

“Dai, andiamo! Questa fuga sta durando troppo. Mi piace perdere un po’ di tempo, ma questo è ridicolo.”

“Prima devo distruggere l’umano noto come Dr. Petrie.”

“Oh, okay. Se dobbiamo, dobbiamo. Allora facciamo un salto e distruggiamo il Dr. Petrie. Dove lo possiamo trovare a quest’ora della notte?”

Come al solito, il Dr. Petrie stava lavorando fino a tardi nel suo ufficio. Quando Karpagnon era fuggito silenziosamente dalla porta (modalità furtiva al massimo), aveva visto Petrie spaparanzato sulla sua sedia, con la testa appoggiata all’indietro. Stava russando così pesantemente che faceva tremare la tazza di tè sulla scrivania. Sotto la tazza di tè Karpagnon vide delle carte sparpagliate, la maggior parte delle quali avevano fotografie pinzate. Le fotografie ritraevano tutte David – il travestimento olografico di Karpagnon.

“Bene, quindi cosa dovremmo fare con lui?” chiese il Dottore. “Scioglierlo? Rimpicciolirlo? Riarrangiamo la sua struttura atomica? In realtà non so come si faccia quest’ultima cosa, ma suona bene.”

Nuovamente, Karpagnon si ritrovò riluttante ad agire. Cosa c’era di sbagliato in lui? Odiava il Dr. Petrie più di ogni altra cosa vivente – e odiava decisamente molte cose viventi.

“Perché lo odi, Karpagnon?”

Karpagnon esitò. “Lui…mi ha umiliato.”

“Non credo fosse intenzionale. Voleva aiutarti. Ricorda, lui pensa che tu sia un bambino di nome David con un disturbo dissociativo della personalità, non un DeathBorg 400 dai letali boschi di Villengard.”

“David è una finzione.”

“Certo che lo è. Lo so. Ma hai inserito così tanti dettagli nel travestimento. Abbandonato dai suoi genitori, tutte quelle persone così crudeli con lui…non credo che il Dr. Petrie ti stesse umiliando, penso volesse aiutarti. Solo non sapeva fossi un DeathBorg – credo ti capiti spesso.”

“Non importa. Non avrò pietà, avrò la mia vendetta. Lui sarà distrutto.”

“Mi pare giusto. È una tua scelta. Vai allora, distruggilo.”

Ma di nuovo Karpagnon si sentì stranamente riluttante ad agire. E il Dr. Petrie continuò a russare, sempre più forte.

“Sai qual è il problema,” disse il Dottore alla fine. “È di nuovo strategia. Se distruggi il Dr. Petrie, attirerai l’attenzione su di te. Non puoi far saltare così la tua copertura. Quindi ci serve un altro compromesso astuto.”

“Cosa suggerisci?”

“Beh, invece del noioso e vecchio ‘distruggiamolo’, perché non facciamo una cosa che gli esseri umani davvero non sopportano? Perché tu non…ascoltami bene…perché non gli disegni dei baffi!”

“Disegnare dei baffi non è una vera vendetta,” disse il DeathBorg 400 mentre prendeva un pennarello.

Infine, la porta d’ingresso fu davanti a lui – non sorvegliata, notò Karpagnon, con spietata soddisfazione. La libertà era a pochi centimetri da lui.

“Che cosa stai aspettando?” disse il Dottore nel suo orecchio. Karpagnon raggiunse la maniglia della porta. Esitò.

“Non preoccuparti, è tranquillo là fuori,” disse il Dottore. “Niente Cyberman o Dalek. Neanche una traccia di un Umpty Um.”

Karpagnon si preparò e aprì la porta. L’aria fredda riempì i suoi polmoni. Il vento corse tra gli alberi, e in lontananza c’era il suono del traffico. Il cielo era coperto dalle nuvole, ma la luna faceva capolino tra esse.

“Polmoni? disse il Dottore, “cosa intendi con polmoni?”

Karpagnon fece un altro respiro. Così freddo. Tremò per i brividi.

“Come puoi avere polmoni se sei un DeathBorg 400? I DeathBorg non hanno i polmoni.”

Un gatto passò furtivo vicino al muro. Guardò Karpagnon e scappò. Il traffico sospirò, un treno tremò, e il vento scosse i suoi capelli.

La voce del Dottore era più gentile ora. “Chiudi la porta, David. Ti prenderai un malanno.”

“No!” tuonò la mente di Karpagnon. “No, non sarà così!” Avanzò nella notte. Il cemento era gelato sotto i suoi piedi nudi e il vento strattonò il suo pigiama. Si imbatté in uno stop, e si fermò sul posto. Non era programmato per il terrore, ma in quel momento lo sentiva.

“Dai David,” disse il Dottore. “Lo capisci adesso, no? So che lo capisci!”

“Smettila di dire bugie!” pianse Karpagnon.

“Se sei stanco delle mie parole, David, perché non togli l’auricolare?”

David raggiunse il suo orecchio. Poi provò a toccare l’altro. “Non c’è nessun auricolare.”

“Più precisamente, ci sono le orecchie. Perché un DeathBorg dovrebbe avere le orecchie, David? Un DeathBorg con orecchie e polmoni? Che razza di cyborg è uno così?”

“Ma sento la tua voce.”

“Non sono nel tuo orecchio, David. Sono nella tua testa. E tu non sei un DeathBorg, sei un bambino di nome David Karpagnon e hai superato da un pezzo l’orario della tua nanna.”

“Non è vero. Stai usando i tuoi poteri da Signore del Tempo per disabilitare e corrompere i miei sistemi.”

“No, non è vero. E non potrei neanche se volessi. Sai perché non potrei, David?”

“Si sa che il Dottore ha abilità telepatiche che vanno oltre quelle dei comuni mortali.”

“Chi te l’ha detto? Come fai a sapere così tante cose su di me? Dove le hai imparate?”

“Io…”

Karpagnon crollò, mentre una terribile verità si faceva strada nella sua testa.

“Io…”

Non poteva essere vero. Semplicemente non poteva. Eppure, mentre stava lì in piedi al freddo e al buio, lui capì che era più vero di qualsiasi altra cosa. Fece un altro respiro nell’aria gelata e disse le parole a voce alta. “Ti ho visto in televisione.”

“Già, bella serie, vero?”

Doctor Who.”

“Esattamente quello. Sono io. Ma non mi è permesso farmi chiamare in quel modo sullo schermo. Non so perché, è un nome fantastico.”

“Tu…non sei reale.”

“Beh, nel senso stretto di reale no. Ma ti ho tenuto sulla retta via stasera, no? Sono reale abbastanza per quello.”

“Tu sei un personaggio…di una serie TV.”

“Sì, è vero, lo sono. Ma in realtà, preferirei essere alla regia.”

David stava in piedi in silenzio. A malapena sentiva il freddo ora.

“A proposito, ti piace la sigla? A me spaventa sempre. Umpty-um umpty-um, umpty-um umpty-um.”

“Non capisco…”

“Beh, è un rumore spaventoso, no? Mi sento sempre agitata quando so che sto per sentirlo. Ecco perché inizio a urlare verso la fine degli episodi.”

“Ma come puoi essere nella mia testa?”

“Io vado dove ci sono mostri da combattere. Abbiamo combattuto mostri insieme stasera, io e te. Vedi, credo sia la storia della sigla. Gli Umpty-Um sono il rumore dei mostri. Ma poi inizia il Woo-Hoo. Penso che il Woo-Hoo sia me che corro al soccorso.”

“Non puoi salvare nessuno. Sei solo una storia.”

“Siamo tutte storie alla fine. Ma sai cos’è una storia, David? È un’idea. E sai cos’è un’idea? È un pensiero così grande e intelligente che può vivere più a lungo di te. Può volare fuori dalla tua testa, e andare in quelle degli altri. Così come io sono nella tua testa adesso. A tenerti in riga. Mai crudele, mai codardo. Sempre il Dottore.”

David singhiozzò. Iniziò a sentire il freddo di nuovo. Guardò dietro di sé la casa, che all’improvviso sembrava così calda.

“Non sarà facile,” disse il Dottore. “Niente di tutto ciò sarà mai facile. Ma ci sarò sempre.”

David tornò dentro la casa, salì le scale e si mise a letto.

Qualche ora dopo David si svegliò e fissò il soffitto per un po’, pensando a varie cose.

“Qualche volta sono molto impaurito,” disse.

“Woo-Hoo,” disse il Dottore.