The Sound of Drums – 15 anni dopo

Ho iniziato a guardare Doctor Who a fine maggio 2012. Avevo però già visto tutto Torchwood -ma questa è una storia per un altro giorno. Dicevo, facendo un rapido calcolo degli episodi visionabili in un giorno, sottraendo le ore portate via dalla sessione esami, e qualche pausa fisiologica tipo per mangiare e dormire, è altamente probabile che 10 anni fa più o meno in questi giorni stessi guardando il finale della terza stagione. E che finale!

Scrivere una trilogia di episodi è rischioso; nel NuWho ci hanno provato solo due volte, e la seconda nemmeno è andata così bene *coff coff* i Monaci *coff coff*. In particolare, l’episodio di mezzo ha un altissimo rischio filler e noia, perché ormai la vicenda più o meno si conosce già, mentre il finale non può ancora arrivare. RTD invece dribbla tutti i possibili intoppi strutturando Utopia come una lunga prefazione, di modo che la vicenda cruciale per i Nostri effettivamente si sviluppi solo in The Sound of Drums. Non solo, ci fa pure credere in una conclusione tutto sommato semplice, per poi smentirci negli ultimi minuti con Ten e Jack prigionieri e Martha in fuga. Non mi dilungo sulla trama perché immagino che, se siete qui, la conosciate già.

Questo è l’episodio del Maestro per eccellenza, tanto che perfino il titolo è dedicato a lui, a quel suono in 4 battiti che gli è entrato in testa da bambino e non se n’è mai andato veramente. Perfino le incarnazioni successive, pur non sentendolo più, ne sono ancora influenzate, come ci ha mostrato di recente Thirteen in Spyfall. Dopo i rintocchi, la seconda ossessione del Maestro è ovviamente il Dottore, invece dopo questo episodio è stato John Simm a diventare la MIA personalissima ossessione… ma anche questa storia la racconterò un’altra volta, torniamo alla recensione che sto divagando.

Il Maestro ruba il Tardis, ma viene in qualche modo limitato dal Dottore, che gli permette di viaggiare solo tra la fine di… pressoché tutto, e la Londra del 2007 circa. Il che sarebbe anche un piano ben riuscito, se non fosse che il nostro frenemy preferito nel giro di un anno riesce a diventare Primo Ministro. Ecco, se ho un rimpianto nei confronti della me stessa del 2012, è il non aver prestato sufficiente attenzione alla sottotrama di “Mr. Saxon”… beh, a nessuno sottotrama dell’Era Davies, a essere sincera. Ero troppo presa dal binge watching per rifletterci troppo su. Ed è un vero peccato, perché il crescendo di questa minaccia latente che esplode brutalmente in questo episodio è un vero capolavoro.

The Sound of Drums è il modo perfetto per presentare il Maestro alle nuove generazioni: implacabile come un Dalek, determinato come un Cyberman ma con l’intelletto superiore del Dottore. E matto da legare, certo. In ogni caso, a Ten non bastano un trucchetto col cacciavite e un sorriso smagliante per sconfiggere questo nemico, deve perdere il primo round e accettare di competere in una partita lunga.

Il finale ve lo raccontiamo fra 7 giorni!

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