THE GHOST MONUMENT, recensione di Six

Quando abbiamo conosciuto Capaldi, la sua seconda avventura è stata contro i Dalek, con Into the Dalek. Chibnall, che sceneggia questo secondo episodio, ha dichiarato di non voler usare cattivi già affermati, ma per me è un errore, perché glissa su uno strumento incredibilmente efficace per presentare il nuovo Dottore.

Sono pieno di lamentele su questa seconda puntata che odora di filler e nessuna di queste fa rima con “il cantore è una gonna”, se capite dove voglio andare a parare: Jodie convince e continua a farlo anche se potrebbe imparare a respirare con il naso. I companion? Per ora restano un ammasso informe che tenta di delinearsi in qualche modo, restando più anonimi di Salad Guy, di cui continuiamo a sapere più di Yasmin, che ha meno battute di Jackie Chan in Kung Fu Panda.

La puntata non sa bene dove vuole andare a parare nemmeno con la trama, tardando a presentare un antagonista coeso in favore di etiche facilone.

L’aria che si respira è più vicina a quello del Doctor Who degli anni di Moffat, forse per l’ambientazione più sperduta che pare essere girata in Sudafrica (ed è infatti bellissima, ma non basta a reggere una puntata).

Se Chibnall ha rifiutato la mossa facile di usare i Dalek per presentare il Dottore, c’è però un “giro gratis” che sfrutta, su cui non posso dire altro per non rovinare la visione, ma è quello che ricorderemo per sempre di questa puntata e, fuori da qualunque contesto, fa venire la pelle d’oca dall’emozione. Senza quello? La puntata sembrava il Deserto dei Tartari. E non è un complimento.

Avrei molte altre frecciate, sulla continuity e su come un FPS pvp chieda più coordinazione che salire una scala, ma magari ne parleremo nei commenti. Alla prossima settimana, fino ad allora stay tuned, stay TARDIS! Ciao dal vostro Sesto.

~Six