THE GHOST MONUMENT, recensione di Saki

Potreste dire che la giovane poliziotta in addestramento ha ancora la personalità di un carciofo impanato (“Scusa, Yaz, mi ero dimenticata che c’eri anche tu”, parole del Dottore).
Potreste dire che, per soffrire di una grave mancanza di coordinazione, Ryan è piuttosto bravo nei videogiochi sparatutto.
Potreste dire che se la storia del Timeless Child si dimostrerà in conflitto con i romanzi Virgin sul Settimo Dottore, vi arrabbierete molto.
Potreste dire tutte queste cose e sarei d’accordo con voi, ma vi prego di non farvi sfuggire il senso più importante della puntata: questo episodio è una lunga canzone d’amore.

Se Katniss e Peeta… cioè, Harry e Cedric… insomma, i due finalisti del premio stanno correndo verso una vita migliore, il Dottore vuole solo raggiungere il suo bene più prezioso, una parte di se stessa a cui non vorrebbe e non potrebbe mai rinunciare: il TARDIS. Certo, lo fa anche per portare in salvo i suoi (ancora) involontari companion, ma l’emozione, il desiderio, ma che dico: il bisogno assoluto di ricongiungersi con la sua nave è il vero tema portante di questa avventura, che ha un lieto fine in ogni senso possibile.

Come già nel pilot, Graham spicca nel gruppo per umanità e buon senso. La scena in cui Angstrom gli confida che anche lei ha perso la moglie per mano degli stessi nemici è un colpo al cuore, ma soprattutto è il nodo che – in una sola mossa fluida da nostromo – unisce il suo mondo all’universo in cui stanno viaggiando, cancellando il concetto di “alieno”, ridimensionando ai suoi occhi, e ai nostri, anche quelli di spazio e tempo.

Così siamo davvero pronti a partire… tra l’altro, visto il promo del prossimo episodio, si preannunciano grandi emozioni.
E a proposito di emozioni: forse Yaz non ha ancora espresso le sue potenzialità, ma quando sorride… riscalda il cuore. Riguardate la scena dopo l’esplosione e mi direte 🙂

 

– Saki