Flatline – 10 Anni Dopo
Il disclaimer per questo episodio è abbastanza semplice, anche banale se vogliamo: si tratta di un gran fillerone, almeno lo era all’epoca in cui uscì. I suoi errori di produzione e montaggio sono innumerevoli e ormai leggendari, frutto di tempi strettissimi in cui le puntate venivano girate due alla volta. Ma non per questo consiglierei a chicchessia di saltarne la visione, nemmeno durante un rewatch, e anzi goderselo se possibile sia in originale che in italiano: se proseguite con la lettura, capirete il perché.
Il richiamo più immediato – insomma l’ispirazione – si deve senz’altro al romanzo “Flatlandia: racconto fantastico a più dimensioni” dello scrittore britannico Edwin A. Abbott. Anch’esso tratta di esseri a due dimensioni, ma dal punto di vista di questi ultimi, cosicché le similitudini tra le due storie finisce qui. In “Flatline” infatti gli Smidollati, così li chiama il Dottore (e qui la traduzione italiana è stata gagliarda, alla pari con il “bella zio” della prossima stagione), sono non soltanto dei villain senza possibilità di redenzione, ma creature di cui non si conosce nulla, con cui non c’è quasi dialogo, e conoscendo il Dottore – persino questo Dottore così poco diplomatico – è difficile vincere senza poter comunicare.
Ma c’è un’altra ragione per l’impotenza del nostro eroe: è intrappolato in un TARDIS rimpicciolito e sul punto di perdere del tutto le sue energie. Il compito di risolvere la situazione è dunque in mano a Clara e al giovane Rigsy. Non lo considero per questo un episodio paragonabile, per esempio, a “Turn Left” o “73 Yards”; il Dottore c’è, e fortemente. Ha soltanto un ruolo diverso. Fino ad un certo punto, elabora le informazioni e le scoperte di Clara usando le risorse rimanenti della nave e la propria intelligenza, permettendole di avanzare nelle prime sfide che si trova davanti. Quando il TARDIS entra in “modalità assedio”, anche questa possibilità viene meno. Clara non si arrende, carica a testa bassa per il resto della puntata, sprizza tanta energia e coraggio che uno degli altri personaggi la crede impazzita mentre elabora l’idea finale della finta porta. Ma il Dottore ai nostri occhi non è affatto scomparso – continua a parlarle, anche se non crede che lei possa più sentirlo. Ci mostra la sua natura più intima, i suoi veri sentimenti, dietro la facciata burbera e fredda di questa incarnazione.
A livello visivo ho trovato l’idea del TARDIS che rimpicciolisce estremamente geniale, sin dalle prime immagini rubate dal set. Ricordo in modo vivido l’emozione dell’attesa e i commenti che scambiavo con gli altri fan. E quando il Dottore sposta il TARDIS dai binari tirando fuori la mano “come nella famiglia Addams”, si sente tutto il divertimento di certe avventure dell’era di Patrick Troughton, Tom Baker o David Tennant. Anche se a pensarci bene, al Decimo sarebbe venuta da sola, quell’idea, senza aver bisogno del suggerimento di Clara!
Ho poi forti opinioni sulla scena finale, che sono però cambiate nel tempo.
Innanzitutto, alla prima visione il dialogo tra Clara e il Dottore mi sembrò forzato a livello visivo e recitativo, anche se all’epoca non sapevo dei problemi di produzione. L’ho rivalutato di fronte al modo in cui si concludono diversi episodi del Tredicesimo, devo dire.
Proprio in questa scena, più di recente, ho trovato l’unica pecca di traduzione. Alle insistenze di Clara ad ammettere che è stata “a good Doctor”, lui risponde “you were an exceptional Doctor, Clara, goodness had nothing to do with it”. Ma in italiano i termini “good” e “goodness” vengono tradotti con “bravo” e “bravura”, andando a cancellare il vero significato di quell’interazione nonché l’appartenenza di “Flatline” al filo conduttore della stagione. Sì, perché nella nostra lingua “bravura” non ha l’accezione di “bontà” come il suo corrispondente inglese: ciò che il Dottore voleva esprimere era infatti racchiuso proprio in questa duplicità semantica, Clara è stata brava, non buona, perché il Dottore non è buono in senso assoluto.
Ed ecco l’amarezza che giunge solo in un secondo momento, cioè con l’arrivo sugli schermi di “Face the Raven”, la stagione successiva, in cui Clara si dimostra davvero una persona buona, salvando Rigsy con un sacrificio eroico, per quanto solo fortuitamente estremo. Non che Rigsy stesso abbia alcuna remora a dare la vita per salvare il mondo, quando qui si mette alla guida del treno per tentare di eliminare i nemici.
Anche il semplicissimo “Non vedo l’ora di vedere cos’altro farai”, detto dal Dottore a Rigsy, suonerà poi profetico in modo sinistro e crudele. Insomma, Sarah Dollard (l’autrice di “Face the Raven”) ha preso da questo episodio molto più che un personaggio di contorno, ha reso lui e la storia stessa importanti in un modo che l’autore, Jamie Mathieson, non avrebbe mai immaginato. In qualche modo, ne ha scritto il seguito. Complimenti ad entrambi, dunque, per ragioni diverse, e complimenti a me se vi ho fatto venire voglia di rivedere l’episodio, a questo punto.
– Saki




