THE RETURN OF DOCTOR MYSTERIO – 10 ANNI DOPO
Quest’ultimo giorno dell’anno vi parleremo dello speciale intitolato Il ritorno del Dottor Mysterio, con protagonista il Dodicesimo Dottore, il quale deve fare i conti con la morte di River Song dopo aver passato ventiquattro anni con lei su Darillium.
In quest’avventura ambientata a Manhattan, New York, il nostro Signore del Tempo preferito si sta ingegnando nel cercare di raggiungere due sue vecchie conoscenze, quando si imbatte in un ragazzino. Quest’ultimo, di nome Grant, ingerisce per sbaglio una pietra preziosa che al Dottore serviva per attivare il complesso macchinario che stava portando a termine, risultando nella ‘trasformazione’ del giovane in un supereroe.
Qualche anno più tardi, vediamo i due incontrarsi nuovamente quando il Dottore, accompagnato da Nardole, è insospettito da quanto sta avvenendo proprio a Manhattan, temendo una presenza aliena. Tra colpi di scena tipici sia di Doctor Who che di una narrazione legata ai supereroi, la puntata intrattiene fino alla fine, quando il Dottore e Nardole salutano una volta per tutte Grant.
Ho trovato l’episodio particolare, soprattutto perché Moffat ne approfitta per rendere omaggio non solo ai cinecomics e ai prodotti supereroistici, ma a un supereroe in particolare, ovvero Superman, il suo preferito della DC. Inoltre, riesce molto bene a fondere, all’interno della puntata (della durata di una sessantina di minuti) tutti quegli elementi tipici non solo dei supereroi, ma soprattutto (appunto!) di Superman: la presenza di un giornalista d’assalto (nei panni dell’interesse amoroso di Grant, Lucy Fletcher); l’identità segreta del personaggio; il supereroe che risulta goffo una volta tolta la maschera.
Il personaggio del Dodicesimo Dottore, dopo quanto accaduto all’interno dello speciale intitolato I mariti di River Song, ci viene presentato come molto malinconico, nonostante non perda la sua vena ironica, e l’introduzione di Matt Lucas (nei panni di Nardole) come suo comprimario serve un po’ a smorzare il tutto, fungendo inoltre come bussola morale e permettendo al Dottore di Capaldi di sfoderare al meglio la sua saggezza e la sua maturità.
L’aspetto che, forse, contesto un po’ di più riguarda la parte del villain (i cervelli), che risulta probabilmente la componente un po’ più debole di tutta la narrazione, in quanto vengono più utilizzati come pretesto per unire tutte le varie sottotrame dell’episodio, che come un vero e proprio avversario degno di questo nome. Nel complesso, l’episodio non è male e regala comunque ottimi elementi, primo tra tutti la chimica che troviamo tra Peter Capaldi e Matt Lucas, che vedremo svilupparsi nella serie successiva, la decima, l’ultima con Capaldi nei panni del Dodicesimo Dottore.
– The Archivist



