The War Between the Land and the Sea – Recensione senza spoiler
Sin dal debutto di Kate Stewart nella settima stagione, ho sempre pensato che uno spin-off sulla UNIT sarebbe stata un’ottima idea. In effetti, la Big Finish da allora ha fatto un lavoro superbo con i suoi audiodrammi dedicati a lei e Osgood, facendo addirittura tornare i vecchi alleati del Terzo Dottore in un’avventura per me emozionante. Insomma, undicesima stagione a parte, la Torre di Londra e la sua versione simil-Avengers hanno sempre mantenuto il loro ruolo in modo piuttosto costante e non ho potuto lamentarmi.
Senonché… c’era bisogno di una serie proprio come “The War Between the Land and the Sea”, e vi spiego perché senza spoiler. Almeno, ci provo!
Quando la UNIT compare in Doctor Who fornisce un supporto logistico e affettivo al Dottore, niente di più. Certo, ha avuto un ruolo rilevante e soddisfacente, ma a livello morale il Dottore deve avere la meglio e questo ha sempre portato a mostrare quest’organizzazione come inferiore sotto questo aspetto. Pensate a Martha che vorrebbe far esplodere la Terra per salvare l’universo, a Kate che farebbe saltare in aria Londra per distruggere gli Zygon e così via.
“The War Between” si concentra sull’incontro/scontro fra civiltà terrestri ma soprattutto fra umani. E la UNIT, che si batte da sempre per la pace e la convivenza con le altre specie, ha finalmente l’occasione di brillare. Vediamo il dietro le quinte, l’impossibilità di vivere un’esistenza normale per chi ha sulle spalle tanta responsabilità. Vediamo la precarietà di svolgere un lavoro tanto delicato e rischioso, di mettersi in prima linea ogni giorno non solo per il genere umano, ma per tutte le parti coinvolte. E non sto parlando solo delle cosiddette redshirts, ma dagli alti ufficiali ai soldati agli scienziati… e qui entra in gioco il protagonista della serie: che non è nulla di tutto questo, ma saprà conquistare lo spettatore nella sua semplicità disarmante.
Russell Tovey è un attore di grandissimo talento, i fan lo riconosceranno di sicuro per il ruolo di Alonso Frame in “Voyage of the Damned” (e un cameo in “The End of Time”) ma personalmente l’ho ammirato in una stagione di “American Horror Story” dove le sue capacità drammatiche, come qui, raggiungono il virtuosismo.
Anche Gugu Mbatha-Raw è un grande nome, anche lei reduce della prima era Davies ma soprattutto messa in risalto più recentemente da serie come “Black Mirror” e “Loki”. Il trucco alieno a cui è stata sottoposta qui la rende diversa, certo, ma allo stesso tempo rende ancora più attraente il suo volto dalla bellezza semplice e luminosa.
Torna Colin McFarlane, lui sì nello stesso ruolo avuto in “Torchwood – Children of Earth” a cui tra l’altro “The War Between” è stata paragonata. Non so dire se sono d’accordo. Si parla in entrambe le storie di compromessi impossibili fra gli umani e un altro popolo – ma ci sono almeno due grandi differenze. La prima posso svelarla senza timore di sciupare la sorpresa: se in “Children of Earth” si trattava di alieni, qui la sfida emerge dalle nostre acque e dal passato remoto del pianeta. La seconda differenza sta nell’intimità che si crea fra i personaggi nonostante l’apparente incomunicabilità, e anche questo lo vediamo nel trailer.
Ma allora questa miniserie non ha difetti? Non proprio. Non esiste nulla di perfetto, e se mi viene chiesto posso ammettere che mi aspettavo quel qualcosa in più, forse una maggiore originalità, forse maggiori rimandi alla serie classica e… vorrei poter dire altro, ma farei inevitabilmente spoiler sui personaggi che già conosciamo e su ciò che sono chiamati ad affrontare – non solo davanti al mondo, non solo tra loro, ma nel profondo di loro stessi.
E di quanto sia profonda questa serie, giù nelle fosse oceaniche, come nell’anima di ognuno dei protagonisti, di certo non posso convincervi; ma vi invito a lasciarvi andare, a tuffarvi in queste acque amare, non appena sarà disponibile per la visione in Italia. Poi tornate pure qui a raccontarci cosa ne pensate. Vi aspettiamo con un accappatoio e un tè caldo.


