The Legend of Ruby Sunday
“The Legend of Ruby Sunday” è a mio parere un capolavoro di sceneggiatura, regia e recitazione in ogni sua parte. Un’avventura di ampio respiro che coinvolge numerosi personaggi, ognuno dei quali ha un proprio ruolo e la giusta caratterizzazione: un’avventura in questo senso simile al doppio episodio finale della quarta stagione.
Kate, con il suo affetto e la sua disponibilità senza confini verso il Dottore… che però la porta a soffrire e provare rabbia quando perde uno dei suoi dipendenti più fidati.
Mel, che ha conosciuto il Dottore nella sua incarnazione più “difficile” e sa come interagire con lui, con la sua intelligenza logica e le capacità sociali che la rendono ideale ad infiltrarsi nella Triad.
Carla, un uragano umano, pronta a dimostrare di non essere seconda a nessuno. Soprattutto, così certa del proprio legame con Ruby che fa di tutto per accompagnarla nel percorso di ricerca della madre biologica. Nulla la sconvolge, nulla la spaventa: pur di far parte della vita di sua figlia accetta gli alieni e i viaggi nel tempo, arrivando ad auto-invitarsi alla sede della UNIT. Di tutti i familiari dei companion, solo Wilfred mi aveva regalato così tante emozioni finora.
Parliamo della trappola di Susan, “l’anagramma sbagliato”. Il giovane Morris ci ricorda più volte che è sicuramente una trappola, quasi sicuramente, ma il Dottore vuole sperare. E Ruby vuole sperare insieme a lui, perché ormai condividono le emozioni, le respirano insieme ad ogni avventura.
Vediamo il Dottore avvicinarsi alla donna e tentare di capire chi sia, sempre con quella infinitesimale eppure sublime speranza nei cuori.
Ogni cosa che lui fa, in questo episodio, la fa per amore. Per colei che spera sia la “sua” Susan, poi per Ruby e il mistero della sua nascita, (come sorridono insieme in quella finestra temporale intrisa di magia!) e poi… la rabbia per la morte del colonnello, ma soprattutto per aver deluso Kate, una delle persone a cui più vuole bene su questo pianeta.
Il Pantheon della Discordia è stata un’invenzione di Davies nella sua prima era, perciò è totalmente logico che abbia voluto “giocarci” aggiungendo nuovi tasselli e riprendendo villain classici, in modo da incastrarli nella mitologia della serie. Da appassionata non solo della serie classica ma anche dell’universo esteso, ciò mi riempie di una soddisfazione difficilmente spiegabile.
L’elenco delle entità appartenenti al Pantheon conta infatti non solo il Giocattolaio, Maestro e il Trickster, affrontato da Sarah Jane nella sua serie spin-off, ma anche Mara, creatura dalla forma di serpente che diede filo da torcere in ben due occasioni al Quinto Dottore e alla sua companion Tegan.
E infine, la rivelazione del cattivo dei cattivi, quello stesso Sutekh già relegato dal Dottore di Tom Baker a morire di vecchiaia in un corridoio temporale… ormai libero e molto, molto arrabbiato.
In origine, così come altre figure “divine” e “mitologiche”, Sutekh era stato descritto come membro di una specie aliena, gli Osiran. C’erano i Guardiani della Luce e del Caos, c’erano creature denominate come “Eterni” (ricordate Zellin e Rakaya?) ma tutto ciò che era venerato da un popolo era comunque a tutti gli effetti una creatura, più o meno potente, più o meno unica nel suo genere.
In questa nuova era Davies, invece, si parla apertamente di divinità. Le leggende diventano reali, la natura e la tecnologia diventano magia. Qualcuno tra gli spettatori già storce il naso, ma per quanto mi riguarda sono piuttosto certa che la spiegazione finale sarà soddisfacente.
Il Dottore dice che i suoi ricordi, e il tempo stesso, continuano a cambiare. La presenza di Sutekh nel TARDIS potrebbe essere il motivo per cui, ad esempio, Newton non aveva percepito correttamente i suggerimenti di Quattordici e Donna, coniando il termine “mavità”. O perché Quindici dice di non aver avuto figli, mentre il Decimo sosteneva di sì.
Restano comunque una marea di domande, com’è giusto che sia dopo un cliffhanger epico come questo.
Davvero le diverse creature del Pantheon hanno potuto penetrare nel nostro universo per colpa dell’atto superstizioso di Quattordici in “Wild Blue Yonder”, oppure nel caso di Sutekh è stato già il Flux a desigillarlo e permettergli di possedere il TARDIS? O ancora, come ha già suggerito qualcuno, è successo durante la creazione del secondo TARDIS?
Chi è davvero la signora Flood? Personalmente non credo si tratti di un’altra “messaggera”, è possibile piuttosto che sia un’entità contrapposta a Sutekh che vuole sfidarlo. Horus? La vera Susan? Chiunque sia, Cherry Sunday, non ha intenzione di portarti il tè!
Il TARDIS combatterà Sutekh? Sono ancora intrecciati l’un l’altro, e in ogni caso, quanto si dimostrerà forte “la memoria di una macchina del tempo”?
Chi è Ruby? Esiste davvero una “madre” sotto quel cappuccio oppure è una creatura nata da qualcosa di più grande e sconosciuto?
Ma soprattutto: perché i traduttori italiani se ne sono usciti con un titolo così spoileroso?
– Saki




