Torchwood – Stagione 3 – Children of Earth – Day Five
L’episodio si apre con l’inizio delle operazioni per prelevare i bambini, con la scusa di una vaccinazione di massa per evitare gli strani episodi che li hanno coinvolti. Tutto funziona come una macchina ben oliata, mentre il colonnello Oguya della Unit sostituisce Frobisher nelle trattative con il 456, il quale finalmente spiega perché vogliono i bambini: essi sono per loro come una droga, producono sostanze con cui gli alieni vanno in botta. Frobisher viene convocato nell’ufficio del Primo Ministro Green, il quale gli comunica che anche le figlie di John saranno prelevate, a beneficio dell’opinione pubblica. Frobisher però finalmente capisce di essere considerato sacrificabile, lui e tutta la sua famiglia, e non lo accetta: prende una pistola, torna a casa e compie un omicidio-suicidio in piena regola.
Qui ritengo necessario aprire una piccola parentesi su Capaldi e sul suo personaggio. Naturalmente, la sua prova attoriale è degna di uno dei migliori interpreti del Dottore che abbiamo avuto. Doctor Who e Torchwood non sono nuovi al recast di attori che hanno già interpretato altri personaggi, ma quello di Capaldi è l’unico caso che ha una spiegazione ufficiale nella trama. Frobisher è un diretto discendente di Caecilius (Le fiamme di Pompei), e quanto gli succede è il modo in cui il tempo corregge se stesso: la sua linea di sangue doveva interrompersi a Pompei, così non è stato, e l’Universo ha finito per ristabilire l’ordine secoli dopo.
Tornando ai nostri favoriti, Gwen, e Rhys aiutano la sorella di Ianto a portare al sicuro 19 bambini, ma vengono scoperti, mentre Jack, arrestato per spionaggio come Lois, viene prelevato nuovamente dalla Johnson: sua figlia Alice l’ha convinta che Jack sia l’unica speranza per fermare questa follia. Assieme a Dekker, elaborano un piano per fermare i 456: vogliono usare contro di loro la stessa onda sonora che ha ucciso Clement, trasmettendola sulla stessa frequenza, ma manca un amplificatore di segnale. Dekker sottolinea come l’unico modo sia usare un bambino, e purtroppo Steven, il nipote di Jack, è l’unico a portata. Il tempo è agli sgoccioli e, a malincuore, Jack capisce di non avere altra scelta. Tutti i bambini del mondo emettono la stessa onda, amplificata tramite Steven, che ne paga le conseguenze. Il 456 alla Thames House scappa a gambe… pardon, a tentacoli levati, e la giornata è salva. Alice ovviamente non vuole più avere nulla a che fare con Jack, il quale, distrutto dal dolore di tutto ciò che è stato costretto a fare, sparisce nel nulla.
Il Primo Ministro Green continua a non volere dichiarare la verità al pubblico, sostiene di poter riversare tutta la colpa sugli americani e dichiara di essere stato fortunato. Peccato che Bridget abbia registrato tutto con le lenti a contatto di Torchwood, e sia pronta a rendere pubblico quanto avvenuto.
Sei mesi dopo, un’estremamente incinta Gwen e Rhys incontrano nuovamente Jack, che ha percorso la Terra in cerca di pace, di redenzione, ma nulla serve a diminuire il suo senso di colpa. Alla fine, indossato il proprio manipolatore del vortice, come solo un certo Signore del Tempo saprebbe fare, fugge tra le stelle.
C’è una cosa che dice Gwen, all’inizio dell’episodio e in una scena ripresa mentre stanno nascondendo i bambini: “un tempo avrei chiesto a Jack di quel suo Dottore, di come fosse sempre pronto a salvare tutti, e di tutte quelle volte in cui non c’è stato, quando avevamo più bisogno di lui. Ma ora non più, perché mi rendo conto che certe volte deve guardare questo pianeta, e voltarsi dall’altra parte per la vergogna”. E cos’altro si può provare, alla fine, per ciò che nei momenti peggiori l’umanità è in grado di fare? Solo vergogna.
Jack incarna qui, forse più che mai, forse solo al pari del Dottore, il dilemma che più attanaglia i veri eroi: sacrificare poche vite, spesso e volentieri di persone care, anche se in questo caso solo una, in cambio della salvezza dell’umanità. E qui salva davvero tutti, tutti i bambini della Terra. Ma a quale costo?
L’ho detto quattro settimane fa e lo ribadisco oggi. Pur trattando tematiche quasi interamente sovrapponibili a Doctor Who, Torchwood riesce a farlo in un modo molto più adulto, forse a volte troppo, andando a “solleticare” sensibilità importanti, nel bene e nel male. Ho scelto di recensire questa stagione nello specifico, nonostante io di solito non mi cimenti nelle recensioni, perché credo racconti una storia che dobbiamo sentire tutti. Children of Earth colpisce e deve colpire tutti noi nel profondo. Ed è l’ennesima dimostrazione di quanto potenziale avesse, e di quanto sia un peccato non aver avuto altre stagioni dopo la quarta. Ma questa è un’altra storia, e devo cedere il testimone alle mie degne colleghe. Voi rimanete sintonizzati sui nostri social, per non perdervi le recensioni di Miracle Day!
-Eleven


