Torchwood S2E11 – Adrift
C’è sempre “quell’episodio”, in tutte le serie TV. Non intendo l’episodio musical… e nemmeno quello con il regista ispiratissimo, camera fissa e una mosca che ronza, sia mai che vinciamo un Emmy. Parlo di quella puntata che mette al centro uno scorcio della vita di uno dei personaggi comprimari, così da permettere al resto del cast di girare una manciata di scene e poi andare in vacanza.
“Adrift” è esattamente questo, ma la protagonista della storia è Gwen, e io che dovrei scrivere questa recensione dal punto di vista di Gwen ho un’illuminazione e deduco che in realtà Torchwood è scritta interamente dal punto di vista di Gwen. Beh, sarà più facile, stavolta!
L’episodio inizia con la nostra empatica eroina non a casa con il neo-maritino, ma insieme all’amico ed ex-collega Andy Davidson, che confessa di essere ancora innamorato di lei dopo anni. Ah, e le sottopone il mistero di un quindicenne scomparso a pochi passi da casa, Jonah.
Gwen ne parla con il resto della squadra, che nega di saperne alcunché, anche se Jack era presente sul luogo della scomparsa mezz’ora dopo. Lei continua a indagare per conto suo e incontra la madre di Jonah, Nikki, che ha fondato un gruppo di auto-mutuo-aiuto per persone nella sua stessa situazione. Così Gwen scopre che i casi come quello di Jonah sono decine in città, e vuole sempre più vederci chiaro.
Sarà Ianto a darle l’indizio chiave per svelare l’arcano, l’indirizzo di un ospedale segretamente finanziato da Jack dove sono ricoverati i pochissimi, tra cui Jonah, che sono stati risucchiati dalla Fessura e poi tornati indietro in condizioni terribili. Gwen tenta di riunire madre e figlio, ma l’uomo, invecchiato e sfigurato, non è in grado di lasciare la struttura.
Segue conversazione profonda tra Gwen e Jack, in cui si confrontano e si dicono cose super profonde.
“Adrift” è un bell’episodio? Senza dubbio! Molto suggestivo, poetico, ci racconta risvolti finora senza voce di una città costantemente in bilico, dei suoi abitanti sempre in pericolo, e dell’eroe immortale che si sforza con tutto se stesso di limitare i danni. Ce n’era bisogno? Per quanto riguarda Gwen direi di no, innanzitutto perché, come dicevo prima, le virtù profondamente umane della donna sono già mostrate con dovizia di particolari in ogni avventura. Una storia davvero originale sarebbe stata mostrarci il punto di vista dello pterodattilo. Carino, lui.


