The Star Beast
Cosa dire di The Star Beast che non sia già stato detto in ogni possibile modo o maniera? È il grande ritorno della premiata ditta TennnantTateDavies che riempì di meraviglia i nostri occhi e i nostri cuori, tanto che molti la definiscono la migliore stagione di Doctor Who mai realizzata. E ok, nella mia classifica personale è molto in alto ma non COSÌ in alto, però non è il momento di parlare di me.
È anche il ritorno di Murray Gold alla musica, di quel genio assoluto di Rachel Talalay alla regia, e di tutta la famiglia Noble al gran completo (Wilfred per ora assente, ma di lui si parla un sacco).
In un episodio in cui insomma tornano TUTTI -comprese le Converse di Tennant- forse si rischia un po’ di dimenticare cosa viene introdotto di nuovo, ed è quindi lì che mi voglio soffermare.
Intanto, è l’episodio che segna l’inizio ufficiale del NuNuWho, il secondo reboot della serie, tanto che i primi 5 minuti sono dedicati a spiegare i punti salienti a eventuali nuovi spettatori. E, visto ora col senno di poi, mette già le basi per la stagione che verrà. Una stagione piena di UNIT, che intanto guadagna la cgi del grattacielo degli Avengers a metà prezzo, grazie Disney+, ma soprattutto due membri d’eccezione, che vengono presentati proprio in questo episodio, ovvero Shirley e Rose. Shirley (un’ottima Ruth Madeley, già vista con RTD in Years and Years) è l’ultima degli eredi di quello che fu il lavoro del Dottore negli anni 70, ovvero l’ufficiale scientifico, ma è occasionalmente anche armata di razzi. Rose Noble, interpretata dalla Yasmin Finney di Heartstopper, è invece la figlia adolescente di Donna, che ereditato dalla mamma il carattere fiero, la generosità e… ehm… una mezza metacrisi dormiente. Cose che in fondo possono succedere.
Ovvio a pensarci, ma non così scontato: anche il Dottore è nuovo! Sì, ok, 14 ha la stessa faccia di 10, tutti lo sanno, lui è il primo a saperlo, Tennant tornerà nella serie ogni 10 anni per farci vedere quanto NON invecchia… ma la familiarità con la sua vecchia rigenerazione non lo rende una copia carbone. Innanzitutto, è un Dottore più anziano, più saggio e per certi versi più calmo, c’è una dolcezza nuova, gli spigoli sono più… smussati. C’è una sorta di divertimento a riprendere i modi di 10, ma c’è soprattutto la preoccupazione all’idea di aver ripreso quel volto, e ai possibili significati di quella strana rigenerazione. E ovviamente Tennant è un attore superbo, quindi inserisce tutte queste sfumature come se fosse la cosa più naturale del mondo e non avesse mai smesso di saltellare per Londra nelle sue scarpe di tela.
Ultima novità: il Meep, che dà il nome all’episodio e benzina alla vicenda, e che è senza dubbio un pazzo omicida, ma allo stesso tempo così puccioso, assolutamente would try to pet. A tal proposito, ora che sono passati 14 mesi è tutto molto carino e coccoloso, ma all’epoca ci eravamo effettivamente chiesti tutti se uno speciale per i 60 anni non meritasse una storia più… epica anziché il pupazzetto carino di cui CRIMINALMENTE non hanno nemmeno pensato di fare un peluche. Per quanto l’episodio mi piaccia, e molto, nel 2023 ero stata la prima a salire sul carro del “eh, ma The Day of the Doctor…”
Però, alla fine, perché no? Perché non cercare la propria epoca anche nelle cose piccole? Forse sta tutto nelle parole di Donna alla fine (subito prima di fare danni col caffè): l’importanza delle consuetudini di una vita normale, passare a salutare gli amici, cenare insieme, fare due parole… dopo 60 anni di viaggi, questa è la trilogia del Dottore che finalmente si ferma… ed è così che inizia.




