Wild Blue Yonder
Dalle prime scene di questo episodio ho subito pensato a un classico della fantascienza psicologica: Event Horizon (punto di non ritorno). L’atmosfera sospesa, il senso di isolamento nello spazio profondo e il terrore dell’ignoto richiamano quella stessa inquietudine. Anche qui, infatti, ci troviamo di fronte a un’astronave abbandonata e a una minaccia che sfida i confini della realtà.
L’episodio si apre con un momento che mescola comicità e caos: Donna, con l’idea poco velata di voler prolungare le sue avventure con il Dottore, versa accidentalmente il caffè sulla console del TARDIS. Un piccolo gesto che causa un cortocircuito e li catapulta in una situazione ben più pericolosa di quanto entrambi potessero immaginare. Subito dopo, il tono si alleggerisce con una scena dedicata a Isaac Newton: in un momento di classica irriverenza Whovian, scopriamo che il Dottore ha (di nuovo) influenzato involontariamente la storia umana, contribuendo alla scoperta della legge di gravità… o, come Newton insiste a chiamarla, mavità. Una gag che verrà ripresa più volte nel corso della serie, diventando un tormentone ricorrente.
Ma l’idillio dura poco: il TARDIS ha un guasto improvviso e li costringe a uno schianto su una nave abbandonata ai confini dell’universo. La canzone Wild Blue Yonder fa da colonna sonora a questo smarrimento, perché il TARDIS intona il suo motivetto, come se fosse pronto alla battaglia.
Esplorando la nave, il Dottore e Donna si rendono presto conto di non essere soli. Qualcosa – o qualcuno – li osserva nell’ombra. E proprio quando la tensione sale, il TARDIS, come se percepisse il pericolo, scompare, lasciandoli bloccati e senza vie di fuga. Qui entra in gioco l’A.D.O. (Avviamento Dislocazione Ostilità), noto anche come H.A.D. (Hostile Action Displacement), un sistema di sicurezza progettato per proteggere il TARDIS a ogni costo. Il suo unico obiettivo è salvare la nave dal pericolo, senza considerare se abbia o meno occupanti al suo interno. La nave aliena stessa si rivela un ambiente ostile, con corridoi che si riconfigurano e un’atmosfera che diventa sempre più fredda, come se qualcosa stesse lentamente consumando ogni forma di calore e vita.
L’inquietudine esplode quando appaiono le copie del Dottore e di Donna. Sono duplicati quasi perfetti, ma qualcosa in loro è profondamente disturbante: dettagli corporei fuori scala, come le braccia troppo lunghe – un design che, personalmente, mi ha ricordato l’estetica inquietante di Little Nightmares, anche se probabilmente è solo una mia suggestione. Queste entità, definite “non-cose (not-things in originale)”, arrivano dal vuoto tra gli universi e non sono semplici imitazioni: apprendono, si evolvono e, attraverso la paura, riescono a copiare sempre più velocemente. Più il Dottore e Donna pensano e sentono, più queste creature diventano perfette.
Il Dottore, in un gesto apparentemente insignificante, ma che in realtà si rivelerà più avanti nella serie folle, per rallentarle fa contare alle creature dei granelli di sale, cosa che essendo superstiziosa ai confini dell’universo è pericolosa da fare.
Mentre la nave continua a riconfigurarsi e i protagonisti si dividono per riattivarla, emergono dettagli inquietanti: la capitana è morta, l’autodistruzione è rimasta incompleta e la nave è apparentemente vuota da anni. Il Dottore con Donna, quindi, capisce che le creature non capiscono il concetto di lentezza, e che quindi la capitana aveva attivato l’autodistruzione lenta per fermarle.
Alla fine riescono ad attivare l’esplosione e scappare appena in tempo, in quanto il TARDIS torna perché il pericolo sta finendo, ma non prima di rischiare di portare a bordo la versione sbagliata di Donna, che riconoscerà dalla lunghezza poco maggiore, delle sue braccia.
L’episodio si conclude con una nota toccante e nostalgica: Wilfred, il nonno di Donna, appare in una breve scena finale (che sarà l’ultima nella carriera dell’attore) bilancia la tensione con un affetto profondo e commovente. Ma non c’è tempo per abbassare la guardia: qualcosa di oscuro sta già emergendo. La minaccia del prossimo episodio si fa strada con persone che sembrano impazzire lentamente, lasciando presagire che il peggio debba ancora arrivare.
Insomma, che dire di questo episodio. L’ho trovato avvincente e inquietante, capace di mescolare horror psicologico e avventura spaziale in modo magistrale. Ogni dettaglio, dalle non-cose alla nave in continua mutazione, costruisce una tensione palpabile che culmina in una riflessione più profonda sull’identità e sulla paura.
E se pensavate che versare il caffè fosse un piccolo errore… beh, non avete ancora visto niente.
~Five




