The Devil’s Chord
Ciao, sono Dalek Oba, e oggi vi do il mio presidenziale parere sul secondo episodio della stagione, The Devil’s Chord! Intendiamoci, le recensioni dovrebbero uscire tutte il venerdì ma, visto che a sto giro ci hanno donato due episodi insieme, questa e solo questa slitta al sabato!
Contesto: il Dottore e Ruby Sunday viaggiano insieme da qualche tempo (ci viene detto che per lei siamo già a giugno/luglio 2024) e lei, ispirata dal juke box del Tardis, propone di andare a conoscere nientepopodimeno che i Beatles! “Perché non l’ho fatto prima?” Si domanda il Dottore… e in effetti ce lo chiediamo pure noi. I Beatles e Doctor Who sono due fenomeni mondiali nati in UK praticamente nello stesso periodo, pare assurdo che – citazioni sparse a parte – non si siano mai incrociati per davvero! Più realisticamente, c’è quella piccola bazzecola dei diritti d’autore di mezzo, contro cui nemmeno il timey wimey può molto.
In ogni caso, arriviamo nel 1963, DI NUOVO (ci sono almeno 3 Dottori che girano per Londra a sto punto, se non di più), ci cambiamo e imparrucchiamo per l’occasione e andiamo ad assistere alla prima registrazione dei Beatles, che… fa schifo. Orrore e sgomento travolgono i nostri eroi, ma noi spettatori sapevamo già bene che qualcosa sarebbe andato storto, avendo fatto la conoscenza di Maestro (non QUEL Maestro, segnatevelo, anche perché lui/lei adora la musica e almeno i Beatles li avrebbe lasciati stare), seconda divinità capricciosa che incontriamo nel giro di pochi mesi, con intenzioni ancora meno benevole della prima.
Non mi soffermo troppo sulla trama, se siete qui saprete tutti che i Beatles salvano l’universo e tutto finisce bene, parliamo d’altro.
Innanzitutto, il Dottore che finalmente guarisce dalla Sindrome di Paperino e cambia abiti è una boccata d’aria fresca, uno svecchiamento di una consuetudine nata probabilmente dal fatto che la BBC non aveva soldi per più di un outfit.
In secondo luogo, molto efficace l’idea che, sottraendo dall’equazione del mondo la musica, tutto il resto perda di colore, di senso, fino ad arrivare alla catastrofe. Sembra un elemento accessorio, un mero passatempo, e invece risulta più che mai essenziale per la nostra sopravvivenza, un metodo per incanalare e gestire tutte le nostre emozioni, specialmente quelle negative, e trasformarle in qualcosa di bello, di prezioso.
Non è un caso che Ruby scelga di suonare una canzone dedicata a un’amica col cuore spezzato, un motivo struggente e malinconico studiato per dare conforto. Come tempo fa diceva l’indimenticata Amy Pond, soffrire per amore è doloroso, ma è un tipo di dolore che fa quasi bene. Ed è proprio questo il ruolo della musica, che più volte viene rimarcato nell’episodio, offrire uno sfogo al dolore, una catarsi che porta finalmente alla calma. Senza, il mondo va a rotoli. Letteralmente.
È per questo che Maestro (di nuovo, non IL Maestro) fa così paura a tutti, perfino al Dottore. E ok, anche perché Jinx Monsoon è letteralmente perfettə per il ruolo, e si vede che si sta divertendo un mondo a interpretare unə villain assolutamente memorabile, di quelli che vorresti rivedere in mille altri episodi, ma che al tempo stesso speri non incroci più il cammino del Dottore & co per il loro bene.
Un’altra nota di merito è l’assoluta coerenza con cui ci viene mostrato come Ruby frequenti moltissime persone queer: nonostante quello che la TV generalista di importazione USA ha cercato di inculcarci per decenni, e cioè che in un gruppo di personaggi uno o AL MASSIMO due sono gay (altri orientamenti non pervenuti), la realtà è oggettivamente ben diversa, le relazioni interpersonali sono molto più varie e variegate, e quindi ha senso che un’adolescente del 2024 sia ben inserita in un contesto di questo tipo.
E qui potremmo concludere in grande stile, ma ovviamente una caratterizzazione di questo genere vuoi che non attiri critiche? Non sia mai! E giù con il politicamente corretto, il “troppo Disney” e altri commenti simili. Cominciamo dalla parte semplice: Disney ha nelle trame la stessa ingerenza che posso avere io, cioè nulla. Si è presa l’intera stagione a scatola chiusa, e a scatola chiusa la distribuisce. Fine.
In secondo luogo, Doctor Who tratta tranquillamente questi temi ALMENO dal 1963. E’ una serie creata da una produttrice donna e da un regista immigrato gay, sessant’anni fa. Se la cosa ha cominciato a dare fastidio solo negli ultimi anni, probabilmente è perché prima a fare discorsi di diritti e uguaglianza erano tanti uomini bianchi (apparentemente) etero; se a farli sono una donna, o un uomo queer di origine africana, apriti cielo!
Per non dilungarmi, alle persone che si turbano per così poco posso solo suggerire di cambiare serie. Tutti gli altri potranno godersi con noi questa nuova stagione.




