Steven Moffat nel 2017 ha giurato di aver chiuso con Doctor Who.
Ovviamente non gli ha creduto nessuno.
Steven Moffat è stata la terza persona chiamata da RTD subito dopo aver riottenuto il ruolo di showrunner. Non ho idea di chi fossero le prime due, ma sono piuttosto certa che ogni giuramento decada di fronte a un’opportunità del genere.
Quindi torna, si carica sulle spalle l’episodio low budget della stagione, e ci regala 40 minuti di folle ansia e terrore in cui il Dottore DEVE restare fermo, mentre tutti quelli intorno a lui si muovono anche troppo velocemente.
È tutto spogliato da orpelli, costumi, effetti speciali e location suggestive, è tutto mostrato alla sua essenza. Un’essenza in cui le ambulanze uccidono, le guerre sono quotate in borsa e la fede viene militarizzata. Un’essenza in cui è fin troppo facile rispecchiarsi, e senza nemmeno avere l’alba spettacolare di un vicino pianeta ad anelli.
E allora, in un mondo come quello – come questo – è importante fare come il Dottore. Che magari non può muoversi, ma riesce a farsi ascoltare e ad aiutare… e magari non può davvero salvare tutti, ma riesce a salvare chi può.
Mi manca già, Steven Moffat. Lui e il suo universo colorato e inquietante in cui muove le pedine della dama come se fossero scacchi. Mi ha regalato una nostalgia lontana, ma anche un entusiasmo rinnovato.
A breve uscirà un nuovo episodio, ma voglio restare con la testa ancora un pochino su questo. Nella vita c’è di più della Luna e della Moglie del Presidente. Ma al momento il cielo è ancora troppo vasto per pensare ad altro.
-Dalek Oba-




