Into the Dalek – 10 Anni Dopo
Il mio primo approccio all’ottava stagione non si può considerare in nessun modo come obiettivo e razionale. Peter Dougan Capaldi ha smosso vette di fangirling nella sottoscritta sin dal momento in cui l’hanno annunciato come nuovo Dottore in un caldo pomeriggio di agosto. Sì, ricordo esattamente dove mi trovavo e con chi, se ve lo steste chiedendo.
Ma interprete a parte, se in “Deep Breath” abbiamo assistito principalmente alla reazione che la rigenerazione ha sul Dottore e su chi gli sta vicino, in “Into the Dalek” iniziamo a scoprire la peculiare personalità del Dodicesimo.
“Idea fantastica per un film, terribile per un proctologo!”
Innanzitutto, questo episodio esplora il confronto con i nemici numero uno del Dottore in modo divertente e innovativo. Non che le trovate fantascientifiche presenti siano in sé originali: “Planet of Giants”, in cui i protagonisti si ritrovano rimpiccioliti, risale al 1964; i Teselecta, con i loro equipaggi miniaturizzati, sono apparsi più volte nell’era Smith – e anche questi posseggono un sistema immunitario, tra l’altro. Tornando all’era Hartnell, non è nemmeno la prima volta che il Dottore entra in un Dalek. Tutte queste idee, se vogliamo, “riciclate” qui si uniscono però brillantemente per creare qualcosa di più grande all’interno!
In “Into the Dalek” il Dottore inizia il suo percorso di introspezione morale (“Sono un buon uomo?”) che terminerà a fine stagione confrontandosi con Missy, mentre la sua intelligenza emotiva farà una strada più lunga (la citazione è intenzionale). Innanzitutto gli è tornata la fobia delle armi e di chi le porta, tratto distintivo già del Decimo e che si porterà dietro anche nell’era Chibnall. Journey Blue ha qui un piccolo assaggio della fredda sfiducia che poi dovrà sopportare il povero Danny Pink – di cui tra l’altro vediamo il primo incontro con Clara e la sua adorabile goffaggine.
“La moralità è un malfunzionamento”
Ma cognomi colorati a parte, il primo incontro con Rusty evoca fortemente quello tra il Nono e il Dalek nella prima stagione moderna. Più avanti, il parallelo tra Rusty e il Dottore è a mio parere significativo e niente affatto banale. Rusty non è mai stato buono: le meraviglie che ha notato sotto l’effetto delle radiazioni gli hanno soltanto permesso di spostare il suo obiettivo da distruggere. “La resistenza è inutile, la vita prevale”. E il Dottore? In lui c’è “bellezza, c’è il divino, c’è odio”. Alla disperata richiesta di vedere qualcos’altro nella sua anima, Rusty non può rispondere; noi sappiamo che in realtà c’è molto di più… ma in questi primi vagiti della nuova incarnazione le sue emozioni, la sua empatia, la sua capacità di interagire con gli altri semplicemente non sono accesi – proprio come quei banchi di memoria di Rusty.
“Lei è la mia badante, bada a tutto al posto mio”
Non sono accesi e quindi non tiene conto del trauma altrui, pretende che Journey dica “per favore” pochi secondi dopo aver assistito alla morte del fratello, è impassibile alla fine di Ross e accetta senza batter ciglio al sacrificio di Gretchen.
Solo da Clara accetta di imparare la “lezione”: che non devono essere per forza gli ordini ricevuti da un superiore o dalla genetica a guidare le nostre scelte e definire noi stessi, che possiamo attingere ai nostri ricordi ed esperienze per costruire un’identità. E per quanto nel caso di Rusty si tratta di una speranza parzialmente disillusa, resta comunque preziosa.
E se proprio l’introspezione (letterale) e i dilemmi morali non fanno per voi, questo episodio merita almeno di essere ricordato per l’umorismo tagliente e il meraviglioso tormentone, italo-britannico proprio come Peter: “Don’t be lasagna!”
– Saki




