Robots of Sherwood – 10 Anni Dopo
Proviamo a fare un *breve* riassunto: la puntata si apre con il Dottore e Clara che discutono su dove andare per la loro prossima avventura. Clara, quasi in imbarazzo, chiede se sia possibile andare all’epoca di Robin Hood e vedere se sia esistito davvero. Il Tardis parte alla volta della foresta di Sherwood e con somma sorpresa di Dottore e companion si trovano davanti il famigerato Robin Hood, che, come prima cosa, sfida il Dottore a duello per prendersi il Tardis. Un duello spada-cucchiaio in cui il Dottore prova la sua bravura e può tenere il Tardis. Da questo momento il Dottore cerca in ogni modo una prova che Robin e la sua compagnia non siano reali, Clara invece si fa coinvolgere dagli eventi e si fa raccontare da Robin cosa succede nel reame. Si tiene la famosa gara di tiro con l’arco a cui Robin partecipa per provare di essere il migliore arciere d’Inghilterra, ma il Dottore si intromette e dimostra di saper tirare anche lui con l’arco, e molto bene (anche se si scoprirà alla fine che ha barato), al punto che lo sceriffo chiede alle guardie di catturarlo…ma le guardie sono dei robot! Robin, il Dottore e Clara vengono chiusi in cella e i primi due iniziano a litigare su chi debba trovare un piano per scappare o chi sia più bravo in praticamente tutto. Clara nel frattempo viene portata via per incontrare lo sceriffo di Nottingham, che vuole interrogarla; lei è molto scaltra e riesce a farsi raccontare perché lui abbia delle guardie robot e quale sia il suo piano, ovvero di conquistare il mondo grazie al supporto di questi robot arrivati dallo spazio. Robin e il Dottore riescono a scappare dalla cella e girovagando per il castello trovano la navicella spaziale dei robot: scoprono che i motori della navicella sono rovinati e stanno diffondendo radiazioni nell’atmosfera, ecco perché c’è un’eterna primavera, ed ecco perché lo sceriffo prende l’oro dai popolani, serve per creare una nuova matrice per riparare i motori. Il Dottore però sa che non servirà a nulla, i motori esploderanno, e prova ad avvertire lo sceriffo; in più è convinto che anche Robin sia un robot, creato dallo sceriffo per “rendere felici” i contadini. Si scoprirà ovviamente che Robin non è un robot, è reale e aiuta davvero le persone, fino al punto di sconfiggere lo sceriffo…facendolo cadere in una enorme pentola d’oro fuso. I problemi non sono però ancora finiti, bisogna fermare la navicella prima che esploda, ed ecco l’idea geniale: la freccia d’oro vinta da Robin alla gara di tiro con l’arco è l’anello mancante che permetterà alla navicella di avere abbastanza potenza per arrivare in orbita ed esplodere lassù invece che sulla Terra. Il saluto finale tra il Dottore e Robin Hood è quasi commovente, Robin menziona l’importanza di diventare storie per essere ricordati, un tema focale nell’era di Capaldi. Il Dottore decide di fargli un regalo andando via, fa apparire Marian, che finalmente potrà stare con il suo Robin. Okay, non sono stata breve, scusate.
Non vedevo da moltissimo le puntate con Capaldi, lo so mea culpa, quindi ho approfittato delle recensioni per i 10 anni per rivedere almeno 1 puntata, e devo ammettere che mi era mancata l’accoppiata Capaldi/Clara! Dichiaro, sperando di non essere linciata, che lui non sia il mio Dottore preferito, ma le sue avventure sono sicuramente tra le più interessanti; in questo caso in particolare l’incontro con Robin Hood è così azzeccato. 12 è un Dottore pratico, dedito ai fatti, e trovarsi davanti un personaggio considerato leggenda e non reale lo destabilizza al punto che prova a chiedere a Robin un campione di pipì per analizzare se sia vero o meno, oltre a fare vari test agli altri della compagnia, è una scena esilarante per me. Clara in questa puntata vive un po’ il sogno fantasy di ogni ragazzina, indossa questo vestito magnifico di velluto, porta una coroncina e incontra Robin Hood, io farei carte false per vivere questa cosa. Ovviamente siamo in Doctor Who, quindi non può essere tutto rose e fiori, infatti la realtà dei fatti viene subito sbattuta in faccia ai nostri protagonisti, un’ombra nera si è abbattuta su Nottingham, e questa ombra sono lo sceriffo e i suoi scagnozzi robot.
Il fantasy che incontra la fantascienza, solo chi scrive per Doctor Who poteva immaginare di mettere insieme la leggenda di Robin Hood e dei robot dallo spazio, eppure eccoci qui a commentare questa puntata. Un trama molto semplice che però fa evolvere i sentimenti dei nostri personaggi. Come dicevamo prima, il tema di diventare una storia per essere ricordati è fondamentale nell’era Capaldi, e questa puntata è incentrata su questo, Robin Hood è una leggenda, non sappiamo se sia stato reale o no, ma le storie sul suo conto sono ciò che ci interessa e che ci rimane per ricordarlo; lo stesso vale per il Dottore, le cui gesta vengono raccontate in lungo e in largo per il tempo e lo spazio.
In fondo, siamo tutti delle storie che qualcuno racconterà.
– Amelia Pond




