Listen – 10 Anni Dopo
Listen è il primo episodio con il Dodicesimo Dottore. No, davvero, ascoltatemi. Seguivo assiduamente Doctor Who da circa due anni. 9 mi aveva incuriosita. 10 mi aveva affascinata. 11 mi aveva letteralmente travolta. Ero giovane, ero STRANA, e all’improvviso era arrivato Matt Smith a dirmi che era giovane e strano pure lui, quindi era tutto ok. Affinità, immedesimazione, debutto nel mondo del cosplay, celebrazione per i 50 anni della serie e lieto fine verso il tramont- ah, no, poi è arrivata la notizia che di lì a 2 episodi si sarebbe rigenerato. La tragedia.
La prima rigenerazione è dura per tutti quanti. Mi piace dire di averla superata ma la realtà è un cazzo proprio. Vabbè. Fast forward all’inizio dell’ottava stagione, Peter Capaldi risplende di luce propria ma… non riesco a vederlo. Non vedo il Dottore. E mi sento pure in colpa. Comunque la serie è sempre godibile, gli episodi sono belli, la magica combo Moffat+Gatiss regala sempre emozioni. E poi. Poi è arrivato Listen, e il Dottore è apparso. Finalmente l’ho visto. Ora, vorrei essere più coerente ed esplicita riguardo a questa mia affermazione, ma la realtà è che non vedo l’episodio da troppo tempo, per cui facciamo che ora vado a riguardarlo e poi vi riferisco se è sopravvissuto allo scorrere del tempo!
– 50 minuti dopo –
La paura è un superpotere. E chi può saperlo meglio della persona che da millenni si è posta come scudo dei più deboli contro tutti i mostri?
Cosa succede però quando la minaccia non si può vedere, ma solo SENTIRE? La paura atavica del mostro sotto al letto è solo una naturale reazione all’ignoto, o c’è davvero qualcuno pronto ad afferrarci le caviglie? Il Dottore DETESTA non sapere le cose, e quindi si getta alla folle ricerca di una prova, coinvolgendo sia Clara che, a sua insaputa, un professore di matematica sempre più confuso. Ok, in realtà Danny Pink (adulto, da bimbo è tenero) è l’unica vera pecca dell’episodio, ma in quelli futuri sarà ancora più presente e lamentoso, per cui per ora glielo si perdona.
Come dicevo, è la prima storia in cui ho messo DAVVERO a fuoco il Dodicesimo Dottore, forse perché questa volta non si trova invischiato negli eventi un po’ per caso, come gli è solito, ma è lui stesso a compiere una missione di ricerca per dare un senso alle sue paure.
Secondo me questo episodio, basato su istinto, vecchie rime e supposizioni, è il vero capolavoro della stagione, capace ancora dopo dieci anni di farci rizzare i peli sul collo e di accogliere la paura come una compagna, capace di farci correre più forte, saltare più in alto e, soprattutto, di renderci gentili.
– Oba




