Interstellar Song Contest
Questo episodio è un chiarissimo tributo all’Eurovision Song Contest, la cui finale si è tenuta sabato 17 maggio, quando la puntata è andata in onda. La scena si apre quindi sull’803esima edizione del Festival della Canzone Interstellare, che si tiene nella stazione spaziale dell’Harmony Arena; a presentare il Contest, Rylan (che interpreta sé stesso) affiancato da un’aliena il cui nome rimane sconosciuto. I nostri protagonisti, sempre impegnati a riportare al 24 maggio 2025 Belinda, decidono di rimanere ad assistere al festival, quando qualcosa va storto e i due si ritrovano momentaneamente separati.
A parte il cameo di due presentatori, che nella puntata interpretano sé stessi (abbiamo già menzionato Rylan, mentre il secondo è Graham Norton, che interpreta il proprio ologramma), altro chiaro omaggio al più ‘modesto’ festival della musica europea e ai presentatori britannici più nello specifico, la puntata presenta un variegato ensemble di cantanti provenienti dalle provincie più disparate dell’universo… chiaramente, uno per pianeta!
Juno Dawson, già autrice di un romanzo di Doctor Who con protagonista il Tredicesimo Dottore e i suoi companion, è la persona che ci regala quest’episodio. Un aspetto che, personalmente, trovo risalti particolarmente all’interno di questa puntata è la critica, nemmeno tanto velata a mio avviso, riguardante il trattamento riservato al pianeta Hellion e ai suoi abitanti, di fatto resi dei paria dalla Corporazione (che finanzia il Festival della Canzone Interstellare), la quale riesce in questa maniera ad approfittarsi delle risorse del loro pianeta per i propri fini.
Nel complesso, la narrazione è godibile e l’episodio si fa ben vedere, con un colpo di scena finale che fa rimanere a bocca aperta lo spettatore, soprattutto chi ha avuto modo di vedere o recuperare la Serie Classica del franchise, ma non solo.
C’è forse una cosa che mi ha lasciata un po’ perplessa: come abbiano scritto il Dottore, sia in questo episodio che in Lucky Day, quello con Ruby, la sua precedente companion, come protagonista. In entrambi gli episodi, infatti, vediamo emergere il lato più oscuro del Dottore, ma senza che ve ne sia un motivo apparente.
Ovviamente mi si potrebbe dire che, in entrambe le situazioni, ve ne sia un motivo valido (come viene trattata Ruby in Lucky Day e il fatto che un gruppo di complottisti abbia messo a rischio l’intero pianeta; la quasi morte di un numero impronunciabile di esseri viventi, per vendetta, in The Interstellar Song Contest), ma io non riesco a trovarci, personalmente, una spiegazione che mi soddisfi.
A mio avviso, non viene spiegato, mostrato nella maniera corretta, viene poco giustificato, anche perché in situazioni analoghe, mostrate in episodi precedenti, il Dottore (che sicuramente non è quell’eroe privo di macchia che tutti ci immaginiamo) ha sempre mostrato reazioni più in linea con il personaggio di quanto, personalmente, non abbia fatto in questi due casi in particolare.
D’altra parte, il finale… che finale. Nella scena post credits, infatti, viene rivelato il grande mistero attorno a Mrs. Flood, misterioso personaggio femminile che vediamo comparire fin dal primo episodio con Ncuti Gatwa come Dottore. Ed è così che, con un colpo di scena, scopriamo che Mrs. Flood altri non è che una delle rigenerazioni della Rani, scienziata e Signora del Tempo ribelle con cui il Dottore si è ritrovato ad avere a che fare proprio nella serie Classica. Di fatto, i fan di più vecchia data non potevano che rimanerne soddisfatti, visto che in molti avevano ipotizzato potesse essere proprio lei… anche se, con la biriginerazione, ora è una Rani, mentre Archie Panjabi ora interpreta la Rani.
– The Archivist




