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SMILE, recensione di Six

Bentornati a Doctor Who, bentornati alla fantascienza! Sì, avventure fantastiche vanno bene, ma un po’ di distopia tecnologica ci riporta alle origini della serie e Smile fa proprio questo. Beh, più verso quello che sta diventando il baricentro della serie, in pratica.

Dottore e companion arrivano su un pianeta in cui la tristezza è reato capitale e l’esecuzione avviene per mano robotica. Unite il fatto che il piano del Dottore è quello di far saltare tutto per aria e avete la trama sia di “Smile” che di “The Happiness Patrol”, serial del Settimo Dottore! Di sottofondo respiriamo anche un minimo di denuncia politica, all’epoca verso la Thatcher e qui verso l’attualità: ottimo omaggio all’era di McCoy.

Partendo dall’inizio, Nardole chiarisce che il Dottore non dovrebbe più viaggiare, ma restare a guardia della Terra full time. Il Dottore risponde poi a Bill che ha fatto un giuramento in merito, restando evasivo quanto basta per lasciarci a intendere che non avremo un quadro completo tanto presto.

La minaccia, questa volta, è data dai Vardy, sciami innumerevoli di nano robot multifunzione, accompagnati da interfacce semoventi umanoidi che comunicano tramite emoji. Sì, questo è decisamente Doctor Who. Incaricati di assicurarsi che la razza umana sia felice, sono giunti alla conclusione che, per eliminare la tristezza, convenga eliminare chiunque non sia felice, cosa che scatena un giustificato malumore negli altri residenti, da cui un circolo vizioso. Fortunatamente i residenti devono ancora arrivare e il Dottore decide di far saltare tutto per aria, facendo esplodere la navicella nel cuore dell’installazione… scoprendo poco dopo che essa contiene anche un discreto surgelato di umanità, che rischia così di passare da “scongelamento” a “ben cotto” in poco tempo. Il Dottore però annulla l’autodistruzione con relativa semplicità, per poi procedere a spiegare la situazione ai coloni appena risvegliati, che decidono di imbracciare le armi senza avere un vero e proprio piano perché gli esseri umani in Doctor Who sono stupidi. Il Dottore comprende, grazie alla distruzione di una delle interfacce, che i Vardy hanno sviluppato coscienza di sé e decide di eleggerli razza natia locale, cancellando loro la memoria –bad habits die hard- e negoziando la convivenza pacifica tra le specie. Pacifica e… felice.

La puntata mi ha offerto un bel po’ di cose che volevo, dottore e companion alle prese con una situazione data, intenti a ricostruire gli eventi per poi essere presi dall’escalation che ne consegue. Bill dice di voler vedere il futuro per sapere se sarà felice e abbiamo occasione di vederla, in un’interpretazione che asserisce il passato da attrice di teatro di Pearl Mackie, rotta in pianto angoscioso di fronte a un breve riassunto di storia contemporanea. Il nome del “ministro della guerra” risuona da “Before the Flood” poderosamente e mi aspetto sia uno degli aspetti della trama orizzontale della stagione.

Puntata simpatica e fresca. Voto: sette cammelli dorati e un dromedario. E mezzo alpaca.

Next: Amo il fatto che ci sia un piccolo hint verso la prossima puntata in chiusura, come dire no a un elefante sul Tamigi ghiacciato?! E, nel teaser, scopriamo che il Tamigi ghiacciato sarà l’ambientazione del prossimo episodio. Nulla di esaltante? Staremo a vedere. In un primo momento speravo in un ritorno di Shakespeare, protagonista delle fiere sul Tamigi ghiacciato che venivano organizzate in risposta al poco spazio offerto dal bankside, allora zona teatrale, ma una rapida ricerca mi porta a collocare l’elefante nel 1841, anno dell’ultima fiera del genere, dando poche speranze al ritorno di un bicentenario William. Comunque è sempre bello vedere la serie riallacciarsi alla vera storia di Londra!