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EXTREMIS, recensione di Saki

Il Dottore, seduto a guardia del Vault, riceve una e-mail sui suoi occhiali sonici. Quando finisce di leggerla, chiede al prigioniero (va bene, avevamo indovinato tutti chi fosse) di aiutarlo a salvare la Terra.

Eh sì, la trama di Extremis, al tempo presente e reale, è soltanto questa. E tutto il resto? La sventata esecuzione di Missy e i primi, commoventi passi di Nardole come companion vero e proprio sono un flashback; l’avventura fra il Vaticano, la Svizzera, Washington e un certo appartamento di Bristol è avvenuta solo virtualmente.
Eppure l’impressione che ho avuto a fine visione non è quella di una perdita di tempo, come ad esempio… scusate, qualcuno ha detto polline alieno? No, mi era sembrato.

Dicevo. Extremis è una puntata avvincente, dalla struttura complessa, che introduce una nuova minaccia per il nostro pianeta. E lo fa in modo molto classico anche se non banale: nei contenuti è impossibile non pensare a The War Games, epico congedo del Secondo Dottore che tratta proprio di simulazioni di guerra, o alla Biblioteca in cui il Decimo incontrò per la prima volta River Song; lo stile è quello di Utopia e The Girl Who Died, aprendo la porta su un catastrofico scenario ancora tutto da esplorare.

Sappiamo infatti che i Monaci torneranno in The Pyramid at the End of the World, e che quindi i due episodi sono strettamente legati – sì, ora che ci penso mi erano mancati i two-parter della scorsa stagione – ma soprattutto sappiamo che Bill Potts potrebbe davvero avere una chance con la graziosa e insicura Penny. Sperando che, nell’eventualità di un appuntamento nel mondo reale, questo non venga disturbato da mamme adottive, pontefici spaventati o dal freno a mano di un TARDIS che di solito porta speranza, ma qualche volta anche un grande imbarazzo.