THE ZYGON INVERSION (10 ANNI DOPO)
Quando si deve scrivere la recensione di un doppio episodio, la scelta è tra dividerla o farne una sola. In questo caso, benché sembri trattarsi sostanzialmente di una lunga puntata unica, il ritmo e l’atmosfera di “The Zygon Inversion” sono in realtà molto diversi.
Il piano di Bonnie, la sua personalità e le sue fragilità si rivelano (permettendo a Jenna Coleman di dare il meglio di sé) in contrapposizione con la forza d’animo della prigioniera Clara e il trionfo di Kate sullo “sceriffo” del New Mexico. A questo proposito, è geniale e commovente l’espressione usata per descrivere la sua vittoria, quel “five rounds rapid” che suo padre ordinò ai soldati della UNIT in uno dei serial più iconici in assoluto dell’era Pertwee, “The Daemons”, contro… un piccolo gargoyle assassino.
Mentre nell’episodio precedente scopriamo alcuni covi del gruppo di Bonnie, ora ne conosciamo gli scopi ultimi; non dirò “le ragioni”, perché a mio parere in nessun caso uccidere persone innocenti ha una ragione. Gli Zygon sono dei rifugiati, costretti ad mantenere un aspetto completamente diverso, a seguire le regole di una società aliena, su un pianeta alieno. Alcuni di loro vogliono potersi liberare dalla finzione, ma sanno che non verranno mai accettati. E scelgono la violenza. Uccidono i loro stessi capi superstiti, coloro cioè che avevano siglato il patto con la UNIT, e danno il via al loro piano – ncuranti del semplice fatto che la maggioranza dei loro simili desidera soltanto vivere in pace insieme agli umani.
Ed è qui che entrano in scena le Scatole di (Petronella) Osgood. Si torna a uno stallo, proprio come in “The Day of the Doctor”, ma ancora più arzigogolato: se Kate o Bonnie decidessero di premere uno dei due pulsanti, avrebbero un 50% di possibilità che accada qualcosa di terribile ad una delle due razze. D’accordo, è tutto finto, ma loro non lo sanno. C’è di più: mentre con uno dei pulsanti Bonnie ha comunque una chance di raggiungere il suo obiettivo, Kate deve scegliere obbligatoriamente tra un g3n0cidi0 e una str4g3.
E che cosa succede? Per sedici volte l’incontro fallisce e il Dottore cancella la memoria di entrambe, finché il suo discorso non smuove qualcosa nel cuore di Bonnie, facendole cambiare idea. Questo è uno dei tanti colpi di genio di Peter Harness e Steven Moffat. Bonnie, il capo dei t3rr0risti, Bonnie la Zygon, cambia idea, si redime grazie al discorso del Dottore, forse il monologo più bello e toccante di tutta la serie moderna. Non Kate l’umana, che pure fino a quel momento stava dalla parte del giusto. Lei dimenticherà di nuovo, perché la sua coscienza non ha superato la prova.
Ora, non dirò che il finale sia realistico, o quantomeno – che regga la sospensione dell’incredulità. Tra la scena delle scatole e la partenza del Dottore e di Clara sono passati alcuni giorni a dir tanto, e la complicità fra le due Osgood non può essersi creata così dal nulla. Dopotutto, questa storia è solo una bella fiaba. Ma pensate se nel mondo reale si prendesse spunto anche solo da una briciola di ciò che gli autori e gli interpreti hanno saputo comunicare… da ciò che Doctor Who ha sempre voluto comunicare, così come Star Trek, Battlestar Galactica, Babylon 5 e tante altre serie.
Già. Di questi tempi la pace, ormai, è solo fantascienza.
– Saki



