The Church on Ruby Road – Recensione
-Recensione scritta il 12/09/25!-
Sapete quando abbiamo recuperato tutte le recensioni che “avevamo perso per strada”? Quanti di voi si sono accorti che ne mancava una? Noi tipo la settimana scorsa. Quindi, eccoci qui a riguardare il primo episodio dell’era 15 quando suddetta era è ormai finita.
C’è da dire che è stato molto piacevole rivedere un episodio natalizio ancora in estate, dovrei farlo più spesso. Come la seconda stagione di Ted Lasso che ha piazzato il Christmas Special ad agosto, ma loro a livello televisivo sono avanti di mille anni.
Quindi ho abbracciato la neve e il freddo e Carol of the Bells… seduta davanti al tablet in canotta e pantaloncini da calcio. Ma tralasciamo i dettagli. Era il primo speciale di Natale dal 2017, e ci ha fatto illudere per un pochino che sarebbe ricominciata la tradizione… e invece. Il fatto è che riguardare questo episodio col senno di poi genera un senso di amarezza e insoddisfazione e di rimpianto per quello che si prospettava e avremmo potuto avere. Mentre l’episodio in sè è carico di gioia e speranza per il futuro. Quindi cercherò di mettere da parte la mia disillusione da fine 2025.
Intanto. The Church on Ruby Road è pensato come un ipotetico nuovo inizio della serie, un re-reboot, e quindi non si possono evitare i paragoni con il primo episodio del 2005, Rose.
E la cosa va al di là del “companion bionda di 19 anni che vive a Londra e ha il nome di un colore”, perché in realtà le somiglianze non sono fatte per pigrizia o nostalgia, ma nascondono intenzioni molto più precise. Ruby è la Rose del 2023, ma ce ne accorgiamo molto di più dalle loro differenze che dalle similitudini.

20 anni fa eravamo in pieno periodo Skins, Misfits, Shameless UK, con qualche accenno di Queer As Folk perché, in ogni caso, sempre di RTD stiamo parlando. In sintesi, il prototipo del teenager inglese era e DOVEVA essere disagiato. E con Rose si erano pure contenuti perché insomma, aveva un buon lavoro, un appartamento, una mamma presente, una relazione diciamo stabile… però comunque stava nei blocks, aveva perso il padre appena nata, aveva lasciato la scuola per lavorare… vediamo la vita di Rose e capiamo subito perché prende il Tardis al volo e ciaone.
Con Ruby è diverso. Mettiamo un attimo da parte i goblin che la perseguitano, e notiamo subito quanto a lei la sua vita piaccia. L’avventura col Dottore non è una fuga da un presente che non dà soddisfazioni, ma un arricchimento personale. Desidera qualcosa di più, ma è un desiderio gioioso, non opprimente.
RTD riprende i suoi esordi e li ingentilisce, ricordandoci che non saliamo sul Tardis perché dobbiamo, ma semplicemente perché… ci va.
Ma si vede che non è l’unica cosa che ha imparato. Nei 13 anni in cui non è stato al timone di Doctor Who, Russell non si è mai perso una puntata. E ha preso un sacco di appunti, si vede. Chiede in prestito le atmosfere fiabesche di Moffat ma ci lancia dentro Labirinth, ed ecco nascere una storia di goblin e foundling, e nel mezzo c’è perfino il tempo di un numero musicale! Sì gente io adoro i momenti musical a caso nel mezzo di Doctor Who, anche se in questo caso in post produzione non hanno azzeccato il labiale manco a farlo apposta, ma faceva molto atmosfera anni 80, quindi li perdoniamo.
Termino parlando di Ruby o, meglio della sua giovanissima interprete. Millie Gibson risplende dal primo secondo e ci incanta tutti col suo talento. Ormai ha salutato Doctor Who, ma non vedo l’ora di scoprire cosa le riserva il futuro.
-Oba




