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THE SONTARAN STRATAGEM/THE POISON SKY, DIECI ANNI DOPO

Per quanto consideri la quarta stagione la più interessante dell’era Davies, questo doppio episodio non è tra i miei preferiti. Ricordo, alla mia prima visione, di essere stata felice del ritorno di Martha, ma infastidita dall’atteggiamento del Dottore quando aveva appreso che la sua ex companion lavorava per la UNIT.

E a quel tempo non conoscevo davvero la storia che c’era dietro: la sua nascita per mano del Brigadiere, i nemici sconfitti insieme al Terzo Dottore, la comunione di intenti e le differenze di vedute…
Sapevo solo che il Decimo, sin dalla sua rigenerazione – iniziando dal suo velenoso piano per affondare politicamente Harriet Jones – era così ossessionato dal proprio odio per la violenza fisica da spingersi talvolta nella violenza psicologica, verso gli altri e verso se stesso. No bueno.

La UNIT è un’organizzazione militare, e le sue strategie prevedono inevitabilmente l’uso delle armi, almeno all’epoca di quest’avventura. Il Dottore riesce spesso a evitare stragi e prese di potere facendo un discorso e agitando il cacciavite sonico? Lo amiamo per questo, è il nostro eroe, figuriamoci! Ma quando non appare nessuna cabina blu a salvare il mondo, l’umanità deve poter difendersi con i mezzi che ha. Martha l’ha compreso e ha iniziato a dare il suo contributo, ma il Dottore disprezza la sua scelta.
D’altro canto, i soldati della UNIT non vengono certo dipinti come gente sveglia: Kate stessa ne parlerà come “cani a cui piace passeggiare”. Il facepalm è ancora forte ripensando alla scena della vasca con il clone.

Del finale ricordo sempre con tristezza il sacrificio finale di Luke (per quanto creda che fosse inevitabile) e con piacere il bacio tra i due ufficiali. Saranno gente dalla pistola facile, saranno degli incompetenti, ma gli istinti e i sentimenti umani sono decisamente nelle tue corde, vero Dottore?


Più tardi…

Soldati della UNIT, vi devo delle scuse. Dei due che vengono riprogrammati dal generale Stahl, soltanto uno era sregolato e imprudente, l’altro aveva cercato in tutti i modi di fare il proprio dovere… e poi c’è Ross, a cui il Dottore si era affezionato! Come ho potuto dimenticare Ross?

Ma soprattutto avevo dimenticato che la prima a fare la battutina sul nuovo lavoro di Martha è Donna, non il Dottore. Lui è genuinamente felice di rivedere la sua vecchia amica, e conviene che “non porta armi”. Nessun tono velenoso, solo una grande pazienza nel cercare di fermare il colonnello Mace e il suo orgoglio di vecchio soldato, a tratti non dissimile da quello degli stessi Sontaran nel discorso prima dell’attacco! Mi è sembrato che l’autrice degli episodi abbia mantenuto volutamente un tono neutro, non così sprezzante come lo ricordavo ma nemmeno celebrativo come saranno le apparizioni della UNIT nell’era di Moffat.

Davvero, avevo rimosso moltissime cose, prima fra tutti la bravura del giovane attore che interpreta Luke Brattigan. La follia, l’insicurezza, la solitudine sono rese in modo impietoso e perciò eccellente. Anche la trama principale con i Sontaran mi è sembrata più avvincente a questa visione successiva, proprio come con l’altro two-parter firmato da Helen Raynor nella terza stagione.

Concludo con questa perla che purtroppo può apprezzare solo chi ha visto lo speciale “The Two Doctors”, la precedente apparizione dei Sontaran, datata 1985: “Non ce l’ho un telecomando [per il TARDIS], anche se dovrei”. Si riferisce al dispositivo Stattenheim di controllo remoto, che il Secondo Dottore usa per richiamare il proprio TARDIS nel finale e che il Sesto vorrebbe per sé. Ma visto che molte avventure del nostro nascono proprio dall’impossibilità di raggiungere la sua nave, sarebbe ben poco interessante per la serie se il Dottore ne avesse uno!

– Saki

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