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WORLD ENOUGH AND TIME, recensione di Six

Come sta diventando tradizione, abbiamo una 11 davvero spettacolare. Dark Water esaltava con il ritorno del Maestro, Heaven Sent ha, un pugno dopo l’altro, marchiato la propria esistenza all’interno della storia dell’intrattenimento da salotto (ma se lo dessero al cinema correre subito a riguardarlo), e ora siamo alla decima stagione, all’inizio della fine.

Sinossi: Il Dottore vuole mettere alla prova Missy, facendole risolvere una richiesta di soccorso al suo posto; in breve la situazione degenera e Bill viene rapita da figure incappucciate. Divisi in zone a diversa velocità temporale, occorrono anni prima che il Dottore arrivi ad aiutare la ragazza, che, nel mentre, è stata convertita nel primo esperimento riuscito di Cyberman Mondasiano, guidato, come scopre Missy in separata sede, dal Maestro/Saxon.

Uh, quante cose da dire! Sì, lo scheletro della storia è sempre quello di un’altra puntata, “The Girl Who Waited”, ma qui è davvero ben gradito: prima di tutto c’è un’infarinatura di hard Sci-Fi, per quanto non proprio attendibile (non lo pretendo, eh).

In secondo luogo, le divergenze temporali sono trattate in modo molto significativo. Companion e Dottore che si muovono a diverse velocità, dove un anno per lei sono meno di nove secondi per lui (conto fatto su 2=365’000 giorni, come riportato sul comodo display, sospettosamente progettato per un’evenienza simile che tutti dicono essere incidentale) è molto significativo, perché lei, in quanto umana, cambia, si sviluppa, vive, si consuma e arde in fretta, mentre il Dottore vive i propri millenni secoli alla volta, cambiando poco o niente, se non fosse per le rigenerazioni. Possiamo anche ritrovare un paragone con noi spettatori, noi fan cimentati a saltellare mentre il Dottore alza un sopracciglio alla settimana e le nostre vere, frenetiche vite da formichine attorno.

Ma le cose migliorano per Bill, anzi, migliorano Bill, convertendola in un Cyberman. Presto farò la timeline dei Cybermen, quindi mi soffermò sulle implicazioni non di continuity: i Cybermen sono dei non-morti, che emergono dalle proprie tombe per condannare al proprio stesso destino altri umani. Molto spesso, purtroppo, sono stati relegati a ruoli di cattivi generici, come nelle ere di quarto, settimo e decimo dottore. Qui, invece, troviamo un risvolto davvero terrificante, coronando la fine dell’era di Moffat con un’altra cyber storia riuscita, dopo il gradevole “Closing Time”, l’epico “Nightmare in Silver” e il fiasco del finale di ottava stagione, pur contenente scene memorabili, tra cui lo speech di Danny [ATTENTION! THIS IS NOT A GOOD DAY!]

Proprio tra le corsie dell’ospedale troviamo il riferimento mancante all’era del Nono Dottore, a tutto The Empty Child, che va a chiudere il cerchio tra prima e ultima storia di Stewie. I Dottori che mancano all’appello sono Capaldi e, eventualmente, John Hurt, ma considero già la teoria “1 Dottore a puntata” dotata di valide fondamenta. Ripeto l’ordine: 5, 7, 6, 1, 4, 8, 3, 10, 2, 11 e 9, non sto a riassumere i motivi.

So di essere stato molto duro con questa stagione, ma il motivo è che quello che ha reso davvero degno di nota Moffat, per me, è la sua capacità di strutturare una trama orizzontale. In tanti modi, ma soprattutto con la cecità del Dottore, sarebbe stato possibile qui, ma, invece, sono state tutte abortite, lasciando il finale di stagione cavarsela da solo; questo non significa, però, che non abbia apprezzato davvero tanto la puntata, la migliore della stagione fino a ora, che raggiunge otto cammelli dorati e un dromedario alla moviola.

Ah, già, ci sono due Maestri. È la prima volta nella storia della serie e succede poco persino nelle opere collaterali, figuratevi. Non voglio sminuire la cosa in alcun modo, ma è un’ottima idea.

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