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THIN ICE, recensione di Six

Ora, so che il mio compito è meramente recensire l’episodio, quindi metto le mani avanti e la faccio sintetica: è un mediocre episodio, con una trama allungata quasi quanto il mostro dentro al Tamigi, che non si cura troppo dei dettagli (per spiegare l’amnesia collettiva del cyberking in “the Next Doctor” abbiamo tirato in mezzo la crepa dell’universo, un mostro anche più grosso viene pigramente dimenticato per la presunta mancanza di curiosità umana… e lo showrunner è lo stesso, vero, Stewie?!), ma contribuisce, insieme a una folta rosa di altre puntate, a rimarcare i fondamenti del carattere di questa incarnazione del Dottore, nonché a definire il rapporto con l’attuale companion.  Voto: cinque cammelli dorati e un dromedario che indossa un’anguilla come cravatta (opinabilmente inclusa nel voto). Ora lasciatemi disgredire (sì, è un verbo).

Essere uno whovian non è sempre facile. Diventa difficile quando sei circondato da non whovian e vuoi fare una citazione, ma sai che nessuno la coglierebbe. E la fai lo stesso e nessuno la coglie. Ma essere un fan del Sesto Dottore? Ancora più difficile.

Quella che abbiamo visto è decisamente una puntata omaggio all’era di Colin Baker, con protagonista un uomo che “è il Dottore, che ti piaccia oppure no”, che non ha il tempo di contare le vittime, nemmeno le proprie, e men che meno per l’indignazione. E qui scaturirebbe un contradditorio, dato che il Sesto era solito ostentare la sproporzione tra il proprio tempo e quello umano, così come indignarsi profondamente, ma sono comunque convinto di quello che dico: più volte, nella puntata, veniamo richiamati alla dualità intrinseca alla figura del Dottore, nell’ossimoro tra epico e patetico, nella dicotomia tra compassionevole e spietato, nell’altro sinonimo che non mi viene tra essere senza tempo e senza tempo libero. E quale arco narrativo enfatizza meglio la questione, se non “A Trial of a Time Lord”, dove il Dottore combatte, letteralmente, contro al proprio lato oscuro? Se poi avete bisogno di altre prove:

“[…] Dovresti lasciare che me ne occupi io […] questa è una situazione che richiede tatto e finezza. Fortunatamente, sono nato con entrambi!” – Terror of the Vervoids

“[…] Ho bisogno che lasci il discorso a me […] Le otterremo (informazioni) con tatto e diplomazia. Fascino, se necessario!” – Thin Ice

Aggiungete che le conseguenze immediate di questi due dialoghi siano colluttazioni e avrete capito l’antifona. Potrei dilungarmi sulle similitudini che si possono trovare, come il fatto che il villain sia un “cospiratore folle di potere” e che le persone vengano mangiate, come sia in “The Two Doctors” che in “Revelations of the Daleks”, ma mi rendo conto che la questione risulti forzata.

La 10X01 risaltava l’indecisione del Dottore e la sua tendenza alla compassione unita all’uso del cacciavite del quinto, “Smile” ne enfatizza il pragmatismo, la passione per le cose che esplodono e ricalca la trama di “The Happiness Patrol” del Settimo e ora questo. Mi sorge spontaneo avanzare l’ipotesi che queste non siano coincidenze, specie dato che di rado viaggiano a gruppi di tre. Mentre pensavo a questo, di ritorno dalla visione della puntata – collettiva, tra l’altro, cosa che la rende sempre migliore – mi ha fulminato l’idea che, in dodici puntate, ci sarebbe stato modo di dedicare ogni puntata a un dottore in particolare, lasciando, ovviamente, il gran finale a Capaldi stesso e, se davvero rigenerasse, lascerebbe il palco in gran stile al tredicesimo. Se così fosse, sarebbe brillante: posto che il format resti invariato, sarebbe l’ultima occasione per fare una cosa del genere, un primo storico della serie (e, vista la specificità dell’atto, un primo storico assoluto), un modo elegante da parte di Moffat di rendere omaggio alla serie con un virtuosismo inaspettato.

È quindi una puntata che non sarà la migliore della serie, ma quello che perde al proprio interno, lo potrebbe guadagnare esplorando un altro asse narrativo e trovando un nuovo modo per omaggiare il passato della serie (cosa di cui sta però abusando).

E, proprio in chiusura, davanti a un Nardole che continua a scavalcare la sottile linea che divide i personaggi indimenticabili da quelli che non riesci a dimenticare, c’è Joss Whedon che bussa alla porta – ok, forse è un po’ ermetica: considero Joss Whedon il padre dello sviluppo orizzontale delle serie TV per il proprio lavoro in Buffy, anche perché è stato di diretta ispirazione per l’era di RTD – ricordando che una stagione vuole anche un proprio intreccio indipendente. Per l’esattezza, chiunque sia, bussa un certo numero di volte che a un certo punto sono anche quattro, suggerendo ai fan che la visione di Simm nel teaser di stagione non è stata un trip acido collettivo e portando i cinici come me a dire “eh, ma o è un troll che alla fine non è Simm oppure è un troll che, dato che non ci aspettavamo che fosse Simm, alla fine è proprio Simm”. Fortunatamente in Italia siamo abituati a decenni di inflazione.

E, dopo l’occasionale satira politico-economica, non ci resta che vedere il “next”. Casa infestata. Dato l’ambiente horror, se la mia teoria fosse giusta, sarebbe una buona occasione per rispolverare l’era del Secondo Dottore! Oppure, di tirare in ballo “The Evil Dead”!

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