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THE DOCTOR FALLS, recensione di Saki

Nella recensione di “World Enough and Time”, una settimana fa, scrivevo: “i miei dubbi su Missy in questa stagione sono stati dissipati”. Ora posso affermare che sono felice di aver creduto nell’arco narrativo incentrato della sua redenzione. Ho aperto il mio cuore e mi sono lasciata sorprendere, e devo dire che mi ha procurato dolore… ma sono contenta di averlo fatto.
Essere una Whovian per me significa analizzare, trovare buchi di trama e omaggi inaspettati, collegamenti vecchi di 50 anni e trope imbarazzanti, ma anche e soprattutto provare emozioni nonostante gli spoiler, cacciare uno strillo nonostante i video delle riprese, esultare nella scena d’apertura e restare con il magone a fine puntata.

Ciò che River ha scritto sul suo diario a proposito della natura del Dottore, “without hope, without witness, without reward”, assume un significato molto più ampio alla luce di questo season finale. Speranza non è necessariamente ottimismo per il proprio futuro, i testimoni non sono per forza coloro che assistono fisicamente alle tue buone azioni, e la ricompensa più grande può essere semplicemente la consapevolezza sulla propria essenza e su quella dell’Universo, offuscate da secoli di rabbia e condizionamenti.
Il mio dolore è tutto per Missy, ma la mia compassione va al suo predecessore e assassino, che ha sempre ascoltato i tamburi ma mai la musica, che arriva ad uccidere letteralmente la possibilità di un cambiamento. Quante volte ci succede? Quante volte mettiamo a tacere il nostro bambino interiore che vorrebbe uscire a giocare, a fare amicizia, fidarsi degli altri e guardare il mondo con occhi incantati?

Un altro punto su cui mi sono fermata a riflettere, spingendo via con forza il cinismo della mia età, è questo: il Dottore crede davvero in ciò che ha detto a Nardole – che ci vuole coraggio per svolgere la sua missione sulla seconda fattoria solare?
Ricordo il dialogo fra il Decimo e Wilfred in The End of Time, in cui il Dottore dice che vede gli esseri umani come dei giganti e mi era sembrato sincero ma anche se un po’ paternalistico: sa apprezzare la forza con cui si aggrappano alle loro brevi vite, ma conosce il proprio potenziale e non vi rinuncia (Human Nature). Però Nardole non è umano; non è un Signore del Tempo, ma gli si può attribuire una certa longevità. Come mi ha suggerito qualcuno, il Dottore ha già svolto la stessa missione a Trenzalore… sa cosa significa proteggere una comunità, affezionarsi ai suoi abitanti e soffrire vedendoli invecchiare e morire, generazione dopo generazione. Quindi sì, ci vuole coraggio, davanti al quale una battaglia suicida armato solo di un cacciavite sonico sembra impallidire per un attimo: è quel momento magico in cui noi, spettatori, ci identifichiamo pienamente nel companion. Ho appena detto che Nardole non è terrestre, ma svolge un compito più simile a ciò che noi possiamo fare per il nostro prossimo, nella vita reale.

Trovo che il finale di Bill e Heather sia perfetto, o almeno lo sarebbe se non avessi in mente Hell Bent e il TARDIS-diner di Clara e Ashildr. È la stessa sensazione “timey-wimey” che ho provato guardando Time Heist, quando si scopre la compagna del Veggente prigioniera della terribile signora Karabraxos: “Che bella puntata, due creature innamorate che si ritrovano! Quindi Hide, quell’episodio insipido nella scorsa stagione, era la versione di prova?”
Déjà-vu a parte, tra le mille ragioni ovvie e meno ovvie per cui il Dodicesimo “non vuole andarsene” ne ho trovata una piccola, semplice, preziosa come solo le parole di un’amica possono essere: “Non voglio vivere, se non posso più essere me stessa”. E solo un se stesso più giovane potrà fargli cambiare idea – il Dottore originale, come vediamo nell’ultima scena che apre la strada allo speciale di Natale.

The Doctor Falls è un finale di stagione quasi senza precedenti, con interpreti straordinari e una sceneggiatura che mescola drammaticità, malizia, humour e tenerezza e chiude degnamente la lunga avventura iniziata con The Pilot, con quella lacrima piena d’amore, fonte di vita e in se stessa ricompensa e speranza anche per noi – testimoni di questa storia.

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