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KNOCK KNOCK, recensione di Brig

Ridendo e scherzando siamo arrivati al quarto episodio, che in pratica vuol dire un terzo di stagione. Normalmente ci si potrebbe azzardare ad iniziare a parlare della stagione in sé, ma quanto è possibile con Doctor Who? Per sua stessa natura gli episodi sono per lo più avventure slegate, accomunate a volte da una parola o da un dettaglio (era di Davies), o anche che vanno a formare un puzzle più grande, ma prese singolarmente è difficile vederne lo schema dietro (era Moffat). E quindi? Possiamo azzardarci a dire che il tema della stagione siano le promesse fatte alle persone a noi importanti? E come queste portino a conseguenze pericolose? Di sicuro è il tema di questa puntata.

Ma dei punti di forza della puntata ve ne può parlare meglio di me chiunque, vediamone i difetti. Un’altra volta, cominciano ad essere troppe, gli alieni visti vengono lasciati in secondo piano per sviluppare la parte emotiva dei personaggi. Non è un male, di solito, ma ogni tanto mi piacerebbe sapere di più sugli alieni visti, in una serie di fantascienza. Se il dibattito sulla classificazione di Doctor Who come fantascienza è ancora aperto, concedetemi però che un suo lato fantascientifico sia innegabile. Ho curato l’anno scorso la rubrica #wednesdayaliens (se qualcuno ha riconosciuto la firma), ho parlato delle razze aliene incontrate nelle varie stagioni. Ovviamente alcune erano ben misteriose, ma ce n’era sempre qualcuna su cui scrivere una rubrica. In questa decima stagione non ancora. Degli alieni di questa puntata sappiamo che il Dottore li chiama Driadi, ma non il loro vero nome. Per inciso, il nome Driadi secondo me è geniale, dice molto e crea un background mitologico non da poco. Ma è una buona idea di sceneggiatura (forse addirittura ottima), non buona scrittura. In ogni caso, sappiamo che si muovono molecolarmente nel legno (ma anche nella carne? nei muri? Non è chiaro per niente), sono sensibili ai suoni (quali? come?), tengono in vita le persone, ma le mangiano anche, le inglobano, ma le ricostruiscono pure (?).

Certo che quando hai un David Suchet in ottima forma come guest star tutto il resto passa in secondo piano. Davvero, la puntata è costruita tutta sulla sua prova attoriale. Passa dall’inquietante, al mefistofelico, al patetico (in senso letterale) e noi crediamo a tutto, anche quando la trama non ci aiuta. Ma ci piace Doctor Who (e tutti i lavori BBC), anche per questo.

Vorrei aggiungere velocemente due parole sui ragazzi. I cinque coinquilini di Bill (quattro, direi, Pavel non si vede poi molto) sono divertenti, ben affiatati e danno un contesto giovanile al Dottore con cui interagire che non abbiamo visto spesso. Certo migliore dei bambini che accudiva Clara in “Nightmare in Silver” o i suoi allievi nell’ottava stagione. La cosa crea alcuni siparietti piuttosto divertenti.

Un’ultima parola sul fantomatico Vault. Senza averci detto davvero niente di utile, gli autori ci lasciano la sensazione che la trama orizzontale si stia muovendo velocemente. Più di quanto fosse lecito aspettarsi. Penso e spero che non la tirino molto per le lunghe e aprano quella porta presto. Vorrei una trama orizzontale che si sviluppi durante tutta la stagione, riprendendo i fasti della sesta stagione, invece di un solo elemento ricorrente che porta all’ultimo episodio (parlo dell’orribile ottava stagione, ma si può dire anche della nona).

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